«Ti starai chiedendo perché siamo qui nel mio ufficio» afferma il comandante ed io annuisco un po' incerto.
«Siamo qui perché come ho già detto al tuo amico voglio parlarti, seriamente» e lo capisco che è serio, specialmente dal suo tono di voce.
«Che mi volete dire comandà?» provo ad essere amichevole.
Mi guarda per qualche istante poi prende una sedia, la mette di fronte a me e si siede sopra.
Ora ci troviamo l'uno di fronte all'altro.
«Ciro io ho provato tante volte a farti cambiare vita. Penso che te le ricordi anche tu le volte numerose volte in cui ho provato a farmi ascoltare da te ma senza successo»
inizia il suo discorso e io mi limito ad annuire.
«Ecco, ora potresti chiederti come mai ci tenessi così tanto ad aiutarti. Beh - fa una pausa - non è qualcosa di personale con te ma ha molto a che fare con me. Vedi Ciro, io - sospira - è da quando faccio questo lavoro che desidero che voi ragazzi capiate che esiste un'altra opportunità, una vita migliore, e farò sempre il possibile affinché voi la vediate quest'opportunità. Lo faccio perché in qualche parte dentro di me io credo in voi. Perché per me pensare che qualcuno di voi non possa salvarsi sarebbe troppo doloroso da sopportare, tutti possono salvarsi» il comandante finisce momentaneamente il suo discorso e mi guarda.
«Mi stai ascoltando?» mi chiede.
Il mio silenzio forse gli fa pensare che mi sia distratto ma non è affatto così.
«Sì, certo che vi sto ascoltando» cerco di rassicurarlo.
Non sono pronto a dirgli qualche parola in più anche perché immagino che debba ancora dirmi altro. Preferisco aspettare che finisca di parlare e poi gli risponderò.
«Avevo un amico. Un amico che si chiamava proprio come te. Ci conoscevamo da tutta una vita: eravamo inseparabili, un po' come te e quell'altro coglione di Edoardo» dice affettuosamente scuotendo la testa.
«A volte, quando guardo te ed Edoardo, mi ricordate proprio me ed il mio amico» aggiunge con lo sguardo perso.
«E... siete ancora amici ora?» chiedo ma ho paura di sentire la risposta.
Il comandante si passa una mano tra i capelli come a voler scacciar via dei pensieri pesanti ma senza successo.
«Lui non c'è più - sospira - e ti lascio immaginare il motivo, anzi no te lo dico io. L'hanno sparato perché aveva sbagliato a portare un carico di droga e si stava facendo quasi scoprire. Un errore, uno stupido errore che gli è costato la vita perché nel vostro mondo di merda non sono ammessi sbagli o distrazioni. È morto tra le mie braccia e le sue ultime parole sono state "Massimo io non sono riuscito a salvarmi ma promettimi che tu riuscirai a salvare altri ragazzi"» gli occhi del comandante diventano lucidi nel ricordare questa storia dolorosa per lui.
Mi sento un po' in colpa per ciò che mi sta raccontando. Quel ragazzo, come me, aveva una lunga vita da vivere e non ce la fatta. Io invece sono qui, sono vivo, e comunque ho mandato a puttane la mia vita per diverso tempo, ma adesso basta.
Quel ragazzo potevo essere io e non c'entra solo il fatto che aveva il mio stesso nome.
Purtroppo lui non è riuscito a salvarsi ma io sono ancora in tempo e non posso sprecare la mia vita così.
«Mi dispiace tanto per il vostro amico. Perché non me l'avete raccontato prima?» gli chiedo e lui ridacchia amaramente.
«Saresti stato davvero disposto ad ascoltarmi?» chiede come se sapesse già la riposta ed io non rispondo confermando i suoi pensieri.
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𝐅𝐨𝐥𝐥𝐢𝐚 𝐝'𝐚𝐦𝐨𝐫𝐞 || 𝐂𝐢𝐫𝐨 𝐑𝐢𝐜𝐜𝐢.
Fanfiction«Qual è stata la pazzia d'amore più grande che tu abbia mai fatto?» «Quella che farò a breve» -Storia ispirata alla celebre serie tv italiana "Mare Fuori". Attenzione: per leggere la storia non è necessario aver visto la serie e/o conoscere le din...
