Capitolo 21

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Sono appoggiata alla finestra di camera mia, amareggiata, il mio passatempo dell'ultimo quarto d'ora è stato guardare il parcheggio delle macchine.
Parcheggio senza macchine tra l'altro, lo capisco con questo sole spacca rocce nessuno vorrebbe lasciare fuori la macchina.

Sento una presenza dietro di me, il respiro sul mio collo lasciato scoperto dalla coda alta.
Mi giro velocemente verso il mio disturbatore e i nostri nasi sono a una distanza decisamente compromettente.
"Chi ti ha dato il  permesso di entrare in camera mia?" chiedo a Benjamnin allontanandomi velocemente da lui.
"La mia presenza ti infastidisce?" chiede con un ghigno in volto prendendo in mano dei fogli di economia lasciati sulla scrivania, dovrei iniziare a studiare... ho ancora tempo dai.
"Te che dici?" gli chiedo alzando un sopracciglio.
"Beh, che sei molto contraddittoria, visto che quando hai visto l'ape la mia presenza sembrava molto gradita".
"Si ma come scudo umano, oggi non servi" specifico mentre lui mi rivolge uno sguardo divertito.
"Volevo solo accertarmi come stavi, dopo la rottura con Kamil" dice.
"Aspetta, e tu come diavolo lo sai?" chiedo sospettosa.
"Quando ho visto le persone uscire ho deciso di rientrare, ed è lì che vi ho sentito litigare".
"Hai origliato Benjamin Harris?" chiedo con tono accusatorio.
"È diverso, ero costretto ad ascoltare visto che abito qui anch'io, era inevitabile" si giustifica.
"Certo 'inevitabile'" lo scimmmiotto prendendolo in giro.
"Dai, penso ti faccia bene sfogarti, ti ascolto" dice sedendosi accanto a me sul letto, decido di mollare la presa sulla finestra e girarmi verso di lui.
"Vuoi davvero che mi sfoghi con te sull'argomento ragazzi?" gli chiedo dubbiosa.
"Chi meglio di me sa cosa pensano?".
"Ma tu sei il mio peggior nemico" spiego.
"Beh si mi piace interpretare più ruoli, e poi non c'è gusto a farti perdere le staffe da depressa" lo guardo scocciata mentre si mette a ridere, certo ha detto una cosa simpaticissima, a parer suo.

Non avrei mai e poi mai pensato che io e Benjamin ci saremmo ritrovati sul mi letto mentre gli parlo della mia storia d'amore finita in malo modo mentre lui mi ascolta. È decisamente troppo strano e pensavo anche impossibile fino a qualche tempo fa, ma forse fino ad ora avevo solo visto una maschera, una facciata di Benjamin.

"Niente storie, te alla festa vieni!" mi urla Kira dall'altro lato del telefono, ha scoperto che oggi su terrá una festa tra tutti quelli dell'ultimo anno delle superiori in titta Gibilterra ed è letteralmente impazzita.
"Ma io ho le mie cose da fare" cerco una scusa mentre cerco una merenda da fare nel frigo e negli scompartimenti della cucina ma sembra essersi dileguato ogni forma di nutrimento.
"Per bere la camomilla hai tempo fino a settant'anni e i film di Spider-man muoviti a fare un figlio e potrai vederlo tutte le volte che vuoi senza me che ti rompo le scatole per uscire, ma non hai nessuna di queste cose quindi ti aspetto all'ingresso di casa tua per le otto di sera" dice così tanto velocemente che non mi lascia nemmeno il tempo di pensare a cosa ribattere e poi attacca subito. Perfetto, devo uscire e stare con i figli degli inferi più crudeli di tutti, i miei coetani.

Per la festa opto per un vestito lungo giallo pastello, con spalline sottili e uno spacco sulla gamba. I capelli li ho tirati indietro con una treccia a metà. E ovviamente i tacchi non potevano mancare, mi faranno male i piedi me lo aspetto.

Sono in soggiorno quando suona il campanello, per cui dopo aver salutato mio papà mi dirigo all'uscita ma proprio in quel momento stava tornando a casa Benjamin.
Ci troviamo entrambi sull'uscio della porta, io che esco e lui che entra, sotto il chiarore del sole aranciato e la brezza del tramonto già al suo termine.
Mi guarda dal basso all'alto, completamente immobilizzato.
"Harris, ho già fatica a camminare di mio su sti trampoli, ti prego non peggiorare la situazione diventando un ostacolo vivente" cerco di sdrammatizzare la situazione, molto imbarazzante.
"Invidio tutti i ragazzi che oggi potranno ammirarti alla festa" dice in un sussuro a malapena udibile ma che sento benissimo e scommetto di essere diventata bordó.

Quella dannata estateDove le storie prendono vita. Scoprilo ora