"Tempo fa, uccisi un uomo.
Non a caso, per cattiveria, per puro sadismo di vederlo sanguinare ai miei piedi. Lo feci perché mi ricattava. Ero suo prigioniero, mi teneva in pugno, mi soffocava, minacciava me e chi avevo più a cuore. Mi uccideva giorno dopo giorno, così l'unica speranza di avere salva la vita la trovai togliendo la sua. Non cerco giustificazione per ciò che ho fatto. Da vittima sono diventato carnefice, non posso negarlo, come mai negherò di avergli puntato una pistola alla testa e di aver premuto il grilletto. Mi pentii del mio atroce atto nel momento stesso in cui il proiettile, dopo avergli trapassato il cranio, affondò nel suo cervello. Lui cadde di lato, nel suo sangue, con gli occhi vitrei e spalancati.
Ero inorridito. Avevo ucciso un uomo, e neanche quello che era il mio movente sembrava più tanto valido.
Ero spaventato. L'adrenalina dei primi momenti venne subito sostituita dal profondo terrore di essermi macchiato di quell'atto terribile.
Ero un assassino. Avevo le mani sporche, imbrattate con quell'orrendo liquido rossastro ancora caldo, ma lo sporco che avevo dentro era ben più lurido e marcio.
Forse svenni, forse scappai subito. Non ricordo di preciso. Ricordo solo che, ad un certo punto, mi ritrovai a correre forte, sotto la pioggia che lavava via il sangue dal mio corpo, ma non la voce della "vittima", che continuava a risuonare nelle mie tempie. Ricordo solo che era notte, e l'unica struttura che trovai tra le strade tortuose e molto lontane da quelle urbane era... un monastero. Ricordo che venni accolto subito. Non parlai a nessuno del mio atto. Per non destare sospetti iniziai ad imitare i monaci, pregando e lavorando la terra. Coltivavano vaniglia. Ricordo che fino a quel momento non avevo mai pregato, forse non credevo nemmeno in Dio, ma quando iniziai a farlo un sollievo incredibile si impadronì di me, sostituendo il terrore, lavando a poco a poco la mia anima. Ricordo che ero pentito del mio terribile atto e la fede mi aiutava a sentire che avevo una possibilità di redenzione. Ma, di tanto in tanto, sentivo ancora il suono dello sparo e il suo fantasma mi tormentava, invisibile nell'ombra e negli spifferi d'aria. Ma sempre presente.
Passò molto tempo, che mi aiutò a diventare più sereno. Ricordo che iniziai a dormire molto , soprattutto quando i miei movimenti si fecero più lenti, i capelli più bianchi, la voce più roca.
Ricordo che un giorno in cui avevo dormito più del solito mi risvegliai in un luogo candido come la neve. Mi sentivo rinvigorito. Lì c'era tanta gente come me. Come noi, Frank. Erano tutti vestiti di bianco e dei grandi lavoratori. Mi assegnavano diversi compiti e, nel tempo libero, mi dedicavo all'arte. E che arte, modestamente. Mi dicevano che sapevo dare vita ai pensieri più astratti e agli schizzi più banali. La mia nuova e vigorosa vita procedeva tranquilla. Poi, un giorno, uno di noi venne esiliato per qualche tempo. Non cacciato. Esiliato. Chiesi il motivo, confuso. Il motivo era che si era rifiutato di eseguire un ordine piuttosto... cruento. Cruento, ma "giusto", a detta del nostro superiore. "Le decisioni del superiore non si discutono", mi dissero. Lui era onnisciente. Era fuori discussione anche solo pensare che si sbagliasse. Perché "lui ci amava, ci aveva salvati" e "aveva salvato anche me", solo che io ero troppo cieco per rendermene conto.
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SLEEP- FRERARD
Paranormal~𝑆ℎ𝑢𝑡 𝑑𝑜𝑤𝑛 𝑦𝑜𝑢𝑟 𝑒𝑦𝑒𝑠,𝑘𝑖𝑠𝑠 𝑚𝑒 𝑔𝑜𝑜𝑑𝑏𝑦𝑒,𝑎𝑛𝑑 𝑠𝑙𝑒𝑒𝑝~ Quando un ragazzo che ha frequenti incubi incontra qualcuno di molto insolito che sembra disposto ad aiutarlo... Ma a che prezzo? -boyxboy -capitoli corti -romatico...
