JEM
-Vedi questo cubo,ragazzo?
-Sì.-rispondo guardando l'ologramma.
-Questa è...la nostra salvezza,per così dire. Toglici questo cubo e noi ci ammalleremo di nuovo.
Mi sta mostrando l'immagine dell'invenzione custodita nell'ospedale:un cubo da trenta centimetri. Non è...solido. È fatto di aria e di un'altra sostanza che non conosco,in continuo muovimento.
-Come funziona?
Il padre di Katie sembra contento della domanda. Da quanto ho capito ama follemente il suo lavoro.
-Il suo meccanismo è complicato ma cercherò di essere breve e chiaro. All'interno della IMUT,Immunità dalle Malattie Umanamente Trasmissibili,c'è un sistema creato esclusivamente dallo Stato,molto complesso,molto segreto. A dire il vero nessun medico riesce a dire con precisione di cosa si tratta,lo Stato è...abbastanza geloso delle sue invenzioni. In ogni caso,questo sistema è in grado di emanare dei raggi invisibili che fanno da barriera contro ogni tipo di virus o organismo unicellulare. Si tratta di raggi potentissimi che circondano e difendono tutta la città.
-Il bosco ne è ecluso.
Il padre di Katie annuisce. Ecco perché gli umani del centro possono ammalarsi;noi siamo esclusi da questa protezione.
-Bene,sarà meglio che vada o farò tardi al lavoro.
Si alza per prendere la giacca,ma a metà strada si ferma e si gira verso di me.
-Sei un ragazzo molto sveglio,Jem.
La mia bocca si apre in un sorriso un po' incerto. Non mi aspettavo questo complimento. Tuttavia appena esce dalla porta,nella mia mente esplodono un sacco di domande. Qual è il sistema creato dallo Stato? Come fa a mandare raggi protettivi invisibili per chilometri? Come hanno fatto i medici a creare quel miscuglio di aria e liquido? Il padre di Katie ha detto che tolto il cubo sparisce la protezione dalle malattie. Possibile che nessuno abbia mai provato a prenderlo? Nessun ribelle? Non è un segreto l'IMUT,altrimenti il signor Connor non me ne avrebbe parlato. Eppure deve essere protetto in qualche modo.
Quel cubo sembra avere un fine solo medico,abbastanza innocuo. Ma il fatto della protezione mi porta a pensare ai confini dell'intero territorio,quelli che non si possono oltrepassare. Non so spiegarlo,ma so che questo è legato all'IMUT. Eppure il padre di Katie ha detto che il fascio di protezione include solo la città,non il bosco. Protezione solo dalle malattie,però. Sono quasi certo che tutto sia legato a quel cubo.
Devo vederlo da vicino. Devo. Ma mi serve un piano,non so neanche dove si trovi l'ospedale.
-JEM!
Alzo la testa di scatto. La signora Connor è dall'altra parte del tavolo che mi guarda.
-Ti sto chiamando da un po'.
-Oh,ehm...-mi sfrego le mani cercando una giustificazione.-Ero solo...immerso nei miei pensieri.
-L'ho notato. Comunque,volevo dirti che sto uscendo. Ti serve un tatuaggio.
-Cosa?
-Be' non uno vero,Alan potrebbe sospettare qualcosa se ti presenti senza alcun simbolo addosso. Ho pensato che potremmo fartene uno finto,ma devo comprare i colori. Spero che tu sia d'accordo...
Rimango in silenzio. Ho sempre voluto essere un dotato da quando,be' da quando ho saputo della loro esistenza. Avere un potere. Mitico. E ora posso fingere di averlo. Di essere come i dotati. Al loro stesso livello. Di camminare senza essere guardato come un essere inferiore. Posso fingere,ma non posso esserlo realmente,sussurra una vocina nella mia testa. Decido di ignorarla.
-Certo. D'accordissimo.
Ellen mi sorride e si prepara per uscire.
