3. Crepe di fuoco

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POV Anonimo

Sono davanti alla porta dell'ufficio del mio capo, pronto a riferirgli ciò che ho scoperto su Flores e Reyes.

Al suo «Avanti», secco e autoritario, apro la porta e la richiudo alle mie spalle. La sedia girevole compie mezzo giro e me lo ritrovo di fronte.

«Allora, sei riuscito a scoprire dove stanno?» mi chiede, con il mento appoggiato sulle mani.

«Certo, signore. Abitano a Sea Gate, a Brooklyn, in una di quelle ville indipendenti fronte mare. Precisamente al numero 45. La sua camera si trova nell'ala ovest della casa: un bersaglio facile, non essendo vicina a lui. Grazie al mio contatto all'interno sono riuscito a intrufolarmi senza problemi. La sorveglianza è praticamente inesistente, il che è molto strano.»

Gli riferisco tutto senza esitazione, guardandolo dritto negli occhi.

«Altro di interessante da dirmi?» domanda con nonchalance.

«Ama dipingere. E ho trovato qualcosa di curioso.»

Tiro fuori il telefono e gli mostro un disegno fatto dalla mia piccolina: il suo sogno.

«Sembra che qualcuno faccia sogni strani... e veritieri.»

Il capo prende il cellulare e lo rigira tra le mani con lentezza, come se stesse valutando ogni dettaglio.

«È insolito. Sogni così non capitano spesso. Chissà che fantasia ha questa ragazzina.»

«È l'effetto della sua insonnia. È molto debole, e se lo è lei, lo sarà anche il caro maritino. Nonostante la complicità che ostentano, secondo me tra loro non scorre buon sangue,» affermo con sicurezza.

L'uomo si alza, le mani dietro la schiena, e si avvicina.

«Vedrai, figliolo, riusciremo a sconfiggere quella canaglia e ci riprenderemo la tua amata Anaïs.»
Mi sorride e mi stringe in un abbraccio deciso. Non vedo l'ora di avere la mia bella accanto a me.

POV Anaïs

Sono in giardino, sdraiata sul lettino con una coperta addosso.

Cerco di rilassarmi, ma la mia emicrania non mi dà tregua: è come se qualcuno mi stesse comprimendo il cranio.

Tengo gli occhi chiusi, perché persino la luce lieve del sole è troppo per me.

Ramon è rimasto con me tutta la notte. Quando mi sono alzata per andare in bagno, l'ho trovato che dormiva con la testa piegata, appoggiata al materasso.

L'ho svegliato e convinto a dormire sul divanetto in camera: non era comodo, ma ha accettato pur di restarmi accanto.

Ora non so dove sia: al mio risveglio non c'era più. Aveva piegato la coperta con cura, lasciandola sul divano.

Savannah è stata così gentile da andare personalmente a prendere le pastiglie per la mia emicrania.

La sto aspettando: non vedo l'ora di liberarmi da questo peso.

Non ho ancora visto Elijah, e sinceramente non voglio né vederlo né sentirlo. Il disprezzo con cui mi ha guardata ieri sera mi ha gelato il sangue, e so di non avere la forza per sopportare ancora quello sguardo.

Troppi ricordi riaffiorano. Respiro a fondo, cercando di calmarmi.

Un brivido mi attraversa la schiena e stringo la coperta più forte contro di me, illudendomi che possa proteggermi anche dal dolore.

Aggrotto la fronte e serro gli occhi, sperando che così la pressione svanisca. Ma non succede.

Ho freddo, e vorrei qualcosa di più di una coperta a scacciare i brividi. Vorrei soltanto un po' di pace.

𝐁𝐫𝐢𝐝𝐞 𝐨𝐫 𝐃𝐢𝐞Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora