Capitolo XVII

1.1K 48 61
                                        


Lettura consigliata con l'ascolto di  "Spaces" degli OneDirection

Ore 23.08, Stanza delle Necessità

-Giochiamo-

Fu quella la parola che diede inizio a tutto, diede inizio alle risate, alla grida, ai pianti, ricordi indelebili e baci mancati.
Nessuno sentiva di essere cambiato, eppure lo erano tutti.

Era come se il "giochiamo" fosse un implicito "via" che liberava tutti, li liberava dal peso di dover fingere e dall'odio che tutti professavano di sentire nei confronti degli altri.
Quel gioco era infantile e, quasi sicuramente, si sarebbero fatti trovare da una McGranitt infuriata, ma ognuno di quei ragazzi era emozionato solo all'idea di poter correre liberamente per i corridoi, tenendosi per mano.

Da allora, si iniziò a giocare sul serio.

-Bene, allora al mio tre- decretò Fred, con un sorriso malandrino e il solito brivido causato dall'adrenalina.

-Uno...due- iniziò a contare, ma si dovette fermare lì poiché Albus iniziò a correre verso l'uscita, senza aspettare i suoi amici.

Si girò verso di loro solo per mostrare la sua soddisfazione, assieme al dito medio che mostrava principalmente a suo fratello.

-Piccolo bastardo-
-ALBUS FAI SCHIFO!-
-Beh...sayonara-
Le voci di James, Rose e Roxanne si accavallarono, mentre quest'ultima sfrecciava dall'altra parte della Stanza. I tacchi, che Dominique le aveva imposto di indossare, vennero lanciati a qualche metro di distanza, riuscendo a colpire perfino un ragazzino.

I ragazzi si alzarono tutti quanti, chi per correre, chi per lamentarsi e chi, nel caso di Lily, per cadere sul pavimento.
Albus e Roxanne erano già riusciti a lasciarsi alla spalle la festa, inseguiti dagli altri.

-Ma non sono queste le regole del gioco- piagnucolò Rose affannosamente, nel tentativo di rimanere alla calcagna dei cugini.

La corsa non era esattamente il suo forte, nonostante James imponesse almeno tre giri di campo durante gli allenamenti di Quidditch; alla fine si faceva prendere in braccio da Fred ed organizzavano una sorte di rito tribale, ignorando le urla e i rimproveri del capitano.

-Smettila di fare tante storie, Weasley. Hai intenzione di correre più piano di così? Secondo me ti supera perfino Lumacorno- ironizzò Scorpius, il quale camminava a passo svelto.

-Sono già stanca- continuò a lamentarsi la Grifondoro, avvertendo già il dolore al fianco per il troppo sforzo.

-Muoviti, mi aspetto di vedere te sulla Torre- commentò, prima di superarla con un'occhiolino.

Rose non seppe se fu per il commento di Scorpius o per altro, ma corse più velocemente, riuscendo finalmente ad uscire dalla Stanza delle Necessità. Immediatamente una folata di aria fresca le colpì il volto, facendola rabbrividire. Era ormai fine novembre e le temperature londinesi non giovavano certamente.

Il contrasto con il calore, quasi asfissiante, presente alla festa faceva a pugni con l'aria novembrina di quella sera, ma nessuno dei ragazzi sembrò farci troppo caso.
Si erano tutti riversati nel corridoio deserto e correvano scompostamente verso la meta.

-Ragazzi...ragazzi...ragazzi...SONO ARRIVATA! GOAL!- esclamò Lily, la quale non si preoccupava minimamente di abbassare il tono di voce.

Non aveva mai bevuto così tanto, Hugo e Louis non avevano neanche provato a fermarla, conoscendo perfettamente ciò che l'aspettava. Era come se avesse bevuto per dimenticare qualcosa non ancora accaduta, ma che avrebbe portato a conseguenza disastrose.

Her favourite drugLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora