Il primo passo per trovare Gerard era sicuramente farsi un'idea accurata del territorio. E adesso che non era più sotto il controllo di quelle maledette medusine riuscì anche ad abbozzare qualche tratto sulla sua mappa. Non si perse tuttavia nei dettagli che non avrebbe mai scordato come invece aveva fatto all'inizio della strada: sarebbe potuto cadere in balia di altre creature, come gli era successo all'inizio con le meduse.
Quelle bastarde lo avevano confuso e non poco: non aveva la minima idea di cosa ci fosse nel tratto antecedente al lago o se addirittura ci fosse un lago. Non era più sicuro se le giornate seguissero il ciclo giorno-notte né se le illusioni lo avevano mandato fuori strada facendolo tornare indietro, o se... Oh, basta con tutti questi pensieri! Doveva concentrarsi e cercare una strada che lo conducesse fuori da quella landa desolata.
Camminò per quelle che noi, nella nostra "realtà" consideriamo ore. Non so dirvi se per lui il tempo speso fu lo stesso, ma so per certo che la fatica c'era , e con essa il terrore di incontrare sconosciute e temibili creature . Viaggiò molto perché ogni strada che imboccava risultava breve e senza uscita. Tutte tranne una, che conduceva in una grotta. Lo spazio iniziale era angusto e lievemente illuminato dalla poca luce che fluiva dall'esterno. Frank non ci entrò subito: senza una torcia so sarebbe solo che perso. Quando, però, si ricordò che probabilmente le meduse erano ancora attaccate al suo corpo, e che quei piccoli esseri emanavano una flebile luce, provò ad addentrarsi nelle tenebre. Aveva ragione: le , medusine erano ancora attaccate al suo corpo. Sciocche. Ancora credevano che avrebbero trovato uno spiraglio per entrare nei suoi ricordi e fonderglieli?
Abbozzò un sorrisetto e decise quindi di godere dei vantaggi che ciò apportava: un po' di luce che lo guidava in quell'ambiente grigio e umido. Cercò di tenersi non troppo vicino alle pareti, onde evitare che qualche creatura mimetizzata nella roccia lo attaccasse. Proseguì tanto cauto quanto impavido, arrampicandosi, strisciando. Superato il timore iniziale, cominciò ad aggrapparsi alle pareti per avere maggiore sostegno nei tratti più scoscesi e vischiosi, attento a non cadere.
Più proseguiva, più aveva la sensazione che una qualche forza lo stesse spingendo verso un punto preciso della grotta. E lui la stava seguendo, curioso di scoprire dove lo avrebbe effettivamente condotto.
Dopo aver percorso un tratto quasi in pianura si trovò di fronte ad un'imponente parete rocciosa, dove vi era una scala di legno ormai marcita dal tempo e dall'umidità del luogo. Era così rovinata che il ragazzo non si azzardò nemmeno a provare ad usarla.
Seguì con lo sguardo il perimetro della scala in tutta la sua lunghezza fino ad arrivare in cima, dove gli sembrava di scorgere una botola. La sensazione di forza si fece più intensa: doveva salire.
La parete, per quanto scivolosa potesse sembrare, in realtà era possibile da scalare anche a mani nude se si aveva un po' di confidenza con le arrampicate.
Da piccolo, Frank aveva seguito per qualche mese un corso di arrampicata. Non ricordava molto, ma pensava che almeno le basi per non finire spiaccicato al suolo come uno di quegli slime che si appiccicano alle pareti se le ricordasse. Invece finì per improvvisare, cercando piccole fessure nella roccia ed evitando i sassi sporgenti che sembravano troppo fragili. Doveva ricordarsi di non guardare mai in basso.
E iniziò e poi procedette deciso, prima un una mano saldando bene la presa, tirandosi su con forza e poi ripetendo l'azione con l'altro braccio. Una, due tre, cinque, sette, dodici volte, veloce, deciso, respirando affannosamente. Sentiva i muscoli di tutto il corpo bruciare per la tensione: quanto caspita mancava alla botola?
