Frank ricominciò la sua avventura, con i fogli sotto braccio, cercando di leggere qualche scheda mentre camminava. Ne aveva prese così tante che a malapena riusciva a tenerle in mano. Erano ammassate disordinatamente, con gli angoli dei fogli che sporgevano da ogni lato, Avesse almeno avuto un laccio per legarle, impacchettarle bene, impilandole precise una sopra l'atra come quelle di lavoro di sua madre...
Un foglio più ribelle degli altri scivolò dal mucchio disordinato. Frank sbuffò e si chinò per raccoglierlo. Non lo lesse nemmeno, anche se avrebbe fatto meglio a farlo...
Il ragazzo non voleva concentrare tutta la sua attenzione sulle schede oavrebbe perso l'orientamento. Quel luogo lo confondeva, lo mandava fuori strada, scioglieva il cervello. Una mappa gli sarebbe presto risultata indispensabile.
Era deciso ad esplorare a fondo quel luogo e cercare di raggiungere quell'angelica voce che lo aveva invocato poco prima che iniziasse quello strano sogno.
-Adesso sei pronto- aveva detto. Ma pronto a cosa...?
Il ricordo di quella voce lo rassicurava come fa l'unico lampione rimasto acceso ad illuminare il marciapiede durante una piovosa notte in cui per strada, a camminare, ci sei solo tu. O almeno, credi di essere il solo.
E come qualsiasi cosa potrebbe spuntare fuori dalle tenebre, da un animale randagio ad una macchina con i fanali rotti, cogliendoti all'improvviso mentre attraversi la strada, un fruscio di ali e un rullare di corpi rotondi sul terreno riportarono Frank alla "realtà" (se così possiamo definirla). Strinse i fogli, deglutendo spaventato.
Le sphaere erano vicine e avrebbero attaccato di nuovo. Veloce, Frank cercò la loro scheda, ma tra il tumulto di fogli e le sue mani sudate per l'agitazione gli impedirono di trovarlo.
Si guardò intorno, tremando, cercando di capire se anche stavolta i mostriciattoli lo avrebbero travolto da ogni lato.
Il solo pensiero lo terrorizzava più di quanto già non lo fosse. Doveva tuttavia rimanere concentrato se voleva sconfiggere le creature. Il rullare aumentava, deciso.
Cosa la rendeva deboli?
Cercò di ricordare la scheda, ignorando il fruscio che adesso era un vero e proprio sbattere di tante ali che tagliavano l'aria. Tantissime ali...
Frank pensò alla loro quantità e si ricordò che, isolate, diventavano molto meno ostili. Ma come isolarle , se erano a migliaia? Come prenderle una per una senza ferirsi? Come impedire di farsi inseguire dalle altre?
E le domande si ingarbugliavano tra loro, senza risposta, confuse ancora di più dal rumore delle ali. E proprio quando il cielo si riempì di piccoli mostriciattoli sferici dagli occhi ancor più rossi e le ali più resistenti che lo puntavano , precipitandoglisi addosso, che un'idea balenò nella mente del ragazzo. Non cercò di fuggire. Semplicemente rimase lì, fermo, in attesa che arrivassero. Respirando piano, cercando di ignorare il forte senso di ansia portato dalla presenza di questi esseri. Si avvicinavano sempre di più, sempre più veloci, sempre più crudeli, affamate, e l'ansia aumentava, si ingigantiva, e poi eccole di nuovo, vicinissime, sempre più veloci, veloci e... leggere?
Si, leggere. Perché quando passarono attraverso il corpo di Frank egli quasi non le avvertì.
Sentì solo un profondo senso di disagio quando, come se fossero incorporee, veloci e in modo indolore lo trapassarono. Le altre, invece, svolazzarono accanto a lui, superandolo. Quando furono scomparse, Frank si mosse, respirando aria di sollievo, assaporando la tranquillità prendere il posto dell'ansia.
-Come immaginavo- sorrise Frank. Lo aveva realizzato solo alla fine. Quegli esseri non puntavano a lui. Non stavano inseguendo lui. Probabilmente la prima volta lo avevano attaccato solo perché lui aveva iniziato a scappare via e loro, come cani rabbiosi, si erano infuriate vedendolo muoversi.
ma il suo sorriso si spense nel momento stesso in cui sentì un brivido correre lungo la spina dorsale. Aveva entrambe le mani libere. Quei mostriciattoli volanti si erano portati via i fogli.
Procedette il sentiero a ritroso, riuscendone a recuperare solo alcuni. O meglio, i loro frammenti, dal momento che erano tutti logori e smangiucchiati. Continuò il sentiero, ma più procedeva più quello strano senso di ansai misto a disagio che gli facevano provare le sphaerae aumentava. Stop. Era meglio tornare indietro.
Arrabbiato per aver perso una parte dell'unica fonte di conoscenza di quel luogo, ritornò nel punto dove aveva incontrato gli esseri per la prima volta, sperando di rintracciare qualche altro foglio che possibilmente non sembrasse appena uscito da un trita-documenti.
Ad un certo punto, esplorando il terreno circostante, notò qualcosa di bianco che spiccava nel colore scuro e brullo del terreno. Sembrava luminoso, al che Frank si chiese se si trattasse di una lampadina o di qualche oggetto simile. Avvicinandosi, scoprì che non era nient'altro che uno zaino di cui non poté non notare la somiglianza con uno che aveva avuto prima, da piccolo, e che aveva perso. Solo che il suo era rosso, questo invece era bianco, della grandezza giusta per risultare efficiente ma non ingombrante. Aveva anche delle rifiniture dorate sulle cerniere e sulle due tasche davanti. Era nuovo, profumato così bello che al nostro protagonista sorse il lecito dubbio di chi avesse lasciato un tale oggetto abbandonato nel prato.
-E se fosse stato lasciato lì per me?-
Ma chi mai avrebbe messo piede in quel posto così desolato, che sembrava non sapere neanche cosa fosse una vita umana? Qualche strana creatura era nei paraggi, lo spiava, e poi lasciava in giro oggetti?
I primi due punti erano esatti, il terzo non quadrava. Quelle creature lo stavano ostacolando, non aiutando. Frank infilò le poche schede ritrovate nella borsa, la mise in spalla, certo che qualcuno lo stesse aiutando in quella strana missione alla scoperta di se stesso. E aveva una vaga idea di chi fosse...
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SLEEP- FRERARD
Paranormal~𝑆ℎ𝑢𝑡 𝑑𝑜𝑤𝑛 𝑦𝑜𝑢𝑟 𝑒𝑦𝑒𝑠,𝑘𝑖𝑠𝑠 𝑚𝑒 𝑔𝑜𝑜𝑑𝑏𝑦𝑒,𝑎𝑛𝑑 𝑠𝑙𝑒𝑒𝑝~ Quando un ragazzo che ha frequenti incubi incontra qualcuno di molto insolito che sembra disposto ad aiutarlo... Ma a che prezzo? -boyxboy -capitoli corti -romatico...
