Calum's pov
Calciavo sassolini sull'asfalto mentre camminavo a testa bassa, stringendo dei fiori. Il mio sguardo vagava dal marciapiede sulla destra, alle mie gambe, al marciapiede sulla sinistra.
I due crisantemi bianchi erano stretti tra le mie mani, le nocche erano bianche. Li tenevo, quasi mi aggrappai a quel peso insulso. Cercavo appiglio ovunque, e lo sapevo e basta. Il mio tragitto sembrò non avere fine, sembrò non sapere quanta urgenza esistesse dietro la mia disperazione.
Passo dopo passo diventò tutto insopportabile; persino il silenzio non riusciva a farmi compagnia.
Mi sentivo uno spettatore di un orribile film, quale era la mia vita.
Percorsi strade vuote, svoltai ad incroci e non mi guardai dietro, mai. Fu come se le mie stesse gambe mi guidassero, sapendo dove volevo arrivare e dove in non troppo tempo arrivai.
Tanto fu vero che a spezzare la calma ci pensò il cigolio dell'enorme cancello nero. Mi ritrovai in un ambianete diverso, un forte odore di fiori invase le mie narici.
Così come avevo fatto fino ad allora m'incamminai, rigorosamente testa bassa. E alla fine arrivai. Nonostante fino ad allora avessi visto unicamente le mie Vans nere ridotte male e il terreno decorato da ciuffetti d'erba e alcune pietre. E così alzai lo sguardo, lentamente, e mi ritrovai ad osservare la sua tomba.
Il nome era inciso, assieme alle date. Nessuna dedica, solo la sua immagine riusciva a contraddistinguersi dalle altre. I vasi erano vuoti e l'acqua all'interno lasciava immaginare che da abbastanza tempo nessuno l'aveva cambiata. Così presi il primo dei due crisantemi e avvicinandomi di più lo poggiai accanto la sua foto.
Poi un dolore al petto e senza saperne il motivo mi girai di scatto alla mia destra. Rigirai il gambo del fiore rimasto tra le dita. E poi osservai la lapide accanto.
Il fiore era per lui.
L'incisione sulla lapide recitava
" Harry Styles ."
Una fitta all'addome mi fece sobbalzare dal letto.
Spalancai gli occhi dolorante e confuso.
Quello che mi circondava era un luogo del tutto sconosciuto.
Pareti bianchissime, un letto di fronte a me dove una ragazza era distesa con una flebo attaccata alla vena, alla mia destra un tavolo con un vassoio appoggiato e, solo dopo, mi resi conto di essere disteso sopra un letto con il braccio ingessato.
«D-dove sono?» chiesi sistemandomi nel letto.
«Ehi stai bene?» rispose la ragazza di fronte a me.
«Credo di no, ma cosa è successo?» mi grattai la testa.
«Non lo so sei qui da sta notte, vuoi che chiamo un infermiere?» si spostò i capelli rossi sulle spalle.
«Si, grazie»
La ragazza schiacciò un pulsante alla sua destra facendo suonare un campanello e, poco dopo, apparve un infermiere.
«Che succede?» disse entrando nella stanza.
«Salve, scusi sono Calum Hood, cosa ci faccio qui?» chiesi.
«Oh ti sei svegliato, hai avuto un incidente con un tuo amico credo, un passante vi ha soccorso»
Ora ricollegai i dolori alle tempie ed il braccio rotto. Quegli stronzi ci avevano inseguito, ed io avevo perso il controllo.
«Cosa ho esattamente?»
L'infermiere guardandomi rispose «Hai un braccio rotto e dei tagli qua e là, niente di grave»
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Fourteen days
FanfictionQuattordici giorni per guarire. Quattordici giorni per rischiare. Quattordici giorni per provare ad abbracciare un sentimento: l'amore. (CONTIENE SEQUEL)
