Elizabeth Adams
Mio fratello è un'imbecille! Partire senza di me? Che idiota, sono sicura che è stato lui a dare l'idea a nostra madre di bloccarmi la carta, ne sono certa, è ora i miei acquisti che fine faranno?
Me ne sono accorta quando, a pranzo, sono andata con Kira in questo cafe, e dopo essermi presa una zuppa con gamberetti, al momento del pagamento la carta non funzionava.
Fortunatamente Kira è stata disposta a pagare anche per me.
"Momento di allenamento ora!" annuncia Kira Mentre camminiamo in mezzo agli alti palazzi che oscurano la vista del mare.
"Chi arriva prima deciderà la sequenza degli allenamenti!" urlo iniziando a correre con la mia amica alle calcagna.
"Ricordati Ki, quando morirò cancella la nostra chat" le dico dopo sedici squat, con dieci chili da tenere.
"Sei freschissima Beth, puoi farcela" dice la sua voce che mi arriva lontano.
"No" sto morendo, tra un po' inizierò a vedere la luce.
"È arrivato Justin" sento, e subito mi tiro su, come se stessi facendo il primo squat.
"Che tragica, vedi che c'è la fai, è Justin non c'è nemmeno, era solo per farti rendere conto della tua drammaticità".
"Divertente" mormoro poco divertita.
Il pomeriggio, dopo una bella doccia vado verso ogni posto possibile sulla faccia della terra per trovare un luogo che mi assuma.
Ho bisogno di soldi.
Mentre percorro la strada che si affaccia sul mare, trovo una scimmia che mi guarda seduta sulla staccionata.
"Te si che vivi una bella vita, amica mia" le dico amareggiata, già sette posti mi hanno rifiutata, la mia ultima possibilità è l'agenzia di nuovi talenti si pone dinanzi a me, non è molto invitante.
Il muro è chiaramente in via di estinzione, se ci sposassi una mano sopra tutto il colore cadrebbe via sulle mie mani, a fianco c'è un meccanico per cui inizio a senitere odori di olio, benzina che mi fanno arricciare il naso.
È la mia ultima opportunità.
L'interno è abbastanza accogniente, dopotutto, noto una ragazza riccioluta al banco, sorridente.
"Scusa, sono qui per trovare un'impiego" le dico.
"Sei una cantante o ballerina?" mi chiede non guardandomi negli occhi.
"No?" dico un po' perplessa.
"Non ci serve altro staff, puoi andartene" dice alzandosi in piedi all'arrivo di un cliente vestito di tutto punto, capisco che non ho un'aspetto incantele, ma ho appena rischiato di morire di squat, un po' di commpassione!
Guardo il tizio con occhiali da sole e la chitarra acustica in mano, la ragazza riccioluta è girata di spalle, per cui decido di entrare comunque, ho bisogno di lavoro e questa è la mia ultima spiaggia.
All'entrata dopo la sala d'attesa è incredibile, è tutto molto elegante ma al tempo stesso spoglio, davanti a me passano continuamente persone, ad esempio sono appena passate due ragazze vestite da discoteca che provavano dei passi di danza mentre andavano verso una porta bianca, suppongo un angolo per le prove.
Noto una ragazza che già conosco camminare con lo sguardo fisso sul telefono.
É Kayla certo! Una delle molteplici ragazze a scuola sempre incollate a Benjamin, le vado incontro.
"Scusa, sai dov'è il capo? Voglio fare un colloquio" dopo queste mie parole, lei mi guarda dall'alto in basso, mi sta chiaramente giudicando, e poi con un sorriso sprezzante mi indica un uomo in piedi nella grande stanza che con gli occhiali da sole, che sta chiaramente cercando qualcuno.
Mi dirigo sicura verso il capo, ha ancora gli occhiali da sole addosso nonostante siamo dentro, anche lui è vestito di tutto punto, il Rolex che ha al polso mi fa capire che questo posto è perfetto per me, in mezzo ai diamanti sono a casa.
Assumo il comportamento che più si addice a questo posto, se voglio lavorare qui.
"Mi scusi, lei è il capo qui?" gli chiedo con autorevolezza.
"E lei sarebbe?" con un sorriso sgargiante gli do la mano e la stringo: "Sono Elisabeth Adams".
"Ok, e cosa vuole?" chiede scocciato.
"Lavorare qui" e lui mi guarda attentamente.
"Non prendiamo bambine" rimango a bocca aperta.
"Ho diciotto anni, è un'età legale per lavorare" ribatto.
"Non da me, vai via" mi liquida con la mano.
"Dov'è quel deficente?" brontola tra se e se il capo.
"Jonahthan, non ho trovato il volto dell'agenzia" dice un ragazzo di origine algerina.
"Cerca ancora, quell'idiota mi sentirà poi" dice Jonathan il capo arrabbiato.
Il ragazzo algerino prima di andarsene sposta lo sguardo su di me.
I suoi occhi si spalcano come sospresi e poi mormora: "Anais" e dopo se ne va come traumatizzato da me.
Noto Jonathan rimanere a guardarmi.
"Che cè?" gli chiedo, lui guarda nella direzione dove l'algerino è sparito, per un po' di tempo, dopo mi chiede se sono veloce a correre.
"Certo" rispondo.
"Sei assunta come assistente del fotografo, ha bisogno di una mano, ma al primo casino sei licenziata".
"La ringrazio" gli dico e corro verso il fotografo algerino per dirgli che sono la sua assistente.
Corro verso il grande corridoio composto di muri bianchi e colonne beige, e faccio un cenno messa in soggezione dai poliziotti che mi guardando correre come una forsennata, non vendo droga, io no.
Sento un gran trambusto dentro una stanza con la porta chiusa, ma visto che non ho idea di dove sia andato il fotografo entro in quella stanza.
"Kamil, non è colpa mia se la tua ragazza ha voluto ballare sensualmente con me, si vede che non la soddisfacevi abbastanza" sento dire da una voce che riconosco troppo bene.
Benjamin, diretto verso il fotografo, solo che non capisco cosa ci faccia una fila di persone rimaste lì a guardare tutta la scena.
Mi faccio largo e noto la ragazza in questione dietro a Benjamin che guarda spaventata Kamil.
La ragazza è Kayla, ovviamente.
"Hai tutte le ragazze che vuoi Benjamin, proprio lei dovevi sceglierti?!" chiede Kamil visibilmente arrabbiato.
"Non sono io che sclego, loro vengono da me, e se ho voglia esaudisci i loro desideri" a queste parole della rabbia mi accende dentro, muovo un passo e un sonoro pugno si sente all'interno del salone.
Ho appena dato un pugno a Benjamin Harris, che ora mi sta guardando in cagnesco.
"Il tuo cervello stava sparando troppe cavolate, gli ho fatto un favore fidati" ricambio lo sguardo torvo di Benjamin.
"Entri qui come se nulla fosse e pensi di comportarti come fai di solito, tesoro, questo posto è mio, e ti assicuro che da qui viva non esci" dice minaccioso al mio orecchio dopo avermi preso il braccio in una morsa, lo sta stringendo così tanto da farmi male.
"Mi fai male" ribatto a denti stretti, con le lacrime che cacciano di uscire dal dolore.
"Oh ora ti faccio male tesoro? Sai che anche il tuo pugno ha fatto parecchio male, forse stavolta ci penserai due volte a provocarmi" dice lasciandomi con un movimento brusco il braccio, ho i segni delle sue dita.
"Sono la tua assistente Kamil" dico al ragazzo algerino dopo che Benjamin se n'è andato.
In risposta mi fa un pollice in su, ancora sconvolto da quello che è successso.
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Quella dannata estate
AventuraElizabeth Adams dopo aver reso la vita impossibile a sua madre, che dopo il divorzio è andata a vivere a Oxford in Inghilterra, viene costretta a ritornare in Gibilterra da suo padre e suo fratello maggiore. Il suo incubo, vuole andarsene e ritornar...