Quando se ne va io sono ancora sul divano. Ho troppe cose su cui riflettere,mi sta facendo male la testa.
Mi alzo e inizio a camminare in cerchio,con la mente sempre all'IMUT. Ne devo parlare con Katie.
Mi fermo e guardo l'orologio. Sono le sette di sera,Katie sarebbe dovuta tornare un'ora fa.
Sento la paura che si fa spazio nel mio corpo,insinuandosi ovunque. Paura e frustazione. Perché non posso fare nulla;non posso uscire per cercarla,non ora che la città è più affollata. E se le fosse successo qualcosa?
Cerco di tranquilizzarmi,Katie non è come me,in città è al sicuro. Eppure non riesco ad ignorare la stretta al petto.
Ad un tratto da fuori sento delle voci. Sono dei sussurri ma riesco comunque a distinguere la voce di Katie. Mi sento stupido per essermi preoccupato di una cosa così sciocca.
-No Erik,sto bene. Puoi andare. Grazie.-questa è la voce di Katie.
-Sei sicura?-si sente la voce un po' rauca di un ragazzo. Silenzio.-Okay,io...non c'è di che. Rimarrà tra noi,tranquilla.
Katie sospira. -Perché hanno dovuto farlo?
-Vorrei tanto saperlo. Avrà fatto qualcosa di sbagliato,non so. Ma la domanda è:da dove arrivava?
Cosa rimarrà tra loro? Che è successo? A chi? Da dove arrivava chi?
-Sì hai ragione.-dice di nuovo quel ragazzo,Erik. Devo essermi perso una battuta di Katie.
Dopo essersi salutati la vedo entrare,a testa bassa. Solleva gli occhi fino a incrociare i miei e io capisco tutto. Ho già visto quello sguardo,confuso,spaventato e incredibilmente triste. Migliaia di volte. È lo sguardo di chi ha assistito alla morte di qualcuno.
Nell'esatto momento in cui spalanco le braccia,Katie mi si tuffa contro e inizia a piangere. La stringo forte,cercando di trasmetterle una forza che io stesso non ho.
-Io...stavo tornando a casa e...li ho visti,l'hanno sparato. Davanti a me! L'ho visto morire.-singhiozza contro il mio petto.
-Chi?
-Un uomo,un umano.
La allontano per guardarla negli occhi.
-Ne sei sicura?
-Sì.
-Raccontami tutto.
E lei lo fa. Mi dice del vecchio sdentato,delle sue parole di ammonizione e della sua morte.
-Che significa Jem?
Mi prendo il mio tempo per rispondere. Dentro di me si ergono insieme sollievo e preoccupazione.
-Significa che ci stiamo risvegliando. Solo due persone sono riuscite a evadere dal centro fin'ora,io e un altro ragazzo prima di me,ucciso appena mise piede dall'altra parte del recinto. Il fatto che un signore,anziano per giunta,sia riuscito a scappare significa che qualcosa è cambiato. In qualche modo gli umani là dentro stanno riuscendo a scappare. E questo mi dà sollievo ma dall'altra parte mi spaventa a morte. Se gli umani sono riusciti a uscire,lo Stato aumenterà le sue difese e per noi non ci sarà mai una via d'uscita da questa città. Noi umani saremmo intrappolati qui,costretti ad essere uccisi,uno a uno.
Vedo gli occhi di Katie spalancarsi di terrore.
-Non voglio che tu muoia,Jem.
Affondo la testa nell'incavo del suo collo inspirando l'odore dei suoi capelli.
-Non ti faranno del male. Non lo permetterò.
Anche se la sua frase mi conforta mi sento morire dentro. Sono io che dovrei proteggerla,non il contrario.
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I Doni immortali
AdventureKatie Connor è tutto tranne che una docile marionetta nelle mani dello Stato. E il suo incontro con Jem non è affatto gradito dal governo. I due ragazzi saranno costretti a cavarsela da soli, ad affrontare un "Titano" moderno invincibile, ad assiste...
