capitolo 18

544 32 5
                                        

Da quel giorno passarono cinque anni.
Sakurako sfrecciò via dalla città dei cacciatori, entusiasta del regalo che gli aveva fatto Zenitsu.
Per la prima volta dopo anni, qualcuno era stato gentile con lei. Ormai non sapeva più cosa voleva dire quella parola. Gli unici gentili con lei erano Akaza (secondo come gli girava) e il nobile Douma.
Da quando è diventata un demone, la sua vita era cambiata radicalmente. Inizialmente ne era entusiasta, poteva stare al fianco del suo amato e andare insieme a lui nelle missioni che Muzan dava a loro e si divertiva tantissimo mettere alla prova la sua forza e il suo potere contro cacciatori sempre più forti. Cercava di migliorare sempre di più, mangiando tantissimi umani e allenandosi in continuo per rendere Akaza orgoglioso di lei, dimostrando di essere una compagna degna di lui, ma pian pianino l'entusiasmo le scemò.
Akaza era un compagno d' allenamento e un maestro molto severo, pretendeva sempre di più e ciò che la ragazza faceva non era mai abbastanza. A ogni scontro, il demone sembrava entusiasmarsi all'idea di lottare e, sebbene all'inizio Sakurako lo trovasse eccitante, la giovane si stancò di quegli allenamenti. Akaza non pensava ad altro, voleva diventare sempre più forte e pretendeva che Sakurako facesse lo stesso.
Ormai non ricordava più nemmeno l'ultima volta che avevano avuto un momento di tenerezza. I baci e le carezze erano un ricordo lontano.
Nelle notti cacciavano o svolgevano gli incarichi e al mattino si nascondevano dalla luce del sole e si allenavano. Quasi rimpiangeva la sua vita umana.
Ogni tanto si concedeva qualche momento di solitudine, vagando per le i vari villaggi e osservando la gente, invidiando la loro normalità. Era un paio di giorni che girava per la città dei cacciatori ed era rimasta incantata dalla Villa delle Farfalle. Sapeva che era l'abitazione di un pilastro eppure le piaceva andare a vederla al di fuori del cancello, fantasticando su come poteva essere.
La ragazza giunse alla grotta dove ultimamente lei e Akaza sostavano durante il giorno e notò che il compagno non era ancora tornato. Molto probabilmente era ancora da Muzan, era andato da lui per fare rapporto.
Sakurako si sedette su un masso, guardandosi intorno. Ovunque vi erano tracce dei loro allenamenti. Ormai da quanto tempo era che non dormiva? Il sonno la faceva riposare ma per recuperare l'energia le bastava semplicemente andare a caccia e nutrirsi il più possibile.
Ormai aveva perso il conto delle persone che aveva divorato e Akaza andava orgoglioso della sua notevole capacità di rigenerarsi nonostante fosse un demone molto giovane.
La ragazza prese il fermaglio a forma di farfalla e l'osservo'. Era molto bello, azzurro con venature viola. Se non si sbagliava, quel tipo d'ornamento era un segno caratteristico di uno dei pilastri. Chissà come avrebbe reagito Akaza se lo vedeva... magari non c'avrebbe fatto caso oppure si sarebbe infuriato. Non voleva che andasse a giro in quel posto brullicante di cacciatori e pilastri. Non la riteneva ancora pronta per affrontarne uno.
Rimise il fermaglio nella coda mentre in quel momento giunse Akaza.
La ragazza si voltò subito verso di lui, scoraggiata dall'aria furiosa del compagno.
- Che è successo? - domandò lei timidamente.
- Al solito - sputò lui irritato - deluso dal fatto che ancora non abbiamo ucciso tutti gli amazzademoni né trovato il fiore che sta cercando -
