6. Volere è potere

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Quattro giorni che stiamo cercando, e tutto ciò che è successo quel pomeriggio sembra non esistere da nessuna parte

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Quattro giorni che stiamo cercando, e tutto ciò che è successo quel pomeriggio sembra non esistere da nessuna parte.

Stiamo provando a trovarlo, ma dalle telecamere stradali non riusciamo a beccarlo. Quello che sappiamo è che, se non voleva farsi scoprire qui in villa o in città, ci è riuscito benissimo.

Figlio di puttana: avrà sicuramente preso una strada diversa per eludere le telecamere.

In questo momento sono in camera mia. Anaïs sta ancora dormendo, e io guardo fuori dalla finestra cercando di pensare ad altro, mentre bevo un bicchiere di whisky.

L'alcol mi aiuta a calmare i nervi, anche se il pugno che continuo a stringere nella tasca dei pantaloni mi tiene incollato alla realtà e mi ricorda che non sono riuscito a proteggerla.

Quando è svenuta tra le mie braccia, quando l'ho riportata a casa, quando si stringeva al mio petto rimanendo incosciente, e quando – a fatica – ho dovuto lasciare la mia camera per andare a cercare quel tizio, ho capito che non avevo mantenuto la promessa fatta al matrimonio.

L'ho tenuta d'occhio tutta la notte. Sono rimasto seduto sulla poltrona vicino alla scrivania, sveglio, pronto a qualsiasi evenienza.

Era agitata. Ogni tanto aggrottava le sopracciglia e mugugnava qualcosa nel sonno. Ha avuto due crisi, e sono riuscito a calmarla. Guardandola bene, ho notato che ha dei lividi un po' dappertutto. Soprattutto sui polsi e sulle gambe. Chissà cosa le sarà successo, e io non ero lì.

Dannazione, dovevo solo tenerla d'occhio.

La sento farfugliare e mi giro verso di lei quando si muove nel letto. Apre lentamente gli occhi e se li strofina appena.

«Buongiorno, principessina» commento, con un accenno di sorriso stanco.

«Elijah...» sembra confusa mentre si mette seduta e le coperte scivolano via dal busto. Le sposta e si gira verso di me. «Cosa ci fai in camera mia?»

Si porta una mano sul viso per coprirsi gli occhi, così tiro la tenda per attenuare la luce.

Appoggio il bicchiere sulla piccola scrivania e mi siedo sul bordo del letto, accanto a lei.

Passo una mano tra i capelli, cercando di mascherare la tensione che mi attraversa.

Si guarda intorno, ancora più confusa. «Perché non sono nella mia camera?» mi domanda, visibilmente nervosa.

«Perché di certo non ti avrei lasciato dormire da sola, vista la nottata che hai passato e ciò che ti è successo ieri,» rispondo, fissandola.

«Avresti potuto farmi da cavaliere della notte anche nella mia camera, sai?»

Ha ragione.

«E secondo te ti avrei lasciato dormire in una stanza dove, solo una settimana fa, è entrato qualcuno sperando di trovarti lì?»

Il suo sguardo si fa più serio, poi sospira e scuote la testa.

«Con me è difficile vincere, principessina. Ora bevi questa e prendi la pastiglia.»

Gliele porgo, e lei mi guarda come se volesse togliermi dalla faccia della terra.

«Cos'è successo ieri?» chiede, dopo aver bevuto.

«Questo dovresti dirmelo tu. Mi hai trovato, poi sei svenuta e ti ho portato a casa. Quando Savannah ti ha messo a letto, ti sei addormentata subito.»

𝐁𝐫𝐢𝐝𝐞 𝐨𝐫 𝐃𝐢𝐞La tua prossima ossessione. Scoprilo ora