Problems (14days sequel)

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Harry's pov (flashback)

Mi svegliai così, ritrovandomi su un divano di stoffa lacera e la felpa macchiata di sangue, probabilmente il mio. Non capivo dove mi trovavo. Ricordai solo il pungo che mi era stato assestato allo stomaco e poi il buio.

Cercai di mettere a fuoco il luogo circostante. Non ricordai di esserci mai entrato: una vecchia TV posizionata su un tavolino di legno, alcuni quadri, il divano e una sedia costituivano l'ambiente. Poi una finestra nascosta da tende altrettanto vecchie emanava una fioca luce. Avvicinandomi ad essa potei notare come ormai stesse sorgendo il sole.

Quindi da quell'incontro inaspettato era già passata tutta la notte ed ora mi trovavo qua. Per un momento l'idea di essere stato fatto "prigioniero" dai quei ragazzi mi fece rabbrividire. Poi ci pensai meglio e non era possibile, gente del genere mi avrebbe lasciato marcire sul prato.

I miei dubbi furono eliminati non appena sentii la voce di mia sorella.

«Angel» chiamai, ancora affacciato alla finestra.

Mi avvicinai alla porta e la aprii leggermente, tanto mi bastò per vedere cosa ci fosse al di là. Una stanza simile a quella in cui mi ero risvegliato. Di finestre ce n'erano due che affacciavano ad una fitta boscaglia; priva di divano, in quanto era sostituito da un piccola poltroncina; la tappezzeria con una grossa macchia scura e le pareti con macchie d'umidità ovunque.

Ma a chi era dentro non importò di questi particolari e fu per quello che non entrai.

Calum ed Angel erano seduti in un angolino della stanza. Erano maledettamente vicini, si guardavano, si sfioravano. Non li avevo mai visti sotto questa luce.

Ero convinto che il legame tra noi tre fosse uguale, alla pari e giusto. Invece, mi dovetti ricredere.

C'era sempre qualcosa che mi sfuggiva. Qualcosa che non ero riuscito mai a capire appieno. Perché le persone si innamorano?

Era possibile preferire una persona a tutto il resto del mondo? Forse no, ma per come si guardavano loro mi sentii escluso, ed in quel momento non esistevo neanche.

Così mi appuntai mentalmente: se un giorno dovessi amare qualcuno, farò sì che il mio sguardo sia alla pari del loro e se mai dovessi baciare qualcuno lo farò come lo stanno facendo loro.

Nonostante fossi solo uno spettatore esterno, riuscii a percepire cosa provavano. Di come le guance rosse di Angel esprimessero imbarazzo, mentre cercava di pulire il taglio sulla guancia destra di Calum con un pezzo di cotone.

La leggera invidia impallidiva soltanto al loro sguardo. Era impossibile provarne solo un po'. Anzi, ribadii a me stesso che, se mai qualcuno affermerà di amarmi, ripenserò a come si amavano loro, e solo allora saprò riconoscere la veridicità del sentimento.

/ / / / / /

Si fece l'ora di pranzo e tutti e tre ce ne andammo da quell'angusta abitazione. Scoprii che si trattava della vecchia casa di Calum, ormai non più abitata a causa di un incendio che la distrusse parzialmente.

«Angel lo so che forse non è il momento, ma... Come vi conoscete tu e Luke?» chiese Calum un po' titubante. In effetti, lo volevo sapere anche io.

Lei inizialmente balbettò, poi Calum le mise un braccio attorno alle spalle e le sussurò qualcosa che non riuscii a capire.

«Angel, non ti ha...?»

Poi parlò: «Non è successo nulla! Sul serio, solo... solo che non mi va di parlarne per favore.»

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