Ti sento chiamare

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I ricordi si susseguivano sempre più frequenti; momenti dolci, felici, in cui si avvertivano il calore familiare e l'amore dei genitori, momenti d'inquietudine sempre risolti per il meglio; ricordi perduti di una vita che doveva essere stata senza dubbio più bella e affettuosa di quella che Katy si era ritrovata a vivere.
La cosa più triste di tutto ciò era che quelli non erano semplici visioni, ma ricordi tramandati da padre a figlio, di cui lei faceva parte, ma allo stesso tempo la tenevano lontana, impedendole di partecipare attivamente a quella bellezza sfocata, costretta ad assistere come sola spettatrice ad avvenimenti che erano già stati scritti in maniera veloce e brutale.
Vedeva se stessa in un corpo da bambino, sempre sorridente, pronto e voglioso di affrontare la vita.
Vedeva sua madre, bellissima e giovane, che aveva rinunciato al suo lavoro per la sua famiglia.
E infine, vedeva suo padre, saggio, coraggioso e determinato; aveva la fredda bellezza della neve e il caldo affetto del sole; un amore smisurato per la sua famiglia e, soprattutto, per suo figlio lo rendevano affascinante e misterioso allo stesso tempo come un cielo notturno.
Katy sentiva un feroce bisogno di piangere. Quel nodo alla gola cominciava a farle male, sin da quando i ricordi avevano invaso la sua mente. Eppure qualcosa la tratteneva dal versare le sue lacrime. Forse era la felicità che quei ricordi trasmettevano, la serenità dei loro protagonisti, ignari di quanto la loro vita sarebbe terminata in fretta...
Accadde il ricordo di un fine settimana d'autunno. Mark non era solito avere giorni liberi per il suo lavoro, eccetto la domenica, ma quella volta aveva deciso di staccare per stare con la sua famiglia, e portarli a fare una scampagnata nel bosco vicino, nelle cui profondità c'era il lago che Katy conosceva bene.
Venne attratta da risate e voci allegre che la portarono a guardare verso la sua vecchia casa. Vide Jack, Mark e Sarah uscire e scendere le scale ridendo, dirigendosi nel bosco. Katy li seguì a distanza; credeva che se si fosse aggregata al gruppo, anche se loro non riuscivano a vederla, si sarebbe persa qualcosa che poteva essere un ricordo fondamentale; non voleva assolutamente perdersi nulla di quei ricordi, nemmeno la più piccola cosa.
Il suo cuore rideva e piangeva contemporaneamente. Avrebbe tanto voluto tornare a far parte di quei ricordi, avrebbe voluto sorridere di nuovo come quel bambino che era stata molti anni prima, avrebbe voluto abbracciare il suo papà e restare a fissarlo negli occhi per ripetergli in continuazione che era bellissimo. Avrebbe voluto farsi accarezzare i capelli e coccolare da sua madre. Eppure non poteva. Quella vita era stata sua, ma le era stata sottratta e nessuno aveva intenzione di restituirgliela.
Jack correva facendo volare un aquilone sotto la guida di Sarah, seduta sulla riva del lago. Mark lo seguì mantenendosi un po' distante, voleva solo accertarsi che il figlio non si facesse male. Osservando l'aquilone, Katy ebbe la sensazione di averlo già visto...
Il vento cesso' e l'aquilone senza più aria smise di volare in alto, arrivando più o meno all'altezza di Mark. Jack sbuffò deluso e mollò il manico del giocattolo sedendosi per terra. Suo padre gli andò vicino, sedendosi accanto a lui.

<< Che ti prende? >>
<< Niente... E' solo che ogni volta che porto l'aquilone per giocare, puntualmente il vento cessa. E questo coso si rivela inutile. >>

Disse arrabbiato, indicando l'aquilone. Mark passò lo sguardo da lui all'aquilone, dall'aquilone a lui. Poi sorrise, prese in braccio suo figlio mettendoselo sulle spalle e recuperò il manico dell'aquilone, passandolo a Jack.

<< Ti ricordi il bucaneve, Jack? >>
<< Si... >>
<< Ti ricordi cosa ti ho detto in proposito? >>
<< Che non devo essere debole... >>
<< Esatto. E se tu ti arrendi così facilmente vuol dire che il concetto non ti era chiaro. Lo sai che io ci sarò per te, ma verrà anche il giorno in cui dovrai imparare a cavartela da solo, e ragionare con la tua testa. >>

Jack guardò il manico dell'aquilone e poi di nuovo suo padre, che gli sorrise.

<< Forza, facciamo volare quell'aquilone! >>

Slenderman e KatyDove le storie prendono vita. Scoprilo ora