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Gian

Accadde tutto in un modo abbastanza strano.

Mi recai da lei, senza rifletterci troppo.

Parcheggiai l'auto a qualche metro e non mi preoccupai di nulla. Non mi preoccupai del mio lavoro, della nostra privacy, dell'etica lavorativa. 

Mi preoccupai solo di tirare via Margherita da quell'orribile complotto ordito alle sue spalle.

Ma così non fu.

Quando raggiunsi casa sua, la vidi oltrepassare l'uscio, gridando.

Sembrava sconvolta, il suo viso era tinto di un dolce rossore iracondo. 

E io sentii una morsa di ira ardermi nell'animo.

Poco dopo suo fratello Lucas cercò di raggiungerla e lei iniziò ad inveire contro lui.

Vidi suo fratello afferrarle un polso, ma lei ormai sapeva come reagire a quel tipo di imposizione fisica. Scrollò via quella mano come un abile ninja. Lui ci riprovò, afferrandola con più prepotenza, ma lei sgusciò ancora via. 

Il fratello sembrava preoccupato del vicinato, probabilmente in ascolto. Lei sembrava preoccupata a tirare fuori tutto il suo malcontento senza paura.

Ero fiero di lei. Ero fiero di quanto stesse apprendendo velocemente. Di quanto stesse scoprendo in modo giusto e docile la sua grande forza interiore.

Mi avvicinai e suo fratello mi fissò dubbioso. 

Margherita notò la mia presenza e parve finalmente rilassarsi, ma non parlai, non subito almeno. 

Lei era in grado di difendersi da sola: con le parole e anche con la buona difesa che le avevo impartito.

Lei era simile ad un gatto indifeso che all'occorrenza tirava fuori gli artigli e reagiva tanto da somigliare ad una tigre.

"Chi sei tu...cosa vuoi?" chiese Lucas.

"Cosa ti importa?" chiese Margherita.

A quel punto ci raggiunse anche suo fratello Andrea e afferrò Margherita. La tirò per qualche metro dietro sé. 

A quel punto persi la pazienza.

Frugai nella tasca anteriore del mio giubbotto e tirai fuori il distintivo, dopodiché mostrai l'arma ad entrambi e a quel punto fecero un passo indietro.

Andrea divenne paonazzo, Lucas si immobilizzò.

La madre, sua sorella e Marco erano immobili accanto al porticato.

Marco era confuso. Lui non conosceva la mia vera identità, ma ormai dovevo giocare a carte scoperte e tanto valeva farlo nel migliore dei modi.

Se fosse stato per salvare Margherita, avrei volentieri mandato all'aria anche il mio sogno.

Anzi in realtà  avevo già messo in conto di abbandonare il mio lavoro, ma non lo avevo ancora detto a lei.

Non avevo più voglia di una vita vuota. Incastrata nell'offensiva quotidianità statica di un agente sotto copertura.

Per cui non avevo molto da perdere.

"Gian!" sussurrò Margherita.

Sembrava sbalordita, spaventata e preoccupata dal mio gesto folle.

"Entrate in casa!" ordinai ai presenti di eseguire alla lettera i miei ordini.

Lo fecero. Entrarono in casa ed io li seguii.

Quando fummo dentro, deposi l'arma e tirai un respiro di sollievo.

Margherita venne ad abbracciarmi e tutti ci fissarono spaventati e confusi.

Fuoco Nell'AcquaDove le storie prendono vita. Scoprilo ora