Mi fissava ancora. Quegli occhi piantati addosso, senza dire una parola. Ma lo capii subito che stava pensando qualcosa. Uno di quei silenzi che urlano anche se nessuno apre bocca. Avevo la risposta lì, pronta. Ma poi, di botto, cambiò tutto.
Dolore. Secco, bastardo. Un'esplosione in mezzo al cranio. Mi piegai, stringendo i denti per non lasciarmi scappare neanche un fiato. Lo conoscevo quel dolore. Fin troppo bene.
La voce di Mattheo si zittì. Tutto il rumore del cortile svanì. Solo silenzio. Solo quel fischio bastardo nelle orecchie. E poi... la nebbia. Quella che tornava sempre, puntuale, come se aspettasse solo il momento giusto per infilarsi dentro
E, come sempre, c'era lui.
Grindelwald. Mio padre.
Immerso nell'ombra, fermo, come un'illusione troppo reale. Il volto pallido, scavato. E quegli occhi — uno nero e uno bianco, spento come vetro morto. Lo sguardo trapassava tutto.
Le sue labbra si mossero. Parlavano, sì. Ma non si sentiva niente. Nemmeno un sussurro. Mai.
Strinsi i pugni. Non volevo vederlo. Non volevo sentire quella presenza infilarsi nella mia testa, ma non potevo evitarla. E questa volta qualcosa era diverso.
Lo vidi chiaramente. Un simbolo sul colletto della sua giacca. Un triangolo inciso, con un cerchio dentro e una linea verticale. Prima non c'era. Ne ero certa.
Era come se mi stesse mostrando esattamente quello. Come se volesse che lo vedessi.
Le mani di Mattheo mi afferrarono alle spalle, forti, salde.
«È una visione?» chiese, teso.
Non risposi. Il mondo girava. Il respiro era corto.
Grindelwald continuava a muovere la bocca, senza che uscisse nulla. E poi, in un lampo, la sua figura si scompone. Svaporò, inghiottita dal buio come se non fosse mai stata reale.
Mi rimaneva solo la scia del dolore, ancora viva nella testa.
«Non... non riesco...» sussurrai, cercando aria.
Mattheo mi teneva stretta. Non disse altro, ma non mollava. Forse aveva capito che stavo tornando. Forse temeva che non lo facessi.
Poi, quando tutto sembrò rallentare — il battito, la nausea, la confusione — alzai piano lo sguardo. Ero ancora lì. Con lui. E quell'incubo alle spalle.
Stavo per parlare. Solo una parola. Qualcosa.
Ma una voce gelida e odiosa ruppe il momento.
«Cosa credete di fare?»
La Umbridge.
La sua voce era sottile, dolciastra. Fastidiosa come un'unghia sulla lavagna.
Mi voltai di scatto, ancora scossa, con la nausea che saliva e il cuore in gola.
Mo' pure questa me deve rompe' i coglioni?
"Grindelwald," iniziò, con quella voce stridula che mi fece rabbrividire. "Sapevo che non saresti riuscita a rispettare le regole. Ma sembra che abbia bisogno di un promemoria."
La guardai senza dire nulla, cercando di mantenere il controllo. Mattheo si trovava accanto a me, il suo silenzio ancora più pesante della sua presenza. Umbridge sembrava ignorare completamente lui, rivolgendosi solo a me.
"Il coprifuoco è già iniziato, e voi—" fece una pausa, come se volesse pesare ogni parola con attenzione. "Voi avete l'incoscienza di essere qui in giro, senza un valido motivo. Ci sono delle regole da rispettare. Ma non mi aspetto che le capiate."
Mi sentii il sangue ribollire dentro. "Ma che cazzo sta dicendo questa?" pensai, ma non osai rispondere. La guardai intensamente, con lo stesso disprezzo che provavo per lei, sperando che capisse che non ero in vena di discuterne.
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spectre
FanfictionEleanor Grindelwald, figlia del temuto Gellert Grindelwald, si unisce a Hogwarts con l'intento di superare il peso del suo retaggio. Qui incontra Mattheo Riddle, figlio di Lord Voldemort, entrambi segnati dalle ombre delle loro famiglie. Ellie scopr...
