"Rebecca mettiti seduta!" comanda Ignazio facendomi sbuffare innervosita. Questa cosa dell'assoluto riposo gli sta decisamente sfuggendo di mano.
"Ignà... c'era troppo sole! Stavo semplicemente spostando il lettino all'ombra." sbuffo.
"Te lo sposto io!" lascia un attimo Vittoria da sola seduta sulla sabbia e si affretta a spostarmi il lettino. "Ecco fatto!" sorride e mi bacia velocemente le labbra prima di tornare da nostra figlia.
"Cate non lo sopporto più!" mi lamento a bassa voce con mia suocera che se la ridacchia seduta vicino a me.
"È solo spaventato!"
"Si ma non posso muovere nemmeno un dito... se di notte devo alzarmi e fare pipì mi accompagna e resta lì, a fissarmi!"
"Mentre fai pipì?" si assicura.
"Si... è inquietante!"
"Beh... inquietante è dire poco!" guarda stranita suo figlio.
"Sono sua moglie, non sua figlia!" sbuffo. "Deve accompagnare lei a fare pipì! Non me!"
"Glielo hai detto?"
"Si. Finalmente oggi pomeriggio abbiamo la visita dalla ginecologa e spero che ci dica che va meglio perché un'altra settimana così e rimaniamo, tu senza figlio ed io senza marito!" sono veramente al limite della sopportazione.
"Amore, io vado a portare Vittoria a fare il bagnetto, tu non muoverti da qua!" prende la ciambella di Minnie per la bimba, se la carica sul fianco e, dopo avermi lasciato un bacio sulle labbra, si avvia verso il mare.
"Fossi al posto tuo ci avrei già litigato!"
"Cerco di trattenermi, perché ho visto quanto si è spaventato... l'ho già fatto soffrire troppo quando sono scappata..." deglutisco un invisibile boccone amaro.
"Non colpevolizzarti Rebecca! Ognuno ha il proprio metodo per sopravvivere. Ignazio non ti giudica per essertene andata, non farlo nemmeno tu! Nessuno ti giudica Rebecca! Nessuno." mi accarezza una guancia con la dolcezza tipica delle mamme.
"Vorrei tenerlo per sempre qui, finché se ne sta nella mia pancia posso proteggerlo dal mondo." mi confido con Caterina.
"Tesoro non possiamo incatenare le persone che amiamo per paura che gli succeda qualcosa, o che se ne vadano via. Non sarebbe vita piccola, né per te né per gli altri." mi accarezza i capelli.
"Non riesco a vivermi nemmeno questa gravidanza come vorrei e come sento che io ed Ignazio meritiamo."
"Non pensare a come dovrebbe essere. Non importa se siete agitati, è il vostro bambino, la vostra gravidanza ed è perfetta così com'è. Le emozioni che provate la rendono perfetta. Il fatto che non vi siate arresi a questa vita di merda, rendono perfetta questa gravidanza e la vostra vita in generale." le sue parole mi provocano un nodo in gola. "La perfezione non esiste Rebecca, Margherita non la dimenticherai mai, nessuno la dimenticherà, ma non potete continuare a vivere con il terrore che succeda qualcosa. Perché le cose accadono." mi stringe a se come farebbe mia mamma. "Accadono anche cose che fanno schifo, ma purtroppo la vita è questa e vale la pena viverla. Vale la pena soprattutto per chi ne aveva il diritto e non può farlo. Non so cosa significhi perdere un figlio di un anno, fortunatamente, ma so cosa significa partorire un bambino morto."
"Cosa?"
"Un anno prima di rimanere incinta di Nina ho avuto un aborto, ero già di 6 mesi quasi finiti..." rimango in silenzio, non ne avevo assolutamente idea. "Quindi ho dovuto partorire un bambino, con i dolori che conosci benissimo, senza però avere mio figlio alla fine." allunga lo sguardo verso la distesa immensamente blu del mare. "Non è la stessa cosa di mettere al mondo un figlio, curarlo e vedertelo morire tra le braccia, ma un figlio è figlio fin da quando decidi di averlo!"
"Non lo sapevo... Ignazio non mi ha mai detto niente."
"Non ti ha detto niente perché non lo sa. Né lui, né Nina. È una cosa che non abbiamo mai detto, non so neanche perché in realtà."
"Mamma! Mamma!" Vittoria mi corre incontro tutta eccitata e ci distrae.
"Amore, dimmi."
"Chiglia!" strilla eccitata e apre la manina cicciotta in cui tiene stretta una conchiglia. Me la mostra fiera e si arrampica sul lettino tra me e la nonna.
"Vittoria! Non devi scappare da papà!" Ignazio la rimprovera appena ci raggiunge dopo qualche secondo.
"Papà! Palle!" lo guarda sbuffando.
"Vittoria!" la guardo sconvolta.
"Che mi ha detto?"
"T'ha detto rompipalle..." sua madre cerca di trattenere le risate ma non ci riesce granché.
"Amore, i bambini sono la bocca della verità." scoppio inevitabilmente a ridere.
"Va messa in punizione!"
"Ma ha ragione!"
"È colpa vostra!" accusa imbronciato sia me che la madre.
"Nostra? E che abbiamo fatto noi?" chiede incredula Caterina.
