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Ombre e quaderni

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Frank era intorpidito, come ad ogni suo risveglio.

O meglio, il suo cervello era sveglio, il suo corpo no. Almeno, non del tutto.

Sbatté le palpebre, cercando di stropicciare gli occhi ma... le sue braccia non si mossero. Tentò di muovere una gamba, ma anche essa era come pietrificata. I suoi piedi non facevano eccezione.

I battiti di Frank accelerarono. Ma cosa...

Si sentiva come se fosse legato al letto con nodi così perfetti da impedire ogni movimento, permettendogli solo di respirare e cercare di mettere a fuoco, nella penombra, l'unica finestra della sua camera (era in casa sua, dunque) poco distante dal suo letto, occultata dalle tende.

Si concentrò su esse. Gli parve di vedere quattro lunghi cilindri neri attorcigliarsi stretti su un lembo di una delle due, scostandola, rivelando una sagoma oscura ed inquietante.

I suoi tratti erano indistinguibili nel buio della penombra e Frank ne fu grato, poiché era sicuro che quella cosa che gli faceva gelare il sangue non era umana.

Si stava avvicinando. E Frank non riusciva a muovere un muscolo. Solo il suo cuore batteva sempre più velocemente. Non poteva urlare , la sua voce era bloccata da un soffocante nodo in gola, simile ad uno dei tanti invisibili che lo tenevano incollato, immobile e terrorizzato, al materasso duro.

Il respiro gli si mozzò del tutto quando notò che quell'essere stringeva un grosso coltello da cucina in una mano, mentre con l'altra tastava l'aria intorno cercando di farsi strada nella camera di Frank, nella sua direzione.

"E' solo un incubo" sperò il ragazzo "Solo un incubo, adesso mi sveglierò e sarà tutto finito..."

Riuscì a muovere le palpebre chiudendo gli occhi. Aspettò qualche secondo, ma quando li riaprì sentì il cuore esplodergli nel petto.

La figura era ancora lì, più vicina, più crudele. Avrebbe potuto balzargli addosso da un momento all'altro ma aveva scelto di procedere lento, sfamandosi della paura del ragazzo, pregustandosi il momento in cui l'avrebbe raggiunto.

Frank percepiva i secondi scorrere inesorabili, il gelo che la creatura aveva portato nella sua stanza, il sudore scorrergli lungo la fronte, il fiato mozzato, l'urlo fermo in gola...

Ma sentiva anche i muscoli del collo sciogliersi e, liberando tutta la forza che era poco prima intrappolata, fece scattare la testa di lato, chiudendo le palpebre. Serrò io pugni

1...

...2...

...3

Riaprì gli occhi, deciso. La stanza era vuota, illuminata dalla fioca luce mattutina che filtrava dai fori delle tende.

La figura era scomparsa , il battito di Frank era tornato normale ed i suoi muscoli sciolti e tranquilli. Si rigirò nel letto, chiedendosi cosa fosse effettivamente accaduto. Ma non potendo trovare nessuna traccia razionale, lasciò le lenzuola calde e andò a lavarsi.

Fece colazione e uscì di casa alla ricerca di qualche penna nuova e di un po' d'aria fresca. Si coprì bene, proteggendosi dall'aria fredda di gennaio.

Camminava lungo le vie spoglie, ma non deserte: il grigiore di quel mese non impediva alla gente di uscire, ai bambini di divertirsi nei parchi, ai ragazzi di ritrovarsi per divertirsi in gruppo.

Frank era circondato da persone e luoghi familiari, ma si sentiva estraneo ad essi. SI sentiva estraneo a tutto, in realtà, dalla gente ai discorsi dei suoi coetanei, come se fosse sempre quello "fuori posto". Il ragazzo non aveva idea tutto questo da cosa dipendesse, sapeva solo che dal soffrirci aveva passato all'esserci quasi indifferente. O almeno, questo era ciò di cui si era convinto.

Accese una sigaretta, contando gli spicci nel portafoglio. Ma sì, gli sarebbero bastati per due o tre quaderni e qualche penna...

Continuò la sua passeggiata verso la cartoleria, la sigaretta fra le labbra. Il fumo non era mai stato un vizio, bensì un semplice passatempo, nulla di troppo intenso o pericoloso. Per il momento...

Frank aveva avuto altri problemi nella vita. In primo luogo, aveva passato anni a rinnegare se stesso, i suoi sentimenti e a non dare peso alle sue emozioni per il timore di scoprirle più intense rispetto a quelle di tutte gli altri.

Quando poi aveva iniziato a familiarizzare con esse, le aveva trovate davvero immense e potenti, proprio come temeva... non si era mai accettato davvero per com'era, a volte si trovava debole, patetico e incapace, anche se nelle sue vene scorrevano tenacia ed amore. Ma lui non lo sapeva, e stava male. A volte lo negava e basta, ma stava male. Non lo accettava, ma dopotutto è difficile accettarsi se non ci si è mai concessi il tempo di conoscersi davvero.

Il ragazzo continuava così la sua passeggiata, pensando ai quaderni, alle penne, alle emozioni e... all'esperienza inquietante di quella mattina.

Non l'aveva dimenticata. Cercava di autoconvincersi che erano solo incubi, non potevano ferirlo nella vita reale. Erano SOLO FRUTTO DELLA SUA MENTE. Ma uno strano sesto senso gli suggeriva che essi NON si fermavano ad esistere ed agire solo nel mondo onirico. E poi erano così vividi che stavano iniziando a terrorizzarlo anche nella vita reale. Doveva sempre tenere tutte le luci accese quando, di sera, era da solo a casa. Aveva paura di tenere le porte aperte. Vedeva figure orrende spiarlo dagli angoli della casa, attaccate ai cornicioni delle finestre, mimetizzate tra le ombre dei mobili. Quando doveva accendere la luce, immaginava delle dita lunghe avvolgersi intorno al suo polso, lentamente, per poi scattare con velocità una volta circondato, e stritolarglielo.

Ma i suoi incubi non erano solo questo, erano molto peggio. A volte non se li ricordava nemmeno, ma quella sensazione dovuta alla sua attività onirica, quel senso di ansia, impotenza e sgomento che aveva al risveglio, era reale e inconfondibile. E chissà quali terrori notturni la causavano, sommati agli incubi di cui ricordava raccapriccianti frammenti...

Frank continuava a camminare, pensando ai quaderni, alla solitudine, agli incubi e... alle mentine.

Sì, aveva voglia di mentine. Piccole, dolci e rinfrescanti.

Si accorse di essere vicino ad un bar, quindi entrò. Appena varcò la soglia, un senso di innato calore e una piccola ma piacevole stretta allo stomaco lo fecero sorridere leggermente. Si interrogò sull'origine di quella nuova e dolce sensazione, guardandosi intorno, anche alla ricerca delle sue mentine. Quasi non notò due occhi profondi occhi nocciola osservarlo dal bancone.

SLEEP- FRERARDLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora