chapter 35: morte cellulare

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POV MINHO:

"JISUNG ATTENTO!" vidi una macchina passare davanti a lui, prendendolo in pieno.

mi accasciai a terra, cercando di svegliarlo scuotendogli le braccia.

"Jisung! Jisung ti prego svegliati" urlai in preda a un pianto disperato.

"chiamate un'ambulanza! presto!" urlai a tutte le persone che erano stese davanti a noi a guardare, alcuni a fare video.

"porca puttana" imprecò il signore che lo aveva investito.

"ma lei non guarda dove va?!" gli urlai contro.

presi il capo di Jisung tra le mani, sporcandomi di sangue.

"Jisung!" sentii la voce di Soo-Min avvicinarsi a noi.

"ma come è potuto succedere?" si accasciò a terra.

"u-una macchina l'ha investito"

sentimmo le sirene dell'ambulanza avvicinarsi, e degli infermieri presero una barella.

lo presi in braccio e ce lo sdraiai sopra.

"siete parenti?"

"i-io sono la sorella"

"puoi chiamare i tuoi genitori?"

"i miei genitori vivono in Malaysia, Jisung vive con me"

"okay, salite entrambi su" ci disse la signora, e noi salimmo al fianco di Jisung.

"tu hai visto tutto?" mi chiese con le lacrime che non cessavano a scendere.

annuii con la testa, poi mettendomi una mano sulla fronte.

Soo-Min mi prese la mano, e con l'altra prese quella di Jisung.

***

"allora... Han Jisung, sedici anni, nato a Incheon, residente a Seoul.
i battiti sono regolari, ma non da segni di volersi svegliare.
gli abbiamo fatto degli esami e la situazione è più complicata di quello che sembra" disse il dottore guardando un block notes che aveva in mano.

"che intende?" chiesi.

"ha preso una bella botta in testa.
oltre al battito cardiaco non da altri segni di vita, e siamo arrivati a una conclusione"

"ovvero?!"

"vedete... la morte cellulare è considerata un processo repentino e irreversibile che inizia non appena il cervello rimane senza riserve di sangue e di ossigeno-"

"no no aspetti, ho diciotto anni" lo interruppi, chiedendogli di parlare in parole comprensibili.

"è un concetto complicato, cercherò di spiegarvelo con parole semplici.
quando si muore, le cellule celebrali ci mettono un po' di minuti a morire anch'esse.
Jisung è in una specie di coma, ma più profondo.
è brutto da dire così, ma è nella sottile linea tra il coma e la morte" ci spiegò.

"q-quindi è vivo ma potrebbe morire?" chiese
Soo-Min in preda al panico.

"quando si è in questo stato di coma le cellule celebrali ci mettono otto ore a morire.
mi dispiace dirlo, ma sì, se entro questo otto ore Jisung non si sveglierà, dovremmo darlo per morto"

"no non è possibile. Jisung non può morire... non può. ancora non abbiamo fatto pace, non può morire" mi feci cadere sulle ginocchia, cominciando a piangere rumorosamente.

"ragazzo stai tranquillo, ancora c'è speranza... abbi fede.
se volete vederlo potete, ma solo uno alla volta e deve passare un'ora tra una visita e l'altra:
troppa confusione potrebbe fargli male" mi scompigliò i capelli.

mi porse una mascherina e mi fece cenno di entrare.

mi voltai verso Soo-Min, "che aspetti? entra"

entrai nella stanza e lo vidi sdraiato su un lettino con la testa fasciata.

"Jisung, non hai idea di quanto mi dispiaccia" mi sedetti su una sedia a lato del lettino e gli presi la mano.

poggiai la testa sulla sua mano, "ti ho promesso che ti avrei protetto, e non ci sono riuscito.
sono imperdonabile" iniziai a singhiozzare.

"è tutta colpa mia, se ti avessi lasciato stare ora non saresti in questo ospedale collegato a macchine su macchine" gli accarezzai il viso.

"ti prego svegliati. ti prometto che se ti sveglierai non ti infastidirò più se mi dirai che non vorrai più stare con me.
cambierò scuola, anzi, cambierò città se ce ne fosse bisogno, ma ti supplico, svegliati"

"Minho..." il dottore picchiettò sul vetro della stanza, facendomi cenno di uscire.

"è meglio se ora lo lasciamo riposare" aprì la porta leggermente.

"arrivo" dissi, vedendolo richiudere la porta.

"ti amo" gli sussurrai.

prima di uscire, gli lasciai un bacio sulla fronte, poi venni fuori dalla stanza chiudendomi la porta alle spalle.

***

"Minho... andiamo a prendere un caffè, ti va?" mi chiese Soo-Min.

"non voglio lasciare Jisung"

"ma sono passate due ore, non serve a nulla rimanere seduto qui ora" mi prese per il polso e mi trascinò in caffetteria.

"mi puoi spiegare una volta per tutte perché cazzo hai detto quel nome?" disse di punto in bianco.

"non lo so nemmeno io! non l'ho fatto apposta!"

"stavi pensando a lei?"

"non in senso buono..." bevvi il caffè che avevo nella tazzina, poi continuai a parlare.

"stavo pensando a come ero felice con Jisung... e che con lei non avrei mai potuto avere... ciò che avevo con lui" dissi con tono nervoso.

"sono serio, mi manca davvero tanto. vorrei solo poter rimediare..." cominciai a piangere, mettendomi le mani tra i capelli.

"sembri tenerci davvero a mio fratello..." Soo-Min picchiettò le dita contro il tavolo.

"è così! lo amo più di qualsiasi altra cosa! ti prego almeno tu credimi"

"ti credo. si vede che lo ami"

ci alzammo dal tavolo e tornammo davanti alla stanza di Jisung, dove lui ancora dormiva in un sonno profondo.

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