Sgabuzzino inutilizzato nella stanza di Eriam
11 Giugno 2016, ora 17.57 (o così dice il mio orologio, visto che nonposso uscire a controllare)
Non mi fido ancora ad uscire nonostante ormai siano passate più didodici ore.
Non mi fido ancora ad uscire nonostante io abbia fame, sete e sonno,visto che non ho chiuso occhio da quando ci sono entrata.
Non mi fido ancora ad uscire nonostante sia nella stessa posizione, conle gambe raccolte e il mento posato sulle ginocchia, da un'eternitàe probabilmente se andassi fuori adesso farei solo un bel tonfo.
Non mi fido ancora ad uscire nonostante abbia sentito Eriam fare unasfuriata al capo dell'unità per i seguenti tre motivi:
1- La preda era sua fin dall'inizio (grazie per avermi chiamato così, davvero molto gentile);
2- Le stava tendendo una trappola e loro l'hanno rovinata;
3- Quella era casa sua e prima di fare un'operazione DOVEVANO dirglielo.
Non mi fido ancora ad uscire nonostante quegli uomini se ne siano andati.
Non mi fido ancora ad uscire nonostante lui mi fosse venuto a cercareovunque (tranne che qui) e dopo per la frustrazione abbia rovesciatouna libreria.
Non mi fido ancora ad uscire nonostante lo abbia sentito maledire icacciatori.
E soprattutto perché ho ancora una paura boia.
Mi fa male tutta la parte destra, non ho tolto nemmeno una scheggia, mele sono scrollate di dosso la maggior parte prima di arrivare nellastanza. Mi sono stupita di quanto sembrasse un ragazzo normale, anche se dinormale lui non ha proprio nulla. Michiedo se morirò di sete e di fame qui, in questo stupidosgabuzzino. No, sono troppo sfigata perché mi liberino da questagabbia, da queste quattro mura schifose abitate da uno stupidocacciatore.
Iltuo cacciatore, mi dice la vocina. Sta'zitta!, le rispondo io e quella per una volta tace. Sto diventando matta. O forse sono i postumi del coma. No, forse ero già matta prima di andare in coma. Forsequesto sta succedendo nella mia testa, forse questa storia dellediverse vite è solo un parto della mia immaginazione e in realtàsto delirando il una clinica psichiatrica. Forse non sono nemmeno viva. Forse non ho accettato la mia prima semplice dignitosa morte e me ne sono inventate decine e decine, rimanendo chiusa in un limbo tra vita emorte, e vivendo tutte queste vite in un millesimo di secondo. Beh, allora spero che il millesimo di secondo finisca presto.
Chiusi il diario, perché al buio era un macello scrivere. Riposi il tuttonello zaino e appoggiai la testa contro la parete di legno alla miespalle. Socchiusi gli occhi sperando di morire.
Ormai 12 Giugno 2016, ore 2.34 (sempre secondo il mio orologio)
Riapri igli occhi e mi resi conto che no, non ero morta. Avevo dormito, e ciò mi aveva fatto bene, la mancanza di sonno mi avevafatto delirare un pochino. Certo, avevo ancora fame, ma in quelmomento stavo decisamente meglio e la mente era un po' più lucida. Aprii uno spiraglio senza fare rumore e vidi tutto buio. Dormiva, ottimo. Lentamente, e sempre controllando che stesse realmente dormendo, uscii dal mio nascondiglio. Fu un'impresa mettermi in piedi visto che le mie gambe non reggevanopiù, così ci misi una quindicina di minuti prima di essere in gradodi camminare.
Silenziosamente scesi in cucina, mi fiondai verso il frigo e mi servii abbondantemente di tutte le delizie che c'erano, fino a saziarmi. Richiusi tutto e feci un passo per tornare indietro, quando sentii delle voci,allora mi nascosi.
«Non puoi lasciare, lo sai» era una donna... la rossa stronza?
«Senti, davvero, non volevo farlo nemmeno quando mio padre mi costrinse, orameno che mai.»
«Ma tu non puoi, o ti toglieranno le vite...e...e...morirai!» disseesasperata.
«No, se non mi prendono!» disse lui con una vaga speranza.
«Non dire idiozie, ti troveranno!» sospirò, disperata «Adam te la faràpagare.»
«Lo so» disse solo Eriam.
«È per quella là, vero?! Per la mangiatrice di anime!»
«Non dire idiozie, non mangia le anime!» Nonaveva negato. Avevo la bocca aperta per la sorpresa.
«Ma porca miseria, non puoi scegliere una normale, come tuo padre, cometuo nonno prima di te?!»
«Tipo te?» rispose acido.
«Sì, hai indovinato, tipo me!»
«Ed è per questo che l'hai uccisa tutte le volte che hai potuto?! Con l'auto, alla rapina, mi hai addirittura spinto a farlo più di una volta!»
«Ma era il tuo dovere!»
«È un dovere che non ho mai voluto! Mi hanno costretto, l'ho fatto persalvarmi la vita!» Ci fu una pausa e mi immaginai Eriam col capo chino e la rossa con unamano sulla sua spalla.
«Senti, lo so che sei scombussolato, so quanto ci tieni ai tuoi rari momentidi umanità. Dormici sopra.» disse lei più calma. Gli diede unbacio (dallo schiocco, almeno, lo dedussi) ma non avrei saputo direquale tipo. -Forse speravo quello meno confidenziale, sulla guancia.- «Domani ti chiamo.» aggiunse, e se ne andò. Eriam rimase un attimo in più, sospirò stanco e uscì anche lui.
Aspettai altri dieci minuti dopo che le luci si furono spente. Mille domande mi turbavano il cervello. Erauna presa in giro? Intendeva altro? Era una recita per me, sapendo che ero nascosta lì? Mi avrebbe uccisa comunque se mi avesse trovata? Ero sicura che si riferisse proprio a ME? Mi tormentai per tutti quei dieci minuti. Poi mi alzai e come ero arrivata, così me ne andai, silenziosa e molto più attenta di prima. Non potevo essere sicura che non mi cercassero ancora, che non stessero aspettando che io uscissi, visto che non avevano trovato il mio cadavere da nessuna parte.
Stavo per rientrare nella camera, controllando che non ci fossero persone sgradite, o persone sgradite ancora sveglie (in dieci minuti, lapossibilità che stesse già dormendo era assurda, ma non si sa mai), quando qualcuno mi prese per la spalla destra -quella ferita- e mi immobilizzò con un ringhio animalesco.
Ops, forse avrei dovuto fare più attenzione anche alle altre persone chedormivano lì.
Note dell'Autrice: scusate il capitolo poco movimentiato, ma è necessario per la parte che verrà dopo. E scusate l'enorme ritardo
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The Soul and The Hunter
Fiction Générale18 Vite. 18 Possibilità. 18 Morti. 18 volte nasco, cresco e muoio. Ogni vita devo ricominciare da capo. Ogni volta mi spengo. E subito dopo rinasco, fino a che non mi rimarrà solo una vita. Ogni volta lui mi trova e mi uccide. Fino a quando non potr...
