Before the Fall (14) - Dopo la spedizione

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Erano tornati in città che era già notte, una delle poche spedizioni con un numero esiguo di vittime, solo due persone erano state uccise dai giganti purtroppo.

Vennero accolti da urla di disappunto, Jaden guardava per terra, non aveva il coraggio di guardare i cittadini.

Gli si avvicinò una signora, per sapere dove fosse suo figlio. No! Quel ricordo no! Non guardava negli occhi la signora, ma con lo sguardo sempre basso prima si irrigidì e poi iniziò a piangere. Petra si frappose tra Jaden e la signora, e con sguardo benevolo disse: "Provate a cercarlo meglio, magari è nascosto da altre reclute."


La signora se ne andò, Petra prese per un braccio Jaden e lo portò in disparte.

"Non fare così, la gente si preoccupa. Devi essere gelido, purtroppo."

"Capisco che essendo la prima spedizione sarà difficile, ma devi essere forte, non devi piangere."

Disse Petra abbracciandolo. Lui si asciugò le lacrime e seguì gli altri fino alla locanda.

Era un posto piccolo, ma accogliente, e sembrava non mancargli nulla. Si sedettero al tavolo tutti e sei, ed ordinario una vellutata di zucca, una delle poche cose che sembrava più allettante.

"Complimenti Jaden, non pensavo fossi così bravo." Disse Erd

"Sì infatti, chi ti ha insegnato?" chiese Gunther

"Veloce e potente, il capitano Levi dovrebbe iniziare a spaventarsi." Scherzò Aruo

Levi alzò gli occhi al cielo, e Petra mangiava in silenzio.


Jaden non rispondeva, era assente....

"Stai bene?" chiese Gunther

Jaden si alzò ed andò in camera sua, Erd si alzò per seguirlo ma Levi gli fece cenno di mettersi a sedere.

"Ma che gli prende?" disse Aruo

"È solo scosso..." fece Levi con noncuranza

"Una signora si è rivolta a lui per sapere dove fosse suo figlio, era il ragazzo che non è riuscito a salvare. Sta ancora metabolizzando." Disse Petra, poi si alzò e se ne andò anche lei nella sua stanza.

Prima bussò alla porta di Jaden.

"Posso entrare?"


Nessuna risposta...


"Jaden, ti vorrei parlare."


"Che c'è?" domandò Jaden


Lei notò gli occhi rossi del pianto. Poi spinse la porta con forza e se la chiuse alle spalle.


"Così non aiuti la situazione, e non aiuti nemmeno te!"


"Mi ascolti?"


"Jaden!"


"Sì, ho capito... MA NON CE LA FACCIO!" urlò lui


"Ok, calma... Pensa che adesso non deve più combattere, che non soffrirà, che hai fatto di tutto per salvarlo! Sarà il primo, ma non l'ultimo che ti morirà sotto gli occhi. Rischiamo tutti quanti la vita, tutti i giorni. Tutti vorremmo salvare chi si trova in pericolo, tutti piangiamo per la morte dei nostri compagni, ma non vuol dire che non riusciamo più ad essere noi stessi ed a combattere."


Prese una pausa.

"Anch'io ci sono passata, tutti noi ci siamo passati, non possiamo incolparci di tutte le morti che avvengono. Io non posso, tu non puoi, il capitano Levi non può... perché è pesante.... Così è essere stupidi, godi di tutto ciò che è bello, lascia stare il resto."

"Hai ragione, non ha senso vivere nel rimpianto..." disse lui sollevato


Intercorse un momento interminabile di silenzio.


"Petra, ricordi che dovevo dirti una cosa?"


"Si, ma ci hanno interrotti."


"Petra, io ti a-"



"Uh! Scusate, pensavo fosse camera mia..." disse Erd imbarazzato


"Jaden, allora?"


"No, mi è passato di mente.... Comunque dovrei scrivere una lettera."


"A chi?" disse lei con malizia


"Alla mia amica Alyss..."


"Allora ti lascio solo." Sorrise e se ne andò


Aspettò che non si sentisse più rumore nel corridoio, e poi mormorò


"Chissà se riuscirò mai a dirglielo...."


Sospiro.


Poteva dire che quell'esperienza lo aveva reso più forte, parlare con Petra gli aveva fatto togliere un peso. Poteva ora scrivere senza un peso sullo stomaco.


Iniziò a scrivere sul tardi, più o meno verso la ventitreesima ora è smise di scrivere verso la prima ora del mattino. Voleva riposarsi, dato che il mattino seguente la spedizione sarebbe continuata, quindi anche se a malincuore mise da parte la lettera e andò a dormire.



Il giorno seguente si rivelò molto simile al precedente, ma questa volta non ci furono ne feriti, ne morti.


Continuò così per una settimana ed il ritmo si faceva sempre più serrato.


Le grida di disapprovazione ogni volta che tornavano in città si facevano sempre più dure, a volte con veri e propri insulti.


Non pensava che il suo Corpo fosse così disprezzato, ma aveva imparato ad accettarlo, anche questo oltre alle altre migliaia di cose che aveva accettato. Quasi non vedeva l'ora di tornare alla fortezza del Wall Rose, in modo tale da non sentirsi più così disprezzato, ed in più li avrebbe potuto spedire la lettera ad Alyss che con tanta cura stava scrivendo da una settimana.


Alla fine arrivò il giorno fatidico, finita la spedizione fuori dalle mura, tornarono in città per levare le tende. Mentre rientravano, vide due bambini che li guardavano, uno di essi con occhi sognanti. Sperava che quel bambino non dovesse subire la sua sorte e che ci pensasse due volte prima di arruolarsi.


"Smettetela di insultarli, sono degli eroi!"


Lo sentì dire, quelle parole lo riempirono di gioia e con mano tremante, lo salutò.


Durante la spedizione era stato ferito, non in maniera grave, ma il braccio gli doleva. Aveva sbattuto contro un albero mentre cercava di evitare un gigante, una brutta botta, aveva decretato Erd mentre lo fasciava.



Arrivarono verso il pomeriggio alla locanda, e fecero i bagagli. Partirono durante la notte, in modo tale da arrivare alla fortezza per il pomeriggio seguente.

E fu mentre volavano che iniziarono a discutere.


Jaden - Before the Fall [IN REVISIONE]Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora