KATIE
Le parole scritte su quel foglio di carta mi rieccheggiano nella mente, mi fluttuano intorno colpendomi forte,intrappolandomi nel loro significato. Allungo il collo per rivedere il contenuto della lettera,per controllare se ciò che ho letto è vero,ma lo è e lo so bene.
"Cara sig.na Connor,
siamo lieti di informarla che è stata arruolata nell'Esercito Ufficiale. Dovrà seguire un breve periodo di addestramento a cominciare da domani. La attendiamo tra un'ora nella sala ristoro dell'edificio.
Cordiali saluti,
Generale Fredrick Surrey
Sospiro tirandomi le gambe al petto. Arruolata nell'Esercito. Sapevo che sarebbe arrivato questo momento ma non lo aspettavo prima di 3 anni. È strana l'idea di me con addosso la divisa da soldato. È strana tutta questa faccenda. E terribile. Dovrò usare le armi per togliere la vita a gente innocente. Accetterò di farlo? Sbuffo sorridendo senza allegria. Certo che non lo farò.
Mi chiedo quanto potrò resistere. Non molto,comunque. So di essere stata arruolata per essere tenuta più sotto controllo dallo Stato, so anche che non mi piegherò alla volontà del governo e infine so che verrò fatta fuori. Spero solo di avere il tempo di salvare Jem.
Mi alzo iniziando di nuovo a misurare la stanza con i passi. Dopo duemilasettantatre passi mi sembra di vedere la sagoma di una persona attraverso la parete. Chiudo gli occhi e li riapro. Niente,la parete è del solito bianco accecante. Credo di star impazzendo chiusa qui dentro.
Saltello un po' muovendo freneticamente le braccia;proprio non ce la faccio ad aspettare ancora. Sono qui da quanto? Due,tre ore?
Mi avvicino alla porta bianca e afferro la maniglia spingendo. Ritiro la mano urlando. Scotta. Arrabbiata mi ci butto contro con la spalla sinistra ma non si apre. Urlo frustrata non sapendo cosa fare.
Mi giro verso la telecamera.
Bastardi maledetti chissà come si divertono a guardarmi. Metto le mani in avanti in direzione della telecamera. Il calore ormai familiare inizia a diffondersi in me fino alla punta delle dita che attirano il piccolo apparato meccanico,staccandone i fili. Sempre senza toccarla, butto la telecamera a terra e inizio a pestarla riducendola in frammenti. Poi afferro la sedia e la scaravento sulla parete,spezzandola. Tiro un calcio al tavolo rovesciandolo e usando il dono lo spingo. Nel momento in cui il tavolo tocca il muro, con un impatto abbastanza forte, la parete lascia intravedere di nuovo la sagoma di una figura scura con le cuffie e un microfono dal quale parla freneticamente,guardandomi. Si accorge che l'ho vista e si affretta a pigiare alcuni pulsanti che la nascondono alla mia vista.
Non ne sono molto sorpresa. Me l'aspettavo.
-Mancava circa un minuto allo scoccare dell'ora ma mi hanno pregato di venire subito prima che tu distruggessi la stanza. -dice una voce calma alle mie spalle.
Mi giro e vedo una ragazza molto bella vestita di blu con in mano una cartellina. Mi sorride calorosamente inclinando leggermente la testa. Al confronto sembro la piccola fiammiferaia.
-Vieni? O rimani qui?
-Non credo di avere il privilegio di scegliere.-sbuffo incamminandomi verso di lei.
-Temo di no. -ride allegramente.
Lascio che mi faccia strada osservando la sua coda di capelli bronzei che oscilla violentemente a destra e a manca.
-Lavori qui da molto?-chiedo con fare disinvolto.
La verità è che voglio capire come può lavorare per lo Stato ed esserne contenta.
-Sì, l'edificio è come una seconda casa per me.
-Oh.
Percorriamo il resto del corridoio in silenzio io in posizione leggermente arretrata alla sua.
-Eccoci. -mi sorride smagliante da sopra la spalla indicandomi un'ampia sala molto luminosa e colorata. -Non abbiamo tutte le stanze bianche,sai?-scherza inclinando la testa.
-Accomodati,tra un paio di secondi deve arrivare il generale Surrey. Ah- dice fermandosi- non distruggere niente,per favore.
Abbozzo un sorriso rossa fino alla radice dei capelli e mi siedo sul morbido divano bourdeaux. Mi liscio i vestiti e i capelli in un tentativo disperato di rendermi presentabile e raddrizzo la schiena.
In quel momento nella sala entra un uomo alto vestito con la divisa militare nera e una serie di distintivi sul petto messi in bella mostra.
Faccio quello che ho visto fare nei film;mi alzo e porto la mano destra alla tempia in segno di saluto. Lui mi sorride freddamente.
-Riposo,soldato Connor.
Non avrei mai voluto ammetterlo ma c'è un che di solenne nel sentirsi chiamare "soldato" da un generale. Soldato Connor. Solo la parola emana potere.
Peccato che facendoti soldato te lo stanno togliendo tutto,il potere.
-È la prima volta che arruoliamo qualcuno così giovane. Ma ti abbiamo osservata, e ciò che abbiamo visto ci piace. Coraggio da vendere, sopportazione del dolore, un certo odio per il nemico e anche un buon utilizzo delle armi.
In poche parole mi sta confermando che lo Stato sa tutto. Sa di Jem, sa della notte nel bosco, sa dell'attacco al Centro d'Addestramento, tutto. Mi costringo a rimanere impassibile, tutta l'euforia del "soldato" sta svanendo rapidamente.
Il generale va avanti con il suo discorso informandomi che vivrò in caserma dove per i prossimi sei mesi terrò un corso d'addestramento intensificato per poi avere un posto vero e proprio nell'Esercito.
Sento aprirsi dentro un grande abisso che mi intrappola,soffocandomi.
Io non voglio stare qui per quanto essere chiamata "soldato" sia bello. Non voglio vivere in caserma e tornare a casa una volta all'anno. Che poi, anche se tornassi, chi ci sarebbe ad aspettarmi?
Non voglio uccidere persone innocenti.
Voglio solo andarmene e trovare Jem.
-La informo,soldato,che la sicurezza in caserma è molto elevata, fossi in lei non cercherei mai di fuggire.
-Certo.-mormoro indifferente.
-Bene, la aspetto in caserma tra mezz'ora esatta. Verrà accompagnata da alcuni soldati. Attenti!-urla irrigidendosi.
Ma io ho altro per la testa. -Aspetti! Si può rifiutare di entrare nell'Esercito?
Il generale mi scruta attentamente.
-Ogni dotato esistente sull'intero pianeta ambisce ad entrare nell'Esercito. Perché lei dovrebbe rifiutare?
-È...è solo curiosità. Sono onorata di essere stata arruolata. -dichiaro a testa alta.
-Le consiglio di tenere a bada la sua curiosità,soldato. Potrebbe essere...fraintesa.
Rimango sola nella stanza ad espellere un po' per volta il fiato trattenuto. Oddio,oddio,oddio. Come faccio ora?
Non ho tempo per rispondermi,due soldati sono già arrivati per prendermi e portarmi via. Mi dirigo verso di loro pensando a mia madre che non potrò vedere e a mio padre che non sa ancora niente di tutto questo.
Mentre percorriamo i corridoi bianchi intravedo Anne che cammina affiancata da due medici. Il suo sguardo incrocia il mio e corre buttandomi le braccia al collo.
-Sei...
-Arruolata,sì. -sospiro nei suoi capelli.
-Ti tireremo fuori di lì,Katie. E poi andremo a prenderlo.-sussurra così piano che a stento riesco a sentirla.
-E tu invece?
-Medico.
Annuisco sorridendole. -Tieni d'occhio i miei genitori,okay?
-Certo. Buona fortuna,Katie!
-Buona fortuna anche a te!
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I Doni immortali
AdventureKatie Connor è tutto tranne che una docile marionetta nelle mani dello Stato. E il suo incontro con Jem non è affatto gradito dal governo. I due ragazzi saranno costretti a cavarsela da soli, ad affrontare un "Titano" moderno invincibile, ad assiste...
