Dodicesimo giorno prima delle Calende di febbraio (21 gennaio)
Era stato un funerale semplice, e non avrebbe potuto essere altrimenti, dato che la morta era una donna. I Papiri avrebbero dato sfoggio della loro ricchezza e potenza di lì a due giorni, data in cui era stato fissato il ben più grandioso funus del paterfamilias. Ma, per quel giorno, le preghiere erano state dette, gli dèi dell'oltretomba ingraziati con le libagioni e ora i pochi invitati - la maggior parte dei quali erano semplicemente curiosi di saperne di più sulle circostanze di quell'ultima, inaspettata morte - sciamavano lentamente fuori dalla domus nel Velabro, pronti ad arricchire i pettegolezzi di paese.
Livia Drusilla, naturalmente, si trattenne e nessuno di coloro che la videro gironzolare per il triclinio e partecipare al banchetto funebre osò questionare il suo diritto a essere lì.
L'imperatrice passeggiava e osservava.
La famiglia al completo si era riunita per quella triste occasione. Anche la famigerata Aureliana, la gemella di Papiria, aveva lasciato l'Atrium Vestae per porgere il suo ultimo saluto alla madre. Non avrebbe potuto essere più diversa dalla sorella: alta e flessuosa, con i capelli corvini sapientemente acconciati sotto al velo, magnetici occhi verdi identici a quelli del fratello, labbra rosse e fin troppo voluttuose per appartenere a una vestale, seni alti e svettanti, gambe lunghe e tornite. Livia si domandò come, da due genitori come Cosso e Aurelia, avessero potuto uscire due bei giovani come Aureliana e il fratello maggiore. L'unica che sembrava appartenere di diritto a quella gens era la povera Papiria, che il lutto aveva imbruttito ancor più.
In quel momento sedeva in un angolo, il volto smunto e preoccupato. Suo fratello stava parlando con Aureliana, abbastanza distanti perché lei non potesse udirli. La bella Fabia, invece, stava intrattenendo due bambini: uno era Emilio, il figlio di Papiria, mentre l'altra era una bella bambina dai capelli rossi e Livia non faticò a indovinare che fosse la figlia di Fabia e Cosso. Doveva avere all'incirca due anni ed era adorabile, la classica bimba capace di sciogliere anche il cuore più duro e di costringere la gente a toccarle i riccioli soffici e stringerle le guance paffute e rosee.
Il senatore Cervo, marito di Papiria, sembrava quello meno toccato dalla nuova tragedia. Aveva appena sepolto la suocera, tempo due giorni e avrebbe sepolto anche il suocero. Morto più, morto meno, a lui che interessava?, sembrava dire la sua espressione serena, mentre divorava tutto ciò che gli schiavi gli mettevano sotto al naso.
Livia si avvicinò a Papiria, sprofondata nel triclinio. «Volevo porgervi le mie più sincere condoglianze» disse, sedendole accanto.
«Grazie, imperatrice.» I suoi occhi erano spenti, l'espressione assente. «È un periodo davvero nero per la mia famiglia. Penso realmente che gli dèi ci abbiano maledetti.»
«Gli dèi hanno troppo da fare per occuparsi di noi. C'è un uomo dietro la morte dei vostri genitori, non una divinità.»
Papiria sospirò e osservò ciò che restava della sua famiglia, tutta riunita dentro la grande sala. «Avete scoperto qualcosa?»
«Diverse cose.»
«Il vostro medico vi è stato d'aiuto?»
Livia aveva spedito Asclepiade a casa dei Papiri non appena era rientrata dalla sua prima spedizione fallita a "L'antro di Venere". Le avevano sottratto il corpo di Cosso da sotto al naso, ma non avrebbe rinunciato alla possibilità di farlo analizzare al suo medico. Non appena il greco era arrivato al Palatino e le aveva riferito le sue osservazioni, Livia gli aveva esposto il suo dubbio, lo stesso che aveva anticipato a Ottaviano. Lui aveva promesso che avrebbe consultato un collega, esperto di veleni, e le avrebbe riportato al più presto una risposta.
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La morte dell'arpia
Fiksi Sejarah27 a.C. Ottaviano è stato appena nominato dal senato imperatore di Roma. Livia decide di invitare a un banchetto tutte le matrone più in vista della città, per sondare l'opinione dei loro mariti senatori al riguardo. Aurelia è la moglie del senatore...
