si fa sera mentre io e Harry restiamo in silenzio guardando le stelle. Questa scena mi è troppo familiare e cerco di dimenticare da tempo quell'episodio ma ritorna ogni volta. le ricaccio nell'angolo della mia mente ma ritornano a procurarmi male. Le cicatrici le nascondi ma non si cancellano.
-Harry- lo richiamo dai suoi pensieri. Vorrei entrargli nella sua mente complicata e capire i problemi che lo circondano.
-si?- si gira per guardarmi negli occhi. Se tu sei il mio destino portami via.
-non voglio andare a casa Harry- piagnucolo come una bambina per non affrontare mia madre. –posso venire a casa tua?- gli chiedo.
-no- mi risponde secco. Ci resto male per la sua risposta scontrosa ma d'altronde lo capisco. Non può salvarmi, nessuno la mai fatto, perché lui?
Distolgo lo sguardo abbattuta e disorientata da quella parola così fredda. –Sam- mi richiama dolcemente. Mi giro lentamente vergognandomi per la mia risposta. –non puoi scappare Sam, nessuno lo può fare. Non fare la bambina, affronta questo fatto e parlane con tua madre. Non sbagliare tutto come ho fatto io. Ci tengo...cioè non voglio farti da spalla su cui piangere, esistono le tue amiche del cazzo- dice ridendo. –scusami, gli amici del cazzo ce li avrai tu- lo schernisco colpendolo al braccio. –ahi- si lamenta scherzosamente per il mio colpo 'letale'.
-hai ragione- dico ad un certo punto. –su cosa scusa? Illuminami- fa la faccia da finto tonto solo per farmi ammettere che ha ragione. Stronzo.
-che non devo scappare dai miei problemi e il resto- sbuffo. –mi dai un bacino come ricompensa?- cavolo se ne ho voglia, ma so che mi pentirò. È come il desiderio voglioso di Adamo ed d'Eva che mangiarono quella cavolo di mela proibita. Non è un esempio perfetto ma non so se sia il caso. No, ammetto a me stessa.
-sulla guancia? - mi provoca facendo apparire le sue adorabili e irresistibili fossette.
-ehmm...- prima che possa decidere le mie azioni Harry si fionda a pochi millimetri dalla mia bocca. –Harry che cavolo stai facendo?- chiedo allibita.
-giusto che sei timida faccio io il primo passo- spiega facendomi l'occhiolino. Mi da un bacio dolce e umido sulla guancia causandomi un rossore improvviso. Lo nota e sorride di gusto alla mia reazione.
-non montarti la testa James- dice e lo guardo strano. –andiamo- prima che possa obbiettare mi prende per il braccio e mi trascina verso l'uscita.
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sono davanti alla porta di casa ed estraggo lentamente le chiavi dalla borsa con l'agitazione che cresce interrottamente dentro di me. Non voglio commentare e rivivere le immagini che ho visto all'interno di quel piccolo ufficio. Apro lentamente la porta trovando seduta al tavolo mia madre. –dove sei stata?- adesso mi fa anche la predica? Ma per favore. Sbