*LEGGEREDITORE, 2025📖
Ester è una ragazza di venticinque anni che lavora in una caffetteria particolare, dove i caffé vengono serviti con decorazioni floreali. Quando la sua collega e amica Emma è costretta ad andare a trovare suo padre in un radun...
Udivo un borbottio sommesso, si era diffuso fino a me, avevo più fresco a una spalla che all'altra, e questa sensazione l'avevo già provata.
Il Palazzo non era altro che un fotogramma, quando presi coscienza di essere nel mio letto, con la coperta di poco scivolata giù da un lato.
Il blando rumore proveniva dalla stanza accanto, e ascoltandolo meglio, compresi che doveva essere un programma di notizie.
Avevo un vuoto sui momenti prima, sapevo che mi era stato detto altro, e che qualcosa mi aveva svegliata, ma era stato lasciato nel sonno.
Mi tirai su con stanchezza, e indossate le ciabatte, aprii la mia camera, incontrando mio padre, con due biscotti in mano che aveva appena preso dalla cucina.
«Buongiorno, ne vuoi uno?» chiese, sapendo che erano i miei preferiti.
«Sì, grazie.»
Me lo porse, poi i suoi passi seguirono i discorsi che il televisore stava dando, e i miei pure, mentre mi gustavo il sapore del grano e del cioccolato.
Si mise comodo vicino a mia madre, dando a lei il biscotto rimanente, la distolse per un istante dallo schermo, che mostrava un giornalista in diretta da un osservatorio di Firenze.
«Non è un po' forte il volume?» feci notare, accusando distacco dalla persona che ero stata da addormentata, tanto da sembrare fossi ora un'altra. «L'ho sentito fin di là.»
«Glielo ho detto pure io che dovrebbe abbassare», mi rispose mio padre, guardando direttamente lei, intendendole di aver avuto ragione.
«Stanno parlando di uno sciame meteorico che potrebbe diventare tempesta, tra due giorni», replicò, facendomi cenno di essere giustificata.
«Le Orionidi, cara», mi specificò lui, facendomi capire di non volersi impressionare.
«Stanno dedicando lunghi servizi su vari canali, pare sarà un evento senza precedenti per la quantità di meteore all'ora e la velocità che avranno.»
«Tua madre mi vuole far cambiare il turno di lavoro che ho quella sera», disse, svogliato, come se non ritenesse così valida la cronaca che stavano facendo.
«Ah», mi uscì solo.
«Stanno decidendo quali terminali di luce disattivare in via temporanea, e in quali zone», aggiunse lei, indicando le scritte che scorrevano in basso. «Si aspettano un fenomeno grosso. Io scommetto che nemmeno riuscirai ad andarci a lavoro per il trambusto che ci sarà.»
«Certo, se continuano a parlarne ogni ora, più di tre quarti della città si sarà organizzata per uscire in gruppi e non perdersi lo spettacolo.»
«Capisco. La prossima volta tenetelo di due tacche in meno», ritornai con gentilezza al volume, sventolando il telecomando davanti a loro.
«Scusami, Ester», disse infine mia madre, quando capì che li stavo già salutando, per darmi una sistemata ed essere pronta alla mattina.
✴
Avevo fatto molta fatica a lavarmi e cambiarmi, lo sbigottimento per la reggia da cui ero saltata giù, era rimasto nell'altra realtà, e a me arrivava dallo specchio l'immagine di una ragazza provata, che non vedeva l'ora di stare in mezzo ai fiori, per riabituarsi a sé stessa.
Avevo bisogno dei profumi che superassero la meraviglia di quel luogo, e che al contempo, mi facessero amare la mia vita più di quanto amavo lui.
Arrivai alla Bottega prima degli altri, e attesi l'apertura della Berti, che mi salutò con una grande soddisfazione, come se stesse vedendo qualcuno di nuovo in me.
Fui attirata da alcuni gladioli che erano stati portati i giorni scorsi, per l'energia che mi era stata sottratta, e il coraggio che avrei dovuto mostrare per riaverla.
Erano la forza che poteva completarsi con me, e il rosa che poteva ridare leggerezza, li scelsi con l'approvazione della mia direttrice, che mi diede subito istruzioni.
Mi dedicai a loro, fino a quando entrò in negozio Emma, seguita poco dopo da Margherita, e insieme giunsero al mio fianco, per fare chiacchiere.
«Allora, tra due giorni che cosa fai?» esordì la mia amica, osservando incuriosita come mi ero già impegnata prima che lei arrivasse.
«In che senso, Em?» chiesi, senza capire che cosa si aspettava esattamente facessi.
«Ma su, non hai visto che cosa sta succedendo?» mi riprese lei, con giovialità. «Ci sarà una tempesta meteorica.»
«Ah sì, ho visto.»
«Non si parla d'altro ormai», ribadì, e a me tornò in mente il disturbo della televisione accesa, che aveva contribuito a farmi capire che non ero più su Saiph.
«Lo so.»
«Pare stiano allestendo delle aree per accogliere le persone che vorranno godersela fuori», continuò, e io notai la nostra collega confermare con la testa. «Credo saranno tante, con Margherita pensavamo di andare a vederla.»
«Ti aggiungi?» si fece sentire quest'ultima, rivolgendomi un sorriso che parve chiedere di accettarla, di darle modo di farmi vedere che non importava chi c'era stato prima di lei, si poteva sempre ricominciare.
«Va bene.»
✴
Il picco delle meteore era previsto a partire dalle undici, ma già dal primo pomeriggio mi era sembrato che Firenze non fosse più la solita.
Le persone seguivano orari inusuali, in base a come avrebbero trascorso la serata, adeguavano i loro impegni e incontri per essere liberi prima.
I miei genitori avrebbero fatto parte delle migliaia che sarebbero salite in collina dalle Rampe di Poggi, tra cascate nella pietra e grotte, fino Piazzale Michelangelo.
Mio padre aveva ceduto a uscire, ma a condizione che mia madre avesse scelto un'area tra le tante organizzate dal comune, che avrebbe richiesto meno strada per il rientro a Fiesole.
Margherita, invece, si era proposta di prendere l'auto e portarmi con Emma al paese di Reggello, a circa cinquanta minuti di viaggio da casa, per arrivare all'Arboreto di Vallombrosa.
Un vasto prato di una riserva naturale nelle alture, racchiuso da un bosco dai tanti sentieri attorno a un'abbazia, tra i cui alberi era noto ci fossero i due giganti d'Italia, di una altezza superiore ai sessanta metri.
Era lì che aveva sentito sarebbero andati la maggioranza dei suoi conoscenti, sembrava poter essere un ritrovo più giovanile e avventuroso rispetto a quelli interni alla nostra città.
«Foresta di Vallombrosa, ragazze», lesse Emma, indicando che eravamo quasi arrivate agli allestimenti che da quelle parti erano stati pensati, in attesa di essere sotto la più grande tempesta degli ultimi anni.
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Ho fatto molte ricerche prima di scegliere quale fosse il luogo migliore per ciò che accadrà in questo capitolo. Vallombrosa è un posto reale, il cui incanto si percepisce già dal nome. Sto per farvi vivere la vera atmosfera di Saiph, non mancheranno collegamenti con il capitolo prima, di certo avrete notato che ho omesso alcune informazioni, tramite uno stacco netto, l'ho fatto per farvi supporre meglio e inserirle nel mezzo degli eventi ❤