Quando torno a casa da scuola mio fratello viene sentito da tutto il condominio lamentarsi.
"Siamo a marzo e le giornate sono stupende, eppure ho il raffreddore con il naso tappato e il mal di gola. Non capisco se è sfortuna oppure ho gli stessi anticorpi di un palo della luce" parla al telefono andando avanti e indietro per il salotto, sotto il mio sguardo perplesso.
Dopo due minuti che continuavo a guardarlo male decide di riattaccare.
"Non guardarmi con quella faccia, mio dio sono anche indietro a dare un esame".
"Non mi interessano i tuoi problemi, basta che non mi attacchi le tue maledizioni" commento.
"Vieni ad abbracciare il tuo fratellone!" dice inziaindo a rincorrermi.
"Vai via!" gli urlo scappando da lui.
Dopo mezz'ora passata a scappare dal mio stesso sangue, lui decide di rinchiudersi in camera per studiare, io invece controllo le email scolastiche per vedere se posso partecipare al giornalino scolastico, e infatti sono stata eccetata.
Verso sera mi preparo la camomilla e prendo il monopolio del divano, sopratutto della televisione per farmi la maratona di Spider-Man.
Vengo interrotta alla fine del primo film da mio fratello.
"Justin è qui" riferisce a me e a mio padre che stava controllando delle carte, è un carabiniere e il maresciallo da quello che ho capito voleva dei documenti importanti.
"Beh vuoi lasciarlo fuori casa? Digli di entrare" risponde nostro padre.
Ecco la mia maratona può dirsi conclusa, irritata spengo la televisione.
Quando Justin entra in casa mi sento la testa in disordine, come se fossi travolta da un tornato e molto confusa.
"BUonasera Patrick, Dennis e Elizabeth" saluta.
"Ciao Justin, cosa ti porta qui?" chiede mio padre dandogli una pacca affettuosa sulla spalla.
"Sono venuto a riferirle da parte di mio padre che il nonno è morto" dice Justin, in effetti solo ora mi accorgo i suoi occhi lucidi.
"Mi dispiace tantissimo Justin, so quanto la tua famiglia amava quell'uomo, per ogni cosa la nostra famiglia c'è per voi" dice mio padre abbracciandolo.
"Forza" dice Dennis abbracciando anche lui Justin.
"Mi dispiace molto" gli dico abbracciandolo, come tutti della mia famiglia hanno fatto.
"Grazie" dice lui per poi andarsene.
Potrei dire che tra me e Justin per me è stato amore a prima vista, ma non è vero.
Avevamo otto anni entrambi, mia madre è mio padre avevano appena divorziato, e dovettero passare altri cinque anni prima che riuscisse a prendere la mia custodia e andarsene a Oxford con me.
Anche per questo motivo non potevo lasciare che se ne andasse così, solo dopo averli detto mi dispiace.
Scappo fuori di casa correndo gli dietro e alla fine si ferma aspettandomi dopo averlo chiamato per cinque chilometri.
"Perchè sei tornata indietro?" mi chiede non girandosi verso di me.
"Tu l'hai fatto quando mia mamma ha divorziato" spiego.
"È stato molto tempo fa" dice girandosi ora verso ddi me.
"Non cambia" mormoro avvicinandomi a lui.
"È stato orribile!" dice con voce serrata "C'era troppo sangue avevo la sua mano nella mia, e un minuto dopo si è irrigidito di colpo" ora sta piangendo, ed io con lui, ma dopo nemmeno cinque minuti spalanca gli occhi, come se si rendesse conto che sta piangendo davanti a me e si asciuga la lacrime velocemente, per poi riprendere la sua facciata da annoiato perenne.
Quando mia mamma ha dovoziato era una settimana di giugno, mio fratello era alle medie e Benjamin alle elementari. Eravamo rimasti a casa Harris solo io e Justin, e suo papà. Visto che sia io che Justin stavamo male, mia madre pensava che ad entrambi ci facesse bene un po' di compagnia.
Stavamo guardando i cartoni Disney da tutta la mattina finché non sono scoppiata a piangere ripensando a mia mamma e mio papà.
Il signor Harris stava impazzendo, è stata un'idea di Justin di portarmi al mare, anche se ha insistito davvero tanto con suo oadre perché avevamo un po' di raffreddore ma lui sapeva quanto mi calmasse e una volta lì mi ha regalato cinque conchiglie.
"Non piangere Beth, guarda quanto sono belle" mi ricordo che mentre le guardavo avevo veramente smesso di piangere, ecco quella è stata la volta in cui mi sono innamorata di lui.
Guardo le sue scarpe Armani e poi gli dico: "Meglio se ti toglio le scarpe".
"Perchè?"
"Potrebbero sporcarsi" dico per poi fargli cenno di seguirmi e condurlo al mare.
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Quella dannata estate
AdventureElizabeth Adams dopo aver reso la vita impossibile a sua madre, che dopo il divorzio è andata a vivere a Oxford in Inghilterra, viene costretta a ritornare in Gibilterra da suo padre e suo fratello maggiore. Il suo incubo, vuole andarsene e ritornar...
