NOVE.

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- Che cazzo vuoi? - Fu la risposta più gentile che Wonwoo riuscì a pronunciare. Le altri frasi a cui aveva pensato erano troppo volgari persino per lui.
- Ti son caduti questi. - Mingyu gli porse alcune banconote. - Ti sono caduti mentre scappavi via. -
- Non sono scappato via. - Wonwoo si riprese i soldi e li rimise in tasca, stavolta controllando di chiudere la cerniera.
Mingyu trattenne a stento una risata e annuí, poco convinto. - Come dici tu. -

Entrambi rimasero fermi nelle loro posizioni. Uno di fronte all'altro, continuavano a fissarsi.

- Non ci sono autobus ora. Pensi di restare qui fino alle nove? -
- E a te che cazzo frega? -
- Ho finito il mio turno. - Mingyu alzò le spalle e si guardó attorno. - E sto andando a mangiare. Immagino che tu non sappia dove andare, visto come eri disperato mentre stavi seduto qui. - Wonwoo voleva davvero tirargli un pugno in faccia. Dritto sul naso.
- Col cazzo che vengo a cenare con te. -
- Ma chi vuole cenare con te. - Disse Mingyu, quasi nauseato da quelle parole. L'idea non piaceva ad entrambi e li fece rabbrividire. - Ma se ti lascio qui al freddo, Minghao mi ammazza. Almeno conosco un posto dove mangiare al caldo. - Senza aggiungere altro, Mingyu lasciò la fermata e si avviò, passando in mezzo alla strada vuota e dirigendosi verso un vicolo solitario. Se non lo avesse seguito, lo avrebbe perso, e non avrebbe potuto davvero cenare, quella sera. Sbuffando in modo spropositato, Wonwoo gli andò dietro. Lo seguì in silenzio per tutto il tragitto, mantenendo diversi metri di distanza e insultandolo mentalmente.

Dopo una decina di minuti a camminare tra vicoletti poco rassicuranti, Wonwoo vide la luce: un'insegna colorata che annunciava una piccola locanda di famiglia. Entrarono, non assieme, e videro tutti i tavoli pieni. Altre bestemmie rischiarono di uscire dalle labbra di Wonwoo.

Dovettero sedersi a tavola assieme.

I tavolini erano piccoli e rotondi, da pochi posti, e si ritrovarono più vicini del necessario. Tennero gli sgabelli lontani dal tavolo, così da non rischiare di sfiorarsi. Ordinarono velocemente e, mentre attendevano i loro piatti, si lasciarono andare al silenzio. Nessuno dei due osò guardare l'altro.

Arrivarono per prima le bottiglie di birra ed entrambi si fiondarono sulla stessa. Quando le loro dita si toccarono, allontanarono subito le mani, come se quella bottiglia scottasse. Wonwoo prese quella accanto e si versò da bere, rinfrescandosi subito con un bicchierino. Avrebbe voluto tanto reggere poco l'alcol, così da potersi ubriacare subito e non dover reggere quella cena da sobrio. Ma, purtroppo, non poteva.

Notò come anche Mingyu avesse già iniziato a bere. E, prima che potesse ragionare lucidamente, gli rivolse parola. E se ne pentì subito dopo.
- Vedi di non ubriacarti. Io non riporteró di nuovo in camera mentre mi urli addosso. - Mingyu si fermò con il bicchiere a mezz'aria, la birra che rischiò di fuoriuscire da lì. Lo guardó, rimise giù il bicchierino e lo allontanò da sé.
- Ti credi un eroe perché sei semplicemente stato gentile? -
- Ma quale eroe. - Lo  sbeffeggió Wonwoo, bevendo un altro sorso. - Sono una vittima. Tutti gli altri stronzi erano già in camera e io ero l'unico nel corridoio. Ho dovuto aiutare Soonyoung. Eri in condizioni pietose. - Mingyu schioccó la lingua e gli fece il verso. Una vera reazione da ragazzo maturo, senza alcun dubbio.

- E tu che ci facevi in giro a quell'ora? -
- Ero andato in sala relax. -
- Sicuramente a prenderti da mangiare. - Mingyu incrociò le braccia.
- E se anche fosse? - Wonwoo fece lo stesso. A degli occhi esterni, potevano sembrare due bimbetti dell'asilo che litigavano per un giocattolo appena comprato.
- Che sfigato di merda. - Wonwoo spalancó gli occhi.
- Ma chi cazzo ti credi di essere? - Arrivò la signora a servire i loro pasti. Entrambi si ammutolirono, sotto lo sguardo inquisitore della donna. Dopo essersene andata, i due tornarono a guardarsi male. Non smettevano di fissarsi. Poi smisero di sostenere quel gioco silenzioso e inutile e iniziarono a mangiare, pur rischiando di scottarsi. Avevano troppa fame e lo stress di ciò che stava accadendo nell'ultima ora era troppo pesante da sopportare.

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