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Quindicesimo giorno prima delle Calende di febbraio (18 gennaio)

La ricevette seduta sullo stesso triclinio della sera prima e Balbina si posizionò esattamente dove si era posizionata allora, quando le si era avvicinata per tempestarla di chiacchiere.

Era rossa in viso, e non solo per il cambio di temperatura tra i ghiacci esterni e l'ipocausto che correva sotto il pavimento della domus. L'emozione le faceva brillare gli occhi castani, un colore banale come tutto il resto della sua figura. Era alta e magra, quasi scheletrica, con dita orribilmente lunghe e gomiti nodosi. Doveva avere all'incirca l'età di Livia, forse qualche anno di meno. Portava i capelli dello stesso colore degli occhi, acconciati come quelli di Livia, con un boccolo sulla fronte. Livia cercò di non risentirsene. Era normale per le donne della famiglia imperiale dettare legge nel campo della moda e delle acconciature. Anche sua cognata Ottavia era molto imitata dalle matrone.

Balbina si inchinò, balbettando confusamente: «Nobile Livia Drusilla, non sapete che gioia è stata per me ricevere il vostro invito...»

Livia la lasciò sproloquiare per un po', interrompendola infine per chiedere: «Vostro figlio?»

«È stato preso in custodia da un vostro servo. Immagino che a quest'ora sia già diventato amico per la pelle del vostro adorabile figlioletto.»

Ti piacerebbe, brutta arrampicatrice sociale, pensò Livia. «Druso non fa molta selezione quando si tratta di scegliere un compagno di giochi. Immagino che questo deponga a vostro favore. Spero che l'incidente di ieri sera non vi abbia sconvolta troppo.»

Balbina non diede segno di aver raccolto l'insulto. «Oh, no! Certo, è stata una tragedia, ma... Aurelia non era una persona molto... Voglio dire, non eravamo legate.»

Livia si domandò cos'avesse voluto dire con quell'enigmatica frase lasciata in sospeso. Che Aurelia non era il genere di donna con cui Balbina sognava di accompagnarsi? Certo, se mirava all'imperatrice, la grassa arpia non doveva rappresentare una degna alternativa per lei.

Livia le fece cenno di accomodarsi al posto che era stato di Aurelia. «La conoscevate?»

«Solo di vista. Sapete, mariti senatori... Ai banchetti si incontra sempre la stessa gente.»

«Ci avete mai parlato?»

«Niente di più che qualche frase di circostanza.»

Livia la scrutava con attenzione, ma in quel momento ammorbidì l'espressione austera con un sorriso falso. «Mi sarebbe piaciuto chiacchierare di più con voi, ieri sera.»

Balbina arrossì nuovamente. «Oh, anche a me!»

«Ora abbiamo tutto l'agio di recuperare il tempo perso. Ditemi, cosa pensa vostro marito di questo nuovo traguardo raggiunto da Augusto?»

Balbina non doveva aspettarsi quella domanda, perché prese tempo, sventolandosi il volto accaldato. «Oh, non saprei, non parliamo di politica a casa.»

«Avrà detto qualcosa riguardo al mio invito per voi.»

«È solo contento che io passi del tempo in vostra compagnia.»

«Cosa pensa della politica di Augusto? È un sostenitore o un avversario?»

«Io...»

«Teme il successore di Giulio Cesare? Teme che Augusto diventi un nuovo dittatore?» la incalzò Livia, senza nemmeno lasciarle il tempo di elaborare una risposta.

«Non...»

«Lo danneggerebbe, se potesse?»

«Danneggiare?»

La morte dell'arpiaLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora