Gian
C'era qualcosa che mi affascinava. Forse, gli stretti viottoli che correvano ai lati della strada principale. Forse, le piccole case tanto basse da non riuscire a nascondere il sole. Forse, la scelta casuale dei colori tanto da somigliare ad un arcobaleno. C'era qualcosa di speciale. Quel quartiere aveva qualcosa di magico.
Vagai con la mia auto per le strade del quartiere alle prime luci dell'alba. Stranamente quella mattina non c'era nessuno.
Riuscivo a respirare l'aria limpida e leggera che aleggiava.
Passai dinanzi casa sua, ovvero, dinanzi casa di Margherita.
Quello era il suo nome.
Avevo indagato e avevo ottenuto qualche informazione.
Era un'alunna modello: ottimi voti, intelligente ed ottima condotta.
Quando passai dinanzi alla sagoma della sua abitazione, non riuscii a fare a meno di tirare qualche occhiata alle stanze del piano superiore e non vidi nulla. Non c'era alcun movimento. Probabilmente dormivano ancora.
Lanciai qualche occhiata al piano inferiore, e intanto il mio piede era già sull'acceleratore.
Ma d'un tratto vidi un'ombra. E mi bloccai nuovamente. Rimasi ad osservare e vidi lei. Riuscivo ad intravederla attraverso le tende semiaperte. Stava imbandendo la tavola.
Mi si scaldò il cuore. Margherita non era solo bella, intelligente. Lei era buona. Aveva una dolcezza e un altruismo indistinto. Era matura: la sua affascinante mente non dimostrava diciannove anni, ma forse il doppio.
Se fossi rimasto ancora immobile, sarei sceso da quell'auto, avrei bussato a quella porta e avrei trascorso il resto della mia giornata accanto a lei. A d osservarla, ad ascoltarla.
Ma non potevo, così accelerai e lasciai alle mie spalle quel quartiere.
Intanto ricevetti un' ennesima telefonata dal mio capo. E come suo solito stava sbraitando.
Rimasi in ascolto e parcheggiai al solito posto nel parcheggio della scuola.
Rimasi al telefono per ben un'ora.
Scambiammo qualche nozione utile. Gli fornii tutte le informazioni che stavo raccogliendo. E infine fu il turno del rimprovero.
"Fa il tuo dovere, scova chi devi scovare e torna a qui!" concluse e riagganciò, senza concedermi diritto di replica.
Amavo il mio lavoro, quello vero. Per quanto fosse oberante, per quanto fosse lesivo. Molto spesso avevo piuttosto odiato i ruoli che mi venivano affidati: poliziotto, pasticciere, proprietario di un pub, bagnino. Eppure, questo nuovo ruolo da istruttore di difesa mi metteva su di giri.
Qual era la ragione?
Poteva essere lei la ragione alla mia insolita soddisfazione?
A quel punto la vidi arrivare. E non era sola. Con lei c'era suo fratello maggiore.
L'avrebbe davvero accompagnata ovunque?
Quella situazione sembrava somigliare a pura follia.
Scesi dall'auto e attesi che salutasse suo fratello. Quando fu oltre l'angolo dell'imponente edificio, cercai di raggiungerla.
"Ehi!" gridai a mezzo tono.
Era di spalle e si immobilizzò. Dalla sua reazione potevo essere certo che mi avesse riconosciuto.
Si voltò e abbozzò un timido sorriso.
"Ciao!"
"Anche stamattina c'era la scorta?"
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Fuoco Nell'Acqua
FanfictionLei è una giovane studentessa. E' bellissima, intelligente, dolce; ma non conosce ancora a fondo le proprie doti. Lui è un giovane istruttore di difesa, bellissimo, attraente; ma nasconde un segreto. Cela la sua vera identità. Un identità molto aff...
