*LEGGEREDITORE, 2025📖
Ester è una ragazza di venticinque anni che lavora in una caffetteria particolare, dove i caffé vengono serviti con decorazioni floreali. Quando la sua collega e amica Emma è costretta ad andare a trovare suo padre in un radun...
«Tra poco dovrebbe andare meglio», disse Finntal, mentre ero ancora raccolta nelle sue braccia, soggetta alla marcia svelta del suo passo in un corridoio aurato.
Sapevo che si stava riferendo agli effetti della sorgiva in cui era stato a farsi un bagno al largo, con discrezione, ma per quanto li stessi pian piano smaltendo, non andava affatto meglio.
Al contrario, il piacere in cui ero stata tenuta sedata dal Myrio, nascosta dall'effervescenza delle speranze terrestri, stava lasciandomi scoperta a tutto.
«O peggio.»
Alla mia risposta, il suo mento arretrò quel poco, per dare modo ai suoi occhi dalla tonalità pervinca e oceano di valutarmi un istante, e riprendere a fissare avanti.
Spostai lo sguardo, e mi accorsi che stavamo salendo di un piano; qualsiasi suddivisione della dimora era stata studiata per essere il sogno più prezioso mai realizzato.
La balaustra della rampa era laboriosamente flessa in archi di nebulose, la mobilia al livello superiore in cui eravamo arrivati, in materiali di una essenza rilucente non conosciuta e in uso sulla Terra.
Cercai di concentrarmi sulla sua fronte rilassata, mentre venivo trasportata più in alto nel Palazzo, sulle sue labbra ricche di terminazioni magiche, e intrattennere la strana immaginazione di sentire la sua k disegnata, scorrere sotto le mie dita.
Vivevo l'attrito tra la potenza di un reggente di quella abitazione, dai cui capelli scendevano tracce di una infinità di desideri, di uno splendore ammutolente, e la debolezza che avevo fatto mia da Zeno.
Finntal entrò da una porta già aperta, e un ampio soggiorno si aprì intorno a noi, dalla cui lunghissima vetrata si poteva assistere alla socialità della sala inferiore, da dove ero passata prima di seguire Ainel.
Mi ripose su una poltrona chaise longue, e il velluto beige lo sentii davvero comodo dietro la schiena, molto più che essere tenuta issata da lui.
Scoprii di riuscire con lentezza a sistemarmi da sola, le sensazioni di non potermi più muovere come preferivo si erano ridotte, come mi aveva auspicato.
Provai ad ambientarmi, ma era impossibile, perché la gran parte degli accessori in esposizione sugli scaffali, erano totalmente nuovi e privi di funzionalità terrestre.
Troppi oggetti catalizzavano la mia attenzione, suscitando curiosità e mistero, potevo soltanto tirare a indovinare su che cosa fossero, ma ero certa non ci sarei andata neanche vicina a capirlo.
Mi domandai quanto principessa avrei dovuto sentirmi, in quel luogo facoltoso della mia stella, insieme a qualcuno che aveva una buona parte di popolo a sperare di incontrarlo, riunita all'atrio sottostante.
Eppure non mi sentivo nulla di ciò, ero sempre la Ester della Bottega, che non aveva trovato somiglianza da nessuna parte con i fiori del suo mondo.
Finntal si tolse dalla mia visuale, sedendosi su un'altra poltrona, adiacente a una struttura che sembrava proprio un telaio, e che lui notò m'interessava.
«So di qualcosa di simile, nel tuo pianeta», disse, e muovendo una mano davanti alla costruzione, apparvero fili verticali che emanavano una luce tenue, che a tratti si scindeva in minuscoli globi.
«Crei tu l'ordito?» chiesi, perplessa, pensando che non avrei mai potuto associare una Fonte a una persona che si occupasse di intrecciare ordito e trama, per lavorare tessuti.
«Non comprendo bene che cosa si intenda con quella parola», rispose, accompagnato da un sorriso; dovevo aver appena pronunciato un termine che lo divertiva.
«E' una presa in giro?» mi accertai, ricordando che si era definito lui stesso il più canzonatore.
«No, non questa volta», negò, continuando a fare circolare il palmo dolcemente in prossimità dei fili luminosi che aveva generato. «Quello che vedi è uno strumento di comunicazione, e io ho appena iniziato una chiamata.»
«Una chiamata?»
Restai di stucco, non aspettandomi un'azione del genere da parte sua, e allo stesso tempo, confermandomi che sarebbe stato insolito fosse stato proprio lui a occuparsi del lavorio dei suoi abiti.
«Se ricevo risposta, vedrai apparire anche linee orizzontali, che si incroceranno con le mie», spiegò, osservandomi diventare reattiva per ciò che non avevo idea stava per succedere.
Attesi, e guardai le sue linee verticali con occhi sgranati, dimenticandomi persino che ormai ero priva della copertura piacevole ma bloccante del Myrio, e che era male ciò che vibrava dentro di me, sempre più forte.
«Lo sappiamo usare solo noi di Orogemma, e lo impieghiamo per parlare a distanza con altri Palazzi su stelle che non sono la nostra.»
«Di altre costellazioni?» chiesi.
«Sì, anche.»
Continuai ad attendere, ma non accadde nulla; poco dopo, Finntal allontanò la mano dalla struttura, e ogni riga lucente che aveva portato lì per l'intreccio, si autodistrusse.
«Era una chiamata a vuoto», ammise.
Rialzai gli occhi, in confusione, e dal suo tornare subito in piedi, avvicinandosi alla vetrata per sbirciare chi c'era giù, con trascuratezza, capii che il suo intento era stato quello di tenere la mia mente impegnata.
«Io sentirei soltanto una voce», articolai, allora, avvertendo il malessere battere per far crescere con rapidità le radici che erano state messe dormenti. «Sempre la sua.»
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Buonasera, torno tra voi per farvi leggere la prima parte del nuovo capitolo, che come avete visto, tirerà fuori il mio lato fantasy per bene e... forse pure altro ❤ Spero che vi sia piaciuto, insieme stiamo andando ad amare, perchè lì vi sto portando, anche se forse non è ancora così chiaro quanto ci siamo vicini. Mi sentirete, appena possibile, con l'aggiornamento della seconda parte. Nel frattempo, incrociamo le dita per i nostri preferiti❤