La vita di Celeste e Amber è stata completamente stravolta dall'omicidio, ancora irrisolto, della madre.
Dopo il trasloco della famiglia a New York, le cose sembrano andare meglio: una nuova vita, nuove amicizie e un futuro brillante, ma la loro sta...
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Non venivo in questo edificio da molto tempo, eppure non è cambiato assolutamente nulla, c'è sempre lo stesso degrado.
I gradini, che conducono all'ultimo piano, sono privi di ringhiere e ricoperti da uno strato sottile di polvere, che mi fa pizzicare gli occhi per il fastidio.
Proseguo fino all'ultimo piano, nonché il quindicesimo: arrivare fino a questo punto è una prova di grande tenacia e follia, perché il fiato mi viene meno. Inizio quasi a sospettare della mia stessa forza: come ha fatto Aidan a trascinare, da solo, il corpo di Michael fin qua su?
Giro per due volte la chiave nella serratura, che emette un suono metallico, fastidiosissimo. Per un istante resto immobile, con la mano ancora stretta attorno al pomello, come per assicurarmi che nessuno mi stia seguendo fin qua su, poi abbasso lentamente la maniglia e spingo.
La porta si apre con una leggera resistenza, sfregando contro il pavimento.
Un odore stantio mi investe subito: una miscela di umidità, fumo vecchio e aria chiusa da troppo tempo.
La luce del giorno filtra attraverso le aperture lasciate vuote dalle finestre mai installate, creando lame luminose che tagliano l'ombra dei corridoi. L'aria sa di polvere e cemento umido, e ogni passo produce un leggero scricchiolio di detriti sotto le scarpe.
I muri divisori sono stati costruiti solo in parte. In alcuni punti si interrompono all'improvviso, lasciando intravedere stanze che non sono mai diventate vere camerette, ma uno squallido deposito di droga e armi.
Cavi elettrici pendono dal soffitto come liane secche, e da qualche parte, l'acqua piovana ha scavato lunghe macchie scure sul cemento.
Senza esitazione, entro e richiudo la porta alle mie spalle.
Davanti al divano si accumulano bottiglie vuote, mozziconi di sigaretta e qualche giornale spiegazzato, mentre il tavolino è occupato da una serie di bustine vuote, che avrebbero dovuto contenere la droga che Ricky e il resto della banda smista.
Le assi del pavimento scricchiolano sotto il mio peso, mentre mi dirigo verso il corridoio, buio, che mi separa da Michael.
Le pareti si stringono attorno a me, e il silenzio viene interrotto da un rumore metallico, che proviene dalla stanza celata dietro alla porta di ferro, alla fine del corridoio.
A chiuderla ci sono due lucchetti, dei quali confondo sempre le chiavi, infatti, anche questa volta non riesco a individuare subito quelle corrette.
La porta si apre emettendo uno stridio assordante, che annulla completamente i rumori che provengono dall'interno.
Delle sbarre verticali attraversano una piccola finestrella al centro della parete principale, non abbastanza grande da illuminare tutta la stanza. Ma la luce filtra a malapena, illuminando la figura di Michael.