XXIV

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Ovviamente non poteva finire diversamente.
La Umbridge, quando la scorsa serata ci aveva beccati nel momento peggiore, con la faccia storta e la voglia di punire qualcuno, ovviamente aveva scelto noi.
Ci mancava solo che non ci sbattesse in detenzione.

La stanza puzzava di vecchio e di vernice.
Uno di quei posti che nessuno usava da secoli, tranne lei.

sta zoccola.

Tre ore chiusa lì dentro con Mattheo Riddle.
Una gioia.

Me ne stavo seduta su una sedia troppo rigida, davanti a un banco graffiato, con in mano una piuma spelacchiata e una pila di pergamene. Non avevamo il permesso di parlare. Non avevamo il permesso di usare l'inchiostro. Solo scrivere, scrivere, scrivere. Come se bastasse quello a raddrizzarci.

Mattheo era seduto a due banchi di distanza. Non mi guardava. Non parlava. Muoveva la piuma con la solita calma da psicopatico controllato, come se quella punizione fosse solo un fastidio da archiviare in fretta.

Io, invece, stavo lì con le mani sudate e la testa ancora in fiamme.
Lui lo sapeva.
E non diceva un cazzo.

Abbassai lo sguardo sulla pergamena.
"La disciplina è la prima virtù degli studenti."
Scrissi la frase per la ventesima volta.
Con la piuma che incideva la pelle come una lama sottile.

Strinsi i denti.
Ma non feci un suono.

Alla trentunesima riga, parlai.
Sottovoce. Lenta.

«Cos'era quel simbolo, Mattheo?»

Silenzio.

«Io lo so che lo sai.»

Lui non rispose. Continuò a scrivere.

«Hai paura di dirmelo, o sei solo stronzo?»

Alzò appena lo sguardo.
E per un attimo, mi sembrò che stesse per rispondere.

Mi fissò per un secondo, poi tornò a guardare la sua pergamena.

«Smettila di fare la curiosa, Hermione Granger ti sta contagiando.»

«No, guarda, lei almeno le domande le fa con garbo. Io invece ti sto proprio chiedendo che cazzo è quel coso.»

Continuai a scrivere, ma la mano tremava.
Non per la fatica. Per lui.

«Non è una cosa che ti riguarda,» mormorò piano, con quella voce che sembrava sempre sull'orlo del disprezzo.

«Certo, perché quando mi si spezza il cervello in due davanti a te, non mi riguarda.»

Lui sorrise appena. Di quelli lenti, bastardamente tranquilli.

«Magari era solo un sogno. Sai, capita quando ci si fa troppi film.»

«Sì, tipo quelli dove mi compare mio padre con un simbolo addosso? Normale routine da film mentali.»

Silenzio.

La piuma grattava sulla pergamena come un'unghia su vetro.

«Ti fa paura, vero?» sussurrai. «Quel simbolo. Lo hai visto anche tu.»

Mattheo si fermò. Un secondo, forse due. Il tempo bastò.

«Ti ho detto che non lo devi sapere.»

Alzai lo sguardo.
Lo fissai dritto negli occhi, più stanca che incazzata.

«Il problema è che lo so lo stesso. Solo che non so perché. E tu non parli. Mai.»

Lui si voltò lentamente verso di me.
«E tu non molli mai. È questo il tuo problema.»

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⏰ Ultimo aggiornamento: May 06, 2025 ⏰

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