"Non le dite nulla."
"Povero l'amore mio." mi alzo, con calma, e lo abbraccio sbaciucchiandogli la spalla. "Persino la sua bimba ha capito che è un rompipalle gelosone!"
"Ha parlato lei... lei non rompe mai e non si ingelosisce vero?!" apre un braccio e mi circonda la vita.
"Diciamo che vi siete trovati..." Caterina prende Vittoria in braccio e le da la focaccina. "Vittoria, saluta la mamma e il papà che adesso se ne vanno a casa. Noi invece stiamo ancora un po' qua e poi andiamo a mangiarci un bel gelato!" le solletica il pancino ricoperto dal costumino bianco con i cuoricini rossi. "Ti va il gelato Vitto?"
"Si!" urla felice nostra figlia. Grazie bambina mia, per avermi fatto tornare ad avere fiducia nella vita.
"Andiamo Rebe?" annuisco verso mio marito e con calma ci vestiamo, raccogliamo le nostre cose, salutiamo Caterina e Vittoria e andiamo verso l'auto. "Sei preoccupata?" accarezza le nocche della mia mano stretta nella sua.
"Un po'." ammetto con un mormorio poggiando la testa sulla sua spalla. "Tu?" chiedo guardandolo in volto.
"Si... speriamo che vada tutto bene." sospira prima di farmi un piccolo sorriso. Apre la macchina, posa la borsa nel bagagliaio e partiamo verso casa dei suoi genitori.
"Vado a farmi la doccia che mi sento tutta appiccicosa." appena entro in casa corro verso il bagno. Mi spoglio in fretta, tolgo il costume e finalmente mi rilasso sotto il getto dell'acqua tiepida. Chiudo gli occhi e mi appoggio con la schiena alle piastrelle fredde che mi fanno trasalire per un momento. "Ti prego cucciolo, non farmi scherzetti." sibilo con la voce spezzata accarezzandomi il pancione. "A questo giro la mamma non ci riuscirebbe... fai il bravo cucciolo!" mi ritrovo a pregare il mio pancione, con le lacrime che si confondono con l'acqua che mi scorre sul viso. Posso tentare di negarmelo per non crollare, ma adesso che si avvicina la visita le emozioni e la preoccupazione hanno preso il sopravvento.
"Andiamo amore, il cucciolo farà il bravo." la voce calda di Ignazio mi sorprende alle spalle. Mi volto di scatto e lo trovo con il mio accappatoio fra le mani, pronto ad avvolgermi.
"Ho paura! E ho anche il piantino facile." sbuffo cercando di frenare le lacrime mentre chiudo il rubinetto e mi lascio avvolgere dalla spugna.
In risposta ottengo un sorriso che mi scalda almeno un po' il cuore, un bacio sulla fronte ed un abbraccio che ha il sapore dell'amore. Struscio il naso nel suo petto, inspiro profondamente beandomi del suo profumo mischiato all'odore di salsedine e posso sentire finalmente il mio corpo rilassarsi almeno un po'.
"Guardami." mi fa alzare il viso e mette i suoi occhi nei miei. "Ci dirà che state bene entrambi, sia lui che te." mi lascia un bacetto sulle labbra e si stacca da me. "Vestiti, intanto io mi faccio la doccia." si spoglia senza smettere di guardarmi. "Muoviti che facciamo tardi!" sbuffo e sparisco nella camera dove stiamo dormendo. Prendo l'intimo ed un vestitino dall'armadio e mi vesto. "Eccomi." mentre mi sto mettendo le scarpe Ignazio appare già vestito e profumato. Sorrido leggermente e raccolgo i capelli in una coda. Rimango in silenzio decisamente troppo preoccupata con un forte senso di nausea a completare il tutto. "Rebecca..." mi prende le mani tra le sue e se le porta alla bocca.
"Andiamo." sibilo evitando il suo sguardo.
"Guardami scimmietta." mi porta una mano sotto il mento costringendomi a guardarlo negli occhi. "Sta bene." mi abbraccia stretta a se passandomi le mani sulla schiena lentamente con l'intento di calmarmi.
"Andiamo, fino a che non lo vedo non riesco a stare tranquilla." ammetto prendendo la borsa. Sono così tesa e nervosa che non riesco a rilassarmi nemmeno tra le braccia di mio marito.
"Rebi." mi blocca mentre sto per aprire la porta, mi fa voltare, mi porta le mani sui fianchi resi più rotondi dalla gravidanza e mi fa poggiare con la schiena al portone. "Amore." sussurra e mi accarezza il labbro inferiore con il pollice prima di divorarmi, letteralmente, la bocca. Mi morde ripetutamente le labbra, la lingua mi invade la bocca e mi strappa prepotentemente dalla realtà che ci circonda. "Andiamo, e smettila di pensare. Il bimbo starà bene, deve stare bene!" mi accarezza una guancia con estrema dolcezza.
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Come te nessuno mai
Fanfiction-Continuo di "L'amore non basta (quasi) mai", necessaria la lettura per comprenderne a pieno le dinamiche.- Come si affrontano le paure che un tempo ci hanno bloccati quando abbiamo altre persone che dipendono da noi in tutto e per tutto? E l'amore...
