⚠️IN REVISIONE ⚠️
Anais Flores è nata nel fuoco e si rifiuta di bruciare in silenzio.
Figlia di una famiglia mafiosa ormai in rovina, si ritrova promessa in sposa a Elijah Reyes, l'erede glaciale di un impero criminale che non conosce pietà.
Ma Anai...
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1 settimana dopo
«Signora Reyes, le avevo detto che avrebbe dovuto mettere il collirio negli occhi e tenerli riparati il più possibile da fattori esterni!»
Il dottor Grayson mi sta rimproverando con una faccia che dice tutto, mentre io guardo a terra torturando le dita come una bambina in castigo.
«Ha ragione, dottore...» dico mordendomi il labbro. «In mia discolpa, però, posso dire che non è stato un periodo molto facile. Mi perdoni, la prossima volta che verrà le prometto di farmi trovare in una forma migliore.»
Sospiro e alzo la testa vedendolo annuire.
«La schiena, invece? Come procede?» mi chiede mentre si pulisce gli occhiali con precisione, un gesto sicuramente abitudinario.
«Oh beh, direi molto meglio,» cerco di essere convincente, ma accanto a me non c'è un gran supporter.
«Non le creda, dottore. Ha dolori, soprattutto notturni. Si gira continuamente nel letto senza riuscire a trovare una posizione, e devo metterle personalmente la crema per l'ematoma che le ha prescritto, altrimenti andrebbe a finire che non si mette nemmeno quella.»
Elijah ha un tono severo anche se il pollice sta accarezzando la mia gamba.
Il dottore sospira, guardandomi. «Signora Reyes, non sono tipo da fare ramanzine...» dice. «Però è davvero importante che lei si curi il più possibile per tornare in forma. È una donna forte, sicuramente riuscirà a superare questo piccolo inconveniente,» il suo tono di voce è fermo, ma gentile, come se stesse parlando a sua figlia.
Mi sento più tranquilla.
«Glielo prometto, dottore,» affermo e mi alzo lentamente avvicinandomi a lui.
«Un'ultima cosa vorrei chiederle...» la voce bassa e un po' roca. «Mangia regolarmente? Mi sembra più affaticata,» dice con aria pensosa, senza darle troppo peso.
«Non ho perso appetito in questa settimana, anzi mi sento come se potessi mangiare un elefante intero!» affermo sorridendo, e lui ricambia appena.
Allungo la mano per stringere la sua e gli sorrido. «Mi scuso ancora se la faccio arrabbiare,» mormoro, e lui ridacchia appena.
«Se fossero questi i problemi della vita sarei già ricoverato, signora. Non si preoccupi: se avete bisogno di me, avete il mio numero.»
Ci guarda entrambi e, con un cenno, si congeda uscendo di casa.
Mi passo una mano tra i capelli, sedendomi di nuovo e rilassando i muscoli contro lo schienale del divano.
«Sai, il dottore ha ragione: dovresti curarti di più,» mi dice il mio caro maritino, guardandomi dall'alto.