⚠️IN REVISIONE ⚠️
Anais Flores è nata nel fuoco e si rifiuta di bruciare in silenzio.
Figlia di una famiglia mafiosa ormai in rovina, si ritrova promessa in sposa a Elijah Reyes, l'erede glaciale di un impero criminale che non conosce pietà.
Ma Anai...
Oops! Questa immagine non segue le nostre linee guida sui contenuti. Per continuare la pubblicazione, provare a rimuoverlo o caricare un altro.
Questo sarà un capitolo difficile, un po' crudo e diverso, ma necessario. Ci ho lavorato parecchio e spero che le mie intenzioni siano sempre equilibrate.🙏🏻
Anche per questo capitolo ho scelto una musica da accompagnare in sottofondo, anche questa senza parole e come per l'altro capitolo siete liber* di scegliere o meno se ascoltare.🫶🏻
🎵 Lux Aeterna - Clint Mansell
Detto questo, non mi dilungo oltre.
Buona lettura bellezze!🩸
Dondolo la testa a destra e a sinistra, aggrottando le sopracciglia.
Mi sveglio di soprassalto e mi guardo attorno, sbattendo le palpebre: quei dannati fari sono ancora accesi e puntati direttamente verso di noi.
Pensavo di star vivendo un incubo, invece è la realtà.
Sono, o meglio, siamo ancora chiuse dentro questo stanzino.
Clarissa e Victoria dormono ancora; da un lato è meglio così, dall'altro non poter fare nulla per svegliarle è frustrante.
I loro volti sono pallidi, e sono sicura che la loro pelle sia fredda come il pavimento su cui sono seduta.
Cosa le avranno dato?
Provo a chiamare la mora.
«Clarissa», mormoro a bassa voce, senza ricevere risposta.
«Clarissa», riprovo, ma niente.
E se non si svegliassero più?
Sospiro e deglutisco, muovo le labbra cercando un po' di sollievo per la gola secca.
L'aria qui è irrespirabile, e il freddo non se ne va.
Queste luci dovrebbero scaldare un po' l'ambiente, invece sembra che peggiorino le cose.
Dalle piccole finestre in alto non riesco a vedere se sia notte o giorno.
Non distinguo nulla, queste luci sono troppo forti.
Chiudo di nuovo gli occhi, cercando di abituarmi all'emicrania che peggiora ogni volta.
La testa mi pulsa e, anche se il muro è freddo e umido, non riesco a trovare pace.
Muovo lentamente collo e schiena, cerco di sgranchire le gambe e muovere i piedi dentro le scarpe.
Vorrei solo un bicchiere d'acqua: mi basterebbe.
Forse avrei dovuto ascoltare mia madre quando mi diceva di bere sempre tanto; a quest'ora non avrei la bocca così secca.
Stai delirando, per caso?
Può essere.
Ciò che più mi tormenta, però, è: perché anche loro? Perché non prendere solo me e farmela pagare?