Louis' pov.
Dopo essere atterrato a casa, dopo quasi due ore di viaggio, mi sentii leggermente più sollevato rispetto a prima. Il fatto di essere a pochi chilometri da lui, adesso, mi rassicurava.
Avevo avvisato mia madre dell'incidente e le avevo anche chiesto di prendere me, Niall e mia figlia all'aeroporto.
Notai come Angel fosse attratta da Niall, non lo lasciava un secondo. Quando lo guardava i suoi piccoli occhi azzurri si illuminavano e le sue labbra si schiudevano sempre in un sorriso dolcissimo, lasciando piegare le sue fossette sulle sue guance rosa. Lo teneva sempre per mano, e bastava soltanto uno sguardo del biondo per farla ridere.
Probabilmente in lui vedeva il fratello maggiore che non aveva, colui con cui poteva giocare, scherzare e sicuramente si sentiva protetta da lui. Era come se fosse il suo principe azzurro, ed erano così teneri insieme.
Guardai Niall mentre teneva accanto a se la piccola, sembrava spaesato e sereno allo stesso tempo, i suoi occhi brillavano ogni volta che il suo sguardo si posava sulle cose che lui non aveva mai visto. Era tutto nuovo per lui ed era facilmente percepibile il suo stupore.
Era come un bambino davanti ad un negozio di caramelle o di giocattoli.
Alla fine, anche se aveva diciannove anni, Niall era comunque un bambino, un bimbo che doveva imparare un po tutto, irrazionale e spensierato.
«Papi c'è la nonna!» urlò Angel staccandosi da Niall correndo in braccio a mia madre che era ferma davanti il parcheggio dell'aeroporto.
Ci avvicinammo a lei aspettando che Angel smettesse di stritolarla.
Gli occhi di mia madre incrociarono i miei «Lou... Tesoro» disse venendomi in contro.
La strinsi forte cercando di restare forte, cercando di non piangere di nuovo sulla spalla di qualcuno.
«Come stai?» chiese lei.
Mi divincolai dalle sue braccia e dissi «Non lo so... Voglio solo andare da lui» respirai a malapena quando pronunciai quelle parole.
Mia madre continuava a guardarmi, neppure lei, forse, sapeva come avrebbe dovuto usare le parole per consolarmi. Non c'era molto da dire.
Neppure io sarei stato in grado di consolare qualcuno nella mia stessa situazione. Le parole non sempre servono anzi, a volte sarebbe meglio restare in silenzio, evitare completante un normale dialogo.
Voltai la testa verso il biondo alle mie spalle che mantenne un'espressione seria davanti a mia madre.
«Lui è Niall, era un amico di Harry, quando eravamo in Italia..» lo presentai a mia madre.
Il ragazzo porse la mano a mia madre mostrando il suo sorriso migliore e poi disse «Piacere di conoscerla signora Tomlinson»
Lei sorrise stringendogli la mano «Chiamami pure Jay tesoro»
Subito dopo entrammo in macchina per raggiungere la mia clinica.
Adesso ero io ad essere arrabbiato con me stesso. Non avrei mai dovuto lasciarlo solo soltanto per il mio egoismo. Soltanto per le mie paure... Se lui avesse avuto un problema l'avremmo dovuto combattere insieme, uniti.
Divisi, mai più.
Calum's pov
Non ci potevo credere, non ci volevo credere. La sua vita era probabilmente sospesa da un filo sottile oscillante tra la vita e la morte. Da una parte ci trovavamo noi, con problemi e pesi opprimenti; dall'altra, seppur sconosciuta parte, esisteva forse la tranquillità.
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Fourteen days
FanfictionQuattordici giorni per guarire. Quattordici giorni per rischiare. Quattordici giorni per provare ad abbracciare un sentimento: l'amore. (CONTIENE SEQUEL)
