Dopo la sfuriata di mio fratello e dopo essermi calmata, salgo in camera mia e decido di mettermi studiare. Di solito mi aiuta a liberare la mente ed ora ne ho bisogno.
Sto per sedermi sul letto con il libro di inglese tra le mani quando squilla il mio telefono. Leggo il nome della mia amica sul display e rispondo.
<<Ehi Diana>> le dico cordiale.
<< Ciao Era, ho le ali che mi hai
chiesto>> risponde lei con tono freddo.
<<Le ali?>> ripeto mentre sfoglio il libro che ho appoggiato sulle mie gambe.
<<Si, ti sei già dimenticata?>> replica.
Porto una mano alla fronte a causa di una fitta alla testa.
<<Ti richiamo>> le dico pronta a riagganciare.
<<Era ci sei?>> la sento dire anche se il telefono ora è appoggiato sul letto, lo riprendo e lo porto all'orecchio.
<<Si ci sono. Brava Diana, ti sei procurata le ali, ci vediamo domani sera, ore 21 puntuale, buona serata.>>
Riaggancio, chiudo il libro di inglese e mi avvio verso la porta di casa pronta ad uscire. Non ho la testa per studiare, inutile perdere tempo.
Prendo al volo il chiodo di pelle ed esco diretta alla mia maserati parcheggiata sul retro. Devo andare a scuola e parlare con il rettore per domani sera.
È un uomo abbastanza anziano, meglio ripetergli le cose due volte.
Dopo venti minuti arrivo e parcheggio la mia bambina nei posti riservati agli studenti della Columbia. Mi addentro nei corridoi fino all'ufficio del rettore, busso due volte e aspetto con poca pazienza che mi inviti ad entrare.
<<Avanti>> dice tossicchiando un paio di volte.
<<Si salve, sono qui per sapere se le è tutto chiaro. Domani dalle 21 la biblioteca è mia, se lo ricorda?>> gli chiedo appoggiando le mani alla grossa scrivania di legno sudicia mentre lo guardo negli occhi seduto sulla sua poltrona.
Annuisce e tossisce un altra volta.
<<Si Era me lo ricordo. Tu invece ricordi che ho chiamato tuo fratello per invitarti al gala di beneficenza del mese prossimo?>> replica alzandosi e facendo un mezzo giro della scrivania fino a raggiungermi. Mi giro e mi siedo sul tavolo, lui mi guarda di traverso per un istante poi qualsiasi cosa volesse dirmi muore sul nascere perché ormai anche lui ha imparato a conoscermi.
<<Si, Bryan mi ha detto dell'invito ma beh, non credo che accetterò>> rispondo dondolando le gambe.
<<Prenditi ancora del tempo per riflettere, è importante. Sei un ottima studentessa anche se un tantino testarda. Dovrai solo affiancarmi, niente discorsi, niente imbarazzi>> conclude.
Sorrido. Se pensa che il motivo del mio rifiuto sia la paura di affrontare un discorso davanti a duecento persone è totalmente fuori strada.
<<Sa, credo che il motivo per cui abbia invitato me sia un altro. D'altronde le ho dato duemila dollari per usufruire della biblioteca scolastica e lei non mi ha posto alcuna domanda a riguardo. Forse ha paura che estraniandomi da questo evento io possa far girare la voce che lei, il grande signor Anderson, accetta soldi dagli studenti?>>
Non se lo aspettava, lo vedo dall'espressione che ha sul volto. Un misto tra preoccupazione e terrore.
<<Signorina Cooper>> dice tirando fuori un fazzoletto dalla tasca dei suoi pantaloni beige, << le ricordo che se dovesse circolare la voce finirebbe nei guai anche lei>> conclude soffiandosi il naso.
Scendo dalla scrivania e azzero la distanza tra noi due dopodiché mi avvicino al suo orecchio lentamente.
<<Sa signor Anderson credo che accetterò quell'invito, ci divertiremo un mondo>> gli dico sussurrando.
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INFERNO PARADISO
ChickLitEra ha 19 anni ed ha avuto un infanzia traumatica. Cresciuta con suo fratello Bryan e sua zia Lucy possiede un carattere forte e...particolare. Odia le regole ma ama i giochi di società. Giochi che conduce nella biblioteca scolastica della Columbia...
