Capitolo 13

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Tyler Clark

"Hai fatto una cavolata" mi riprende il mio migliore amico.
"Lo so" cos'ho fatto? Ho chiamato un po' di volte Elisabeth ma continua a non rispondere alle mie chiamate, non le ho scritto, quindi non puo' bloccarmi, però non risponde!
Karim, il mio migliore amico, mi guarda seccato, ormai non ne può più.
"Ok basta, non parliamone più" annuncio.
"Ok, bene" mi risponde Karim.
"Ma sai cos'è che mi da più fastidio?" gli domanod, e lui mi lancia un'occhiataccia.
"Ty piega i vestiti sulla sedia!" sento urlare da mia mamma, che successivamente appare da dietro la porta della mia stanza.
"Ma ho piegato quelli di ieri!" mi lamento.
"Io ho piegato quelli degli ultimi diciotto anni" mi risponde, e perciò sono obbligato a piegare i vesititi con Karim che mi guarda ridendo.
Io di risposta gli tiro una maglietta, che lui prende al volo mentre sta ancora ridendo.
"Mi fa male la pancia ti giuro!" dice tra le risate.
"Ma come fai a ridere guardandomi piegare i vestiti" mentre lo dico inizio a ridere anche io, a causa della sua risata contagiosa.
Ma di colpo smetto di ridere, accorgendomi di una cosa.
"Che c'è?" mi chiede Karim, notando che qualcosa non va.
"Mi sono dimenticato il suono della sua risata" ammetto e Karim mi guarda confuso.
"Ma se la vedi a scuola quasi tutti i giorni" ribatte lui.
"È diverso! So perfettamente tutte le sfumature dei suoi occhi, ma la sua risata, me ne sono diemnticato" dico stizzito.
"Devi avere autocontrollo nella vita, anche se vorresti correre da lei, devi rimanere ancorato a terra, pensare a quello che è meglio per te, smettendo di guardare al passato e guardando al futuro" si raccomanda il mio amico guardandomi dritto negli occhi.

Il pomeriggio Karim ed io ci mettiamo a studiare matematica per l'esame di dopodomani, il ritorno dalle vacanze primaverili.
"Voglio spararmi in testa" mormoro.
"Siamo in due" mi assicura Karim mentre prende una coperta, oggi è nuvoloso e il mio amico è abituato a temperature tanto alte.
"Beh anche oggi vai a lavoro?" mi chiede Karim alzandosi e andando fino al terrazzo.
"Si certo, come ogni giorno alle quattro del pomeriggio" rispondo.
"E non ti conviene avviarti?" mi chiede.
"Sono solo le tre, perchè tanta fretta?"
"Amico, ieri l'ora si è spostata di un'ora avanti!" mi risponde sorridendo per il suo scherzo geniale suppongo.
"Ah cavolo... è vero, vabbè a dopo!" rispondo correndo fuori di casa.
Ormai Karim non perde tempo a prendermi in giro ogni giorno della mia vita.

Penso che il mio capo si arrabbierà tantissimo con me.
Lavoro come tirocinante in una casa di moda, è il mio sogno e ho paura che lo stilista per cui lavoro vorrà strapparmi i capelli da quanto è arrabbiato, non pretende ritardi, e non li tollera nemmeno.
Sono nei guai.

Karim Reyes:

Karim Reyes:

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