⚠️IN REVISIONE ⚠️
Anais Flores è nata nel fuoco e si rifiuta di bruciare in silenzio.
Figlia di una famiglia mafiosa ormai in rovina, si ritrova promessa in sposa a Elijah Reyes, l'erede glaciale di un impero criminale che non conosce pietà.
Ma Anai...
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So che questi capitoli sono stati una sfaticata, ma vi prego di avere ancora pazienza!
Questo è uno dei capitoli cruciali della storia e spero che possiate apprezzare e comprendere🙏🏻
Non mi dilungo ulteriormente✨
Buona lettura bellezze!🩷
Le ore sono scivolate via, lente e pesanti, soffocanti come l'aria stantia di questa stanza. Ho perso il conto di quante volte mio padre sia entrato, deciso a farmi cedere, a strapparmi nomi e segreti che non gli darò mai.
Le sue parole, i suoi sguardi carichi di disprezzo, le minacce... tutto si è confuso in un vortice che mi ha lasciata svuotata e stremata.
E ora, dopo due giorni che sembrano anni, so che qualcosa sta per cambiare. O forse sta per peggiorare.
Victoria e Clarissa sono ancora qui. La loro pelle è fredda: l'ho sentita sfiorandola con le labbra. Mio padre si ostina a non volerle svegliare, nonostante la mia insistenza. L'ho aiutato, in un modo o nell'altro, ma a lui non basta.
Lui vuole sempre di più.
Mi perdo a osservare quelle gocce d'acqua che continuano a cadere, creando una piccola pozza stagnante il cui odore, mischiato a quello della muffa che mi penetra nelle narici, mi provoca un senso di nausea crescente.
Pensavo che il sonno mi avrebbe portata via da questo posto, ma mi sbagliavo.
Nessuno mi salverà, se non io stessa. Devo resistere. Manca poco.
Guardo ancora le due ragazze distese sul materasso e sospiro, cercando di muovermi per non far intorpidire troppo gli arti, anche se l'umidità rende ogni movimento più difficile. Voci e passi provenienti da fuori mi fanno capire che qualcuno sta arrivando.
Ormai è una routine: mi tiro su sulle ginocchia, che ormai non sento più, e non so nemmeno come riescano ancora a reggermi.
Barcollo un attimo, mi metto di fronte a Clarissa e Victoria e aspetto.
Aspetto che i miei aguzzini — mio padre e Olivia — entrino, e mi preparo all'ennesima tortura.
La vista è sfocata, fatico a mettere a fuoco e i contorni delle cose si confondono.
Come immaginavo, mio padre entra in compagnia di quella donna.
Si piazza di fronte a me con la sedia, e resto immobile ad aspettare che prenda il faro. Ma stavolta non arriva.
«Vedo che ti sei svegliata bene, piccolina» dice cercando un tono dolce e gentile.
«Benissimo, oserei dire» ribatto sarcastica.
«Oggi voglio raccontarti una storia. Puoi metterti comoda, se vuoi» aggiunge, ma io rifiuto in silenzio, restando in ginocchio davanti a lui.
«D'accordo» dice battendo le mani sulle ginocchia.