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Raven POV

Giungemmo a Varg-Gud al tramonto e riprendemmo sembianze umane. Il sole, una lama di fuoco arancione che moriva dietro le cime affilate delle montagne, tingeva la neve fresca di sfumature viola e rosa.

Decine di piccole case di pietra sorgevano con ordine lungo la strada principale, con i camini che fumavano contro il cielo gelido. Poco più in là, incastonata nella roccia come un gigante addormentato, sorgeva l'imponente magione degli Alpha Freydis. Era una struttura colossale, costruita con enormi blocchi di granito rinforzati da travi d'abete. Le sue vetrate alte e strette riflettevano gli ultimi bagliori della sera, mentre la grande porta d'ingresso, intagliata con le rune antiche della stirpe, incuteva un rispetto reverenziale. Non era solo una dimora, ma una fortezza inespugnabile pensata per resistere nel tempo.

Mi guardai attorno incuriosita. Decine di persone si riversarono lungo il percorso e accolsero mio zio con calore, battendogli le mani sulle spalle e chinando il capo in segno di rispetto. Ci offrirono cibi fumanti e bevande calde per scacciare il gelo del viaggio, guardando me, Kida e il piccolo Thomas con curiosità.

Mio zio scambiò i dovuti convenevoli col branco, ringraziando gli anziani e invitando tutti a un grande banchetto per quella sera stessa per festeggiare il nostro arrivo. Poi, facendosi spazio tra la folla, ci guidò verso la sua casa, dove finalmente la quiete del crepuscolo avvolse i nostri passi.

Björn spinse la porta di casa sua e il legno emise un crepitio familiare. L'interno profumava di resina, cera d'api e legna stagionata. Un odore buono, di rifugio.

Zio Björn fece un cenno verso il corridoio e chiese a dei giovani lupi di accompagnarci nelle camere a noi destinate per rinfrescarci prima del banchetto. Kida avrebbe diviso la stanza con Thomas, mentre a me aspettò una stanza tutta per me.

Entrai nella mia camera e tirai un lungo respiro. Le pareti in tronco scuro erano scaldate dal calore di un caminetto in pietra e una grande porta in vetro satinato dava direttamente sul bagno privato. Varcai la soglia, accesi la luce e feci scorrere l'acqua calda nel lavabo di ceramica scura. Mi bagnai il viso a piene mani, strofinando via il sangue e il gelo del viaggio, per poi tamponarmi la pelle con un asciugamano morbido. Mi guardai allo specchio, osservando le occhiaie scavate dalla fatica e dai troppi pensieri.

L'acqua scivolava nello scarico con un fruscio regolare. In quell'intimità ritrovata, con il rumore dei tubi e il profumo di sapone pulito, la solitudine tornò a farsi sentire di colpo, pesante e ingombrante, riportando a galla tutto ciò che mi ero lasciata alle spalle a Jarnvior.

Un bagno. Pensai guardando la vasca alle mie spalle. Ho bisogno di un bagno.

Aprii il rubinetto della vasca, lasciando che l'acqua calda facesse salire un vapore denso che in pochi minuti appannò gli specchi. Mi sfilai i vestiti pesanti un pezzo alla volta, sentendo i muscoli delle spalle rigidi come pietre.

Mi immersi piano. Il calore fu quasi doloroso sulle ginocchia e sui muscoli contratti dal viaggio, ma lasciai che mi avvolgesse del tutto. Chiusi gli occhi, riposando la nuca sul bordo di ceramica, e inalai il vapore sottile. Il respiro si fece lento, pesante, fino a rallentare del tutto. Il rumore dell'acqua scrosciante sfumò in un ronzio distante.

La realtà scivolò via, lasciando posto a quella solita trance profonda e ovattata che ben conoscevo.

L'acqua calda sotto di me scomparve, sostituita dalla sensazione di un terreno ghiacciato e immoto. Attorno a me non c'erano più le pareti del bagno, ma erba illuminata dalle luci dell'Aurora Boreale.

«Ti spingi sempre troppo oltre, Raven».

La voce non era distante; era un rimbombo profondo, carico di una solennità antica che mi vibrava dritto nella gabbia toracica.

Mi voltai nella nebbia argentata dell'inconscio. Hati emerse dalle ombre, in forma umana e si avvicinò. I suoi occhi, identici ai miei, erano piantati su di me ed erano pieni di preoccupazione. Aveva tratti fieri, intagliati nel ghiaccio e nel vento del nord, ma la ruga tesa tra le sue sopracciglia tradiva la costante ansia di un padre per la propria figlia.

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⏰ Ultimo aggiornamento: Sep 17 ⏰

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