Calum's pov
Era una bella giornata, tutto sommato.
Certo, bisognava escludere tutto lo schifo di resto che c'era attorno alla mia vita.
Ogni passo avanti equivaleva a problemi. E pochi passi all'indietro erano uguali al doppio, al triplo dei problemi. L'unico stupido in grado di rovinarsi con le proprie mani.
Pensarci non aiutava neanche più di tanto. Che senso aveva rimuginarci sopra così, se ormai quel che era fatto era fatto? Quello a cui dovevo pensare era bensì come uscirmene. Senza esclusione di angoscia, paure, ferite di ogni genere.
Ma in fin dei conti, perché reputare una giornata cosi soleggiata "brutta"?
Di sicuro per altra gente la vita era più tranquilla.
Eppure ci ragionavo sopra e non capivo. Non capivo in che modo lui fosse tornato, scappato e come ora stesse bene - o almeno per come appariva. In un certo senso mi dava speranza.
Se lui sì, perché non io?
Inizialmente, forse per orgoglio, mi sono rifiutato categoricamente. Tuttavia era diventato troppo evidente che fosse rimasta l'unica speranza.
Ed io ci speravo.
Spesso mi capitava di scorgerlo tra una via e l'altra di Londra. La prima parola che poteva venire in mente a chiunque lo osservasse per meno di 2 secondi era serenità. Non serenità mancata come la mia.
Di tanto in tanto lo avevo sorpreso a passeggiare con una piccola bambina bionda. Somigliava così tanto a lei. Probabilmente si trattava di qualche sua parente a me sconosciuta. Figlia di qualche zio, parente lontano, forse. Era passato tanto tempo e ricollegare il tutto era complicato.
Anche quel giorno li vidi entrambi. Io in sella alla moto. I ricci del ragazzo si muovevano secondo il ritmo dei suoi passi lenti. Le loro mani si stringevano ed ogni tanto si scambiavano sorrisetti complici. E anche questo mi ricordò lei.
Agii, accesi il motore: in qualche modo avrei dovuto cominciare.
Seguii con lo sguardo il loro percorso aspettando che si distanziassero abbastanza da non essere visto. Dopo circa un quarto d'ora partii ripercorrendo i passi.
Arrivai dritto ad una scuola elementare. Le mura imponenti davano le spalle al sole, così creando un alone ampio di ombra. Sotto quella parte non soleggiata e piena di alberi frondosi si trovava una miriade di bambini giocare tra loro felici e sorridenti. Quasi provai un moto di gelosia.
Scossi la testa per ritornare a concentrarmi sul vero scopo, che non era quello di rimpiangere la mia infanzia. Intravidi tra la folla una massa di capelli biondi mentre salutava Harry. Cosi quest'ultimo si allontanò da sparire dalla visuale del cortile esterno. E mi avvicinai scendendo dalla moto.
Arrivai dalla bambina notando come un paio di altre sue coetanee la stessero importunando, lanciandosi il piccolo zainetto tra loro.
«Smettetela! Smettetela!» urlava la piccola chioma in procinto di piangere.
Mi schiarii la voce attirando l'attenzione. Il "gioco" si fermò.
«Che succede qui?» dissi indirizzando alle bambine poco più grandi degli sguardi gelidi.
Loro lasciarono cadere lo zaino per terra e se ne scapparono alquanto spaventate. Così raccolsi da terra la borsa restituendola alla bambina bionda.
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Fourteen days
FanficQuattordici giorni per guarire. Quattordici giorni per rischiare. Quattordici giorni per provare ad abbracciare un sentimento: l'amore. (CONTIENE SEQUEL)
