Calum's pov
Una brezza gelida mi colpì il volto e mi svegliai. Ero steso là, tra le foglie appassite che si rincorrevano in un gioco senza fine dettato dal vento. Alzai leggermente il capo e abbassai lo sguardo gettandolo sul mio corpo e con aggravio potei notare delle macchie scure sparse sulla maglietta. Quella più ampia era presso l'anca, mentre il resto si trattava di goccioline che contornavano una sicura ferita. Non ebbi il coraggio di guardare oltre, solo il movimento mi causò un dolore lancinante all'addome. Riportati di colpo la testa sul terreno ed in quel momento percepii un contatto più liscio con i polpastrelli della mano destra. Avvicinai la mano: era un foglietto appallottolato e macchiato da altro sangue. Lo aprii. Ciò mi causo altro dolore e ansia, stavolta nel petto. Sembrava lacerato da tante piccole lame sottili, seppur invisibile alla vista, era peggio di qualsiasi altra cosa.
"Morirete."
Nessuna firma, nient'altro. Certo, non ci sarebbe voluto un genio per individuare il mittente. E onestamente, neanche quella specie di messaggio fu uno dei meno aspettati. Sapevo che desiderava volermi morto, ma solo per il gusto di volerlo. C'era qualcosa di immancabilmente sbagliato nel suo essere, niente a che vedere con i complici di cui si circondava. Loro erano semplicemente... stupidi. Attirati dal potere, ma sempre alla mercé del loro capo. Una volta entrato non ne potevi più uscire, e questo lo imparai a spese personali. E quindi rilasciai quel foglietto vagare assieme alle foglie.
Continuavo a respirare profondamente, cercando di placare l'ansia. Quasi mi dimenticai di non essere realmente solo. Tanto era vero quanto Harry, che era disteso non troppo lontano da me, aveva ancora gli occhi chiusi. I ricci impiastricciati di sangue erano incollati al suo viso mentre un taglio che andava dallo zigomo destro e sfiorava quasi l'occhio gli deturpava il viso.
Solo in quel momento venni riscosso dall'urgenza di andarmene da quel posto freddo e sicuramente poco accogliente. In fondo, Steve sarebbe potuto tornare da un momento all'altro e, non avendo davvero intenzione di avere un altro 'scontro' decisi di avvicinarmi ad Harry per svegliarlo. Fu davvero traumatico alzarmi da quel letto di terriccio. Continuavo a sentire l'addome pulsare e quasi zoppicavo. Mi avvicinai del tutto ad Harry e osservai con sollievo che l'unica ferita che aveva riportato era quel taglio non molto profondo al viso.
Lo scossi dalle spalle cercando di svegliarlo. Lui aprì gli occhi di scatto e se non avessi preceduto le sue azioni un secondo prima tappandogli la bocca con la mano, avrebbe urlato. Non avevamo bisogno di questo, ovvio. Mi tolse sgarbatamente la mano dalla sua faccia e rispose misurando il tono di voce: «Che cazzo è successo?»
Mi guardava torvo, senza capire esattamente dove ci trovassimo.
«Dobbiamo andare via di qua. Non è sicuro» risposi e basta rialzandomi da terra con uno scatto.
Lui rimase seduto, non capiva il motivo. Aveva uno sguardo spaesato e probabilmente si stava tartassando di domande. Si passò una mano sulla guancia e con sorpresa osservo la mano macchiata. A tali risposi io sbrigativamente e lo aiutai ad alzarsi. Il suo sguardo aggrottato si trasformò in terrore, consapevolezza e rabbia - verso di me.
«Calum, e adesso?» sputò impettito.
«Senti, non lo so. Non possiamo rimanere qua.»
«Okay, okay... Andiamo a casa mia. Mi sembra l'unico posto.»
Annuii con un cenno ed iniziammo ad avviarci verso casa sua. Però continuava a farmi domande, come se non fossi svenuto nello stesso momento in cui era caduto anche lui.
«Perchè non ci hanno ucciso?»
«Non lo so.»
«E.. e allora perché lasciare quel biglietto?»
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Fourteen days
FanfictionQuattordici giorni per guarire. Quattordici giorni per rischiare. Quattordici giorni per provare ad abbracciare un sentimento: l'amore. (CONTIENE SEQUEL)