Non poche volte la roccia lo tradì, sgretolandosi come una statua di sale sotto il tocco affannato del ragazzo, provocandogli un brivido lungo la schiena. Aveva rischiato di cadere più volte, ma nonostante il suo corpo tremasse per la paura era comunque riuscito a raggiungere la botola. Stremato, fece pressione sulla botola per sollevarla accompagnando il gesto con un'espressione sforzata del viso. Ansimando, attraversò l'apertura. Quando alzò la testa per esaminare cosa lo circondava restò perplesso.
Più che l'interno di una grotta, quel luogo era una grossa, rettangolare sala abbandonata.
Era lievemente illuminata il che, per essere pur sempre una parte interna di una grotta, era decisamente strano.
Ma la cosa più strana era l'estrema quantità di specchi che affollavano la camera, deposti l'uno vicino all'altro, di ogni forma e dimensione. Alcuni erano sporchi, altri più puliti, altri ancora rotti o troppo opachi per riflettere qualcosa. In fondo alla sala, Frank poteva scorgere una luce più forte provenire dall'esterno. Evidentemente era l'uscita di quel posto, la cui esistenza sollevò Frank come la luce in fondo alla galleria solleva un claustrofobico costretto ad attraversarla.
Frank corse verso quella luce, ma più andava avanti più un rumore assordante lo stordiva. Si tappò le orecchie, socchiudendo gli occhi. Era il fastidioso rumore che fanno le TV quando non funzionano e lo schermo è tutto sgranato. Frank si augurò- spingendo ancora di più i palmi sulle orecchie e mantenendo lo sguardo fisso sula luce- che ciò che accadeva in quel caso allo schermo delle TV non accadesse anche a quella porta di luce. Era circa a metà di quel lungo corridoio-stanza quando un'imponente creatura si piazzò davanti all'uscita
-E te pareva!- grugnì Frank, più scocciato che terrorizzato per i primi secondi. Quando poi realizzò quali erano le dimensioni della creatura il respiro gli si mozzò. Era semplicemente... enorme. Occupava quasi tutta la stanza, anzi, come caspita faceva ad entrarci era un mistero. Era un unico corpo, nero, con quella che sembrava una lunga barba sul mento. Sempre che avesse un mento. Infatti, la barba sembrava un tutt'uno con la sua testa poiché di questo essere era solo possibile distinguere il contorno dato che sembrava essere fatto di sola ombra. Era completamente scuro, eccetto per due terrificanti occhi gialli che spiccavano nel nero della testa.
Frank restò immobile.
Non si sentiva spaventato. Si sentiva impotente. Guardò le zanne della creatura, i suoi artigli, le sue dimensioni immense. Non avrebbe mai potuto batterla. Non si sarebbe mai neanche potuto immaginare di potersi avvicinare a quella cosa senza essere squagliato. Non era all'altezza di uno scontro. Quella creatura era più forte di lui, più potente. E Frank lo sapeva. Il mostro si avvicinò, prima a passo lento come se fosse disorientata non capendo dove si trovasse Frank, tanto egli era piccolo per essere notato da una creatura così immensa. Invece essa lo aveva notato eccome, lo stava solo studiando. Dopo alcuni secondi di pura tensione, partì all'attacco.
Era veloce come un fulmine, così veloce che Frank nemmeno si accorse che si fosse spostata. Lui, in confronto, era lento come una lumaca. Oh, se lo era. Solo nelle gare di corse a scuola arrivava sempre ultimo. Non era all'altezza dei suoi velocissimi compagni, non era all'altezza della situazione, non era all'altezza di nulla. O meglio, questo era ciò che la creatura aveva il potere di fargli credere. Alimentare le sue insicurezze, ecco il grande potere di quell'immensa ombra che gli stava correndo incontro. E Frank fece il madornale errore di cedere a quei pensieri, rimanendo immobile, fin quando il mostro non gli fu addosso.
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SLEEP- FRERARD
Fantastique~𝑆ℎ𝑢𝑡 𝑑𝑜𝑤𝑛 𝑦𝑜𝑢𝑟 𝑒𝑦𝑒𝑠,𝑘𝑖𝑠𝑠 𝑚𝑒 𝑔𝑜𝑜𝑑𝑏𝑦𝑒,𝑎𝑛𝑑 𝑠𝑙𝑒𝑒𝑝~ Quando un ragazzo che ha frequenti incubi incontra qualcuno di molto insolito che sembra disposto ad aiutarlo... Ma a che prezzo? -boyxboy -capitoli corti -romatico...