Sakurako abbassò lo sguardo, ormai ultimamente era sempre così. Ogni volta che Akaza andava a fare rapporto, si beccava le lavate di testa da parte di Muzan. Lei lo aveva incontrato una volta sola e le era bastato. Quel tipo la intimoriva.
- Sarei curioso di sapere se fa così anche con le altre lune crescenti - continuò Akaza - scommetto che con Douma e Kokushibo è più gentile, in fin dei conti sono i suoi preferiti! - poi si fermò di colpo, osservando Sakurako - e quello che cos'è? -
- Ehm... non è nulla... - balbettò tesa Sakurako mentre Akaza si avvicinò a lei - mentre facevo un giro, un ragazzo... mi ha regalato questo fermaglio pensando che stesse bene coi... coi miei capelli... -
Akaza lo prese e se lo giro' fra le dita - assomiglia all'ornamento di un pilastro... -
Sakurako abbassò lo sguardo con aria colpevole e Akaza capì al volo.
- Sei stata di nuovo in quel posto?!? - sbottò infuriato Akaza - si può sapere che ti dice il cervello??? È pericoloso! Sai bene che lì vi sono tutti i pilastri e tu, oltre a girovagare per il loro territorio, rubi l'accessorio di uno di loro?!? -
- Non l'ho rubato, me lo ha regalato un cacciatore che era ospite di quel pilastro - disse Sakurako tutto d'un fiato senza nemmeno guardarlo - non aveva nemmeno capito che fossi un demone -
- Questo perché probabilmente ha ragionato con una parte del corpo anziché col cervello e l'istinto! - replicò Akaza sempre più arrabbiato - per l'amor di Muzan, Hime! Accettare un regalo di un'amazzademone! Se si sapesse in giro saresti la zimbella di tutti! Oltre ad attirare le ire del nobile Muzan- aggiunse nervoso - già è furibondo per la sconfitta della sesta luna crescente, figuriamoci se scoprisse una storia del genere! Perché devi sempre essere così sconsiderata?!? - e gettò a terra il fermaglio, distruggendolo.
Sakurako osservò l'ornamento distrutto mentre le lacrime iniziavano a far capolino. Dopo tanto tempo, qualcuno era stato gentile con lei e le aveva fatto un dono e lui non solo l'aveva rimproverata, distruggendo il fermaglio, ma l'aveva chiamata col suo nome demoniaco quando di solito la chiamava col nome umano.
La rabbia iniziò a prendere possesso di lei, trasformandola in una furia - perché l'hai distrutto?! -
- Perché quello è il simbolo di un pilastro - replicò Akaza - sfoggiarlo equivale a simpatizzare per loro! Ti ho fatto un favore! -
- Giusto, deve per forza condurre a uno di loro! Non vuol mica dire che mi piacciono le farfalle, certo che no... -
- Non osare rispondermi in questo tono, Hime! -
- Perché, sennò che fai? - urlò Sakurako fra le lacrime - mi sono stancata di tutto questo. Non ne posso più! Sono stufa di allenarmi in continuo o di dover sempre dimostrare qualcosa! Vorrei che ogni tanto tu fossi più dolce - aggiunse piangendo - ma per te conta solo essere il più forte e lottare. Non sei più il ragazzo che ho conosciuto da umana -
Akaza, a quelle parole, si blocco'. Erano come una pugnalata.
- Se non stai più bene con me, puoi anche andartene - sussurrò Akaza freddamente - non ti obbligo a restare. E poi io sono questo, che tu lo voglia o no. Anzi  - aggiunse allontanandosi all'interno della grotta senza nemmeno guardare Sakurako - se la tua vita da demone ti fa così schifo, vattene dagli amazzademoni. Saranno felici di liberarti da questo fardello -
Sakurako rimase di sasso, non si aspettava quella risposta da lui.
- Si... forse hai ragione - sussurrò lei - è meglio che me ne vada. Questo non è il mio posto - e corse via, lasciando Akaza da solo nella grotta

Portami con teDove le storie prendono vita. Scoprilo ora