Diario del cazzo – non so che giorno è, non mi va di contare.
Sono passati un po' di giorni da quella sera al Lago Nero. Quella sera in cui ho deciso che Mattheo Riddle poteva pure fottersi.
Non so se ci credo davvero, a 'sta cosa. O se me la ripeto solo perché ho bisogno di sentirmi forte.
Che poi forte... sto a pezzi.
Lui fa finta di niente. O meglio, non fa proprio un cazzo. Non mi guarda, non mi parla, non mi cerca. Sparito. E io, invece, continuo a pensarlo pure quando non voglio.
Mi sveglio e penso a quella faccia da culo. Vado a lezione e mi chiedo se entrerà. A volte arriva in ritardo, a volte non viene proprio. Forse lo fa apposta, forse no. Ma tanto, pure se ci fosse, sarebbe uguale: è come se fossimo due fantasmi, uno accanto all'altro.
Mi fa impazzire.
E mi fa male.
Che poi, la cosa peggiore, è che gli altri non dicono niente. Neanche Theo. Neanche Lorenzo. Neanche Hardin, Draco o Blaise. Fanno TUTTI finta di niente. Come se fosse tutto normale. Come se io non stessi crollando piano piano.
O magari lo sanno, ma non vogliono rompere il silenzio.
A volte penso di parlare io. Di dirgli qualcosa. Ma poi mi blocco. Perché so che appena lo vedo mi viene voglia di urlargli contro, o di baciarlo, o di prenderlo a pugni. E nessuna delle tre opzioni mi sembra quella giusta.
Allora sto zitta.
E lui pure.
E nel frattempo, io continuo a fare la parte di quella che se ne frega. Ci rido sopra. Ci scherzo. Fumo con Theo e Lorenzo come se nulla fosse. Ma non è vero niente.
Mi manca.
E lo odio per questo.
Quel giorno decisi che non me ne fregava un cazzo.
O almeno, era quello che mi ripetei guardandomi allo specchio, legandomi i capelli con la solita rabbia masticata a vuoto. Dormii tre ore, forse meno, e sognai cose che non volevo ricordare.
Il salone era già mezzo pieno quando entrai. Mi misi a sedere accanto a Hermione, che stava da sola in fondo al tavolo dei Grifondoro. Con lei almeno non dovetti fingere. O meglio, non troppo.
Lei alzò appena lo sguardo dal libro e mi fece un cenno con la testa.
Non disse niente subito. Solo dopo qualche minuto, mentre io fissavo il mio piatto come se potesse risolvere i miei problemi, chiuse il libro lentamente.
Mi guardò. Dritta. Senza girarci intorno.
«Vuoi davvero farmi credere che va tutto bene?» disse piano, come se bastasse il tono basso per non farmi incazzare.
Sollevai un sopracciglio, infilzando un pezzo di toast con la forchetta come se fosse una minaccia.
«Ma te pare che voglio parlà di quella merda mentre mangio?» risposi, con la voce impastata dalla stanchezza.
Lei non sorrise. Non alzò nemmeno gli occhi al cielo come faceva di solito quando dicevo qualcosa di troppo. Rimase seria. Di quella serietà che fa più rumore di qualsiasi urlo.
«Chi ti pestò i sentimenti stavolta?»
Hermione non si fece pregare. Dopo quella frase, continuò a guardarmi come se stesse cercando di decifrare un incantesimo difficile. Ma io non gliela diedi vinta.
«Sei sempre così simpatica la mattina, o oggi hai messo la lingua nel caffè amaro?» mi disse, mentre sorseggiava il suo tè, con quell'aria da finta distratta.
Non risposi. Fissai il piatto con un toast che non avevo nessuna voglia di toccare.
«Fammi indovinare,» continuò, appoggiando il cucchiaino con un gesto lento. «Non è che per caso ti scontrasti con qualcuno che ha un'aria da 'me-la-tiro-talmente-tanto-solo-perché-sono-il-figlio-del-Signore-Oscuro-ma-in-realtà-sono-solo-un-coglione'?»
Alzai gli occhi. Lo sguardo le scappò per un attimo verso il tavolo dei Serpeverde.
«Hermione,» dissi piano, cercando di restare calma, anche se avevo le mani chiuse a pugno sotto il tavolo, «ti giuro che se continui a fare la profiler, oggi finisce male.»
STAI LEGGENDO
spectre
أدب الهواةEleanor Grindelwald, figlia del temuto Gellert Grindelwald, si unisce a Hogwarts con l'intento di superare il peso del suo retaggio. Qui incontra Mattheo Riddle, figlio di Lord Voldemort, entrambi segnati dalle ombre delle loro famiglie. Ellie scopr...
