Capitolo 19

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L'appuntamento con Kamil non è stato male, abbiamo mangiato ed era veramente ottimo il cibo, ha cercato di avvicinarsi a me, e qualcosa c'è stato, un quasi bacio ma poi d'un tratto Dennis mi ha chiamato.
Mi ha disturbato solo per chiedermi se posso spedirgli la sua maglietta, maglietta che indosso ora che sto andando a lavoro.
Quindi si, avete capito bene, non vedrà mai  più la sua maglietta, se n'è andato e se ne è dimenticato? Perfetto vuol dire che adesso il suo armadio è mio.

Il lavoro è iniziato bene, o meglio da ora di prospetta bene.
Stamattina mi ha svegliato quell'elefante di Benjamin, non sa fare silenzio ha sbattuto contro lo spigolo del bagno tanto che ha tirato un urlo di dolore che mi ha svegliato.
E poi a scuola beh, non è successo granché, abbiamo ascoltato tre ore su due, la presentazione della facoltà di amministrazione aziendale, non lo sceglierò mai, non so nemmeno se voglio rimanere a Gibilterra, penso che per il mio futuro all'università andrò da qualche altra parte.

A lavoro ci sto prendendo la mano velocemente, ho iniziato a fare i turni serali, vado meglio più che altro, ma l'unica cosa di mia sola competenza è attualmente, creare dei volantini per presentare il film di Benjamin e Adelaide.
Le foto che utilizzo sono di Kamil, praticamente il mio è solo un fattore estetico, e me la cavo bene.
"Hai finito il tuo lavoro?" mi chiede Kayla sprezzante come il suo solito.
"Ho cominciato da dieci minuti" dico girandomi verso di lei e distogliendo lo sguardo sul mio computer.
"Beh, muoviti, il capo vuole anche una relazione sulla storia di Benjamin della sua fama" dice Kayla ed io alzo gli occhi al cielo, perfetto sono costretta a stalkerare Ben. Fantastico.

Ho bisogno di una pausa caffè, sono passati 20 minuti perciò è tutto legittimo.
Solo che metre finisco il bicchierino sento una ragazza alzare molto la voce dentro una porta chiusa.
Spinta dalla curiosità la apro un pò, e noto un ragazzo circa della mia età, mi pare che sia un amministratore delegato.
Però sta visibilmente impotunando una ragazza dai lunghi capelli neri.
Vedendo prenderle i polsi, e stringere decido di intervenire, non chiamo aiuto perderei solo tempo, ma posso cavarmela da sola.
"Ei!" urlo spalancando la porta.
"Stavamo parlando" si difende il tipo.
"Come no" dico, nel mentre la ragazza si avvicina a me e le faccio cenno di andare via, così fa.
"Beh, vuoi prendere il suo posto?" mi chiede scocciato.
"Per niente" dico disgustata mentre mi guarda dal basso in alto come se mi stesse studiando.
"Però sei abbastanza carina" dice a se stesso mentre mi avvicino alla porta per uscire.
Vengo bloccata da lui che facendo pressione sul mio polso cerca di baciarmi, ma io gli do un calcio sulle parti basse, tanto da farlo lasciargli la presa su di me.
Però quando nuovamente cerco di uscire mi prende per il piede facendomi cadere.
Proprio mentre si posiziona sopra di me mentre cerco di divincolarmi entra dalla porta in fretta e furia il mio salvatore.
Ironia della sorte chi è? Benjamin.

Benjamin nemmeno mi guarda, prende il tizio dal colletto togliendomelo di dosso.
"Spazzatura sei" gli intima quasi ringhiando Benjamin.
"Non farmi del male" sussurra il tizio, che nel frattempo ha cambiato completamente atteggiamento.
"Devo pensarci" gli dice Benjamin mentre con l'altra mano gli serra la gola mentre il ragazzo trasalisce.
"Un'altra volta, importuna anche solo un'altra ragazza e sei morto, mentre ora sei licenziato" sentenzia Benjamin.
"Cosa?" chiede lui quasi offeso.
"Hai sentito" dice scocciato Ben, in quel momento arriva di colpo la ragazza di prima insieme a Kamil.
"Che succede?" chiede Kamil evidentemente preoccupato.
"Kamil, fa qualcosa nella tua vita, porta fuori questo ragazzo e mettici degli impiegati della sicurezza, non lo voglio più vedere qui dentro" dice Benjamin risoluto, Kamil annuisce ma prima di andare si rivolge a me: "stai bene?"
"Non preoccuparti" gli rispondo sorridendogli, e poi se ne va.

Quando tutti se ne sono andati, tipo importunatore compreso, siamo rimasti solo Benjamin ed io nella stanza.
"Grazie" dico a Benjamin mentre mi controllo la caviglia seduta su una sedia, è rossa.
"Credi che l'abbia fatto per te?" mi chiede con superiorità.
"Di fatto ero io quella che era molestata, mi pare" spiego.
"E tu fai parte dell'azienda, se si sa in giro sarebbe nei guai".
"Pensi solo a questo vero? Delle persone almeno te ne frega qualcosa?!" chiedo acida.
"Me ne fregava qualcosa! Di mio padre, ma è morto, tutti quelli che mi stanno intorno, e prima ancora mio nonno!" alza la voce.
"Devi smetterla di guardare al passato" continuo a dire calma.
"Smettila di dirmi cosa devo fare, non sai niente" sibila avvicinandosi a me.
"Proprio per questo posso vedere oggettivamente quanto il passato ti faccia star male, basta guardare tuo fratello, è ossessionato dal trovare l'assassino" spiego.
"Stai continuando a farmi la paternale, smettila".
"Voglio solo aiutarti Ben" lui mi rivolge uno sguardo freddo.
"Non chiamarmi così" sbotta.
"Possibile che vuoi farti odiare?"
"Da te si, vai odiami quanto ti pare, magari così mi lasci in pace" dice voltandosi e dandomi la schiena.
Al che mi alzo e dico: "non capisci proprio nulla vero? Dopo tutta la nostra infanzia insieme mi odi senza alcun motivo apparente" dico irritata.
"Si ti odio, e ora torna a lavorare, altrimenti ti sbatto fuori come quel molestatore" ordina in tono autoritario.
"Freddo egoista" dico prima di andarmene sbattendo la porta.

"Freddo egoista" dico prima di andarmene sbattendo la porta

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