⚠️IN REVISIONE ⚠️
Anais Flores è nata nel fuoco e si rifiuta di bruciare in silenzio.
Figlia di una famiglia mafiosa ormai in rovina, si ritrova promessa in sposa a Elijah Reyes, l'erede glaciale di un impero criminale che non conosce pietà.
Ma Anai...
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Non lo sopporto già più.
È un pallone gonfiato, pieno di sé, che non riesce a vedere al di là del proprio naso.
Lo odio. E, oltre a lui, odio questo mondo in cui sono nata.
Una realtà che non mi appartiene.
L'educazione di mio padre è stata severa. Mi ha sempre messo davanti agli occhi cose che una bambina non avrebbe mai dovuto vedere. Per lui, però, quella si chiamava "consapevolezza".
Non sono mai stata ingenua, né tantomeno facile da ingannare.
Avevo scoperto che, attraverso una porta della palestra, potevo raggiungere il suo ufficio. E quando mi annoiavo — o pensavo che mi stesse nascondendo qualcosa — andavo a controllare.
Ho visto mio padre scoparsi la cameriera, o la moglie di un amico fidato.
Ho sentito con le mie orecchie parlare di omicidi, di concessioni ottenute grazie ai giudici corrotti, solo perché lui aveva il denaro.
Allora mi sorgevano le domande.
Domande che una bambina non sapeva spiegarsi, ma che crescendo hanno trovato risposta.
Il denaro. Ecco il problema del mondo.
Più ne hai, più sei potente. Meno ne hai, più sei invisibile.
Il Dio denaro, lo chiamano. Che sciocchezza.
È solo un gioco malato: più ne hai e più ne vuoi. Un circolo vizioso che non finisce mai, e nessuno si accontenta.
Da adolescente mi ero appassionata alla filosofia, e Hobbes diceva che la necessità di un potere assoluto nasce dalla paura dell'uomo di essere sopraffatto dalla sua stessa debolezza.
"Homo homini lupus" — l'uomo è lupo per l'altro uomo. Più io ho il controllo, più mi sento autorizzato a sottometterti. E se ti ribelli, ci sono conseguenze.
Questo è il mondo in cui sono cresciuta.
Questo è il modo in cui mio padre mi ha cresciuta.
Io dovevo ringraziarlo e portargli rispetto solo perché ero sua figlia.
Ma lui, un padre, non lo è mai stato.
Così, quando potevo, mi dilettavo in attività che lo facessero incazzare.
Spostavo appuntamenti, anticipavo riunioni o le annullavo.
Poi però, quando la realtà diventava troppo opprimente per lui, allora si ricordava di avere una figlia.
Rimproveri. Punizioni fisiche. Punizioni psicologiche. Questo è ciò che subivo da lui.
E adesso, Victoria è diventata il suo nuovo sfogo.
Quando mia sorella deciderà di tornare a casa, andrò anch'io con lei. Nessuno potrà fermarmi. Non posso lasciarla da sola.
Sono ancora sotto le coperte, mentre il rumore del mare mi culla e una piacevole brezza marina entra dalla finestra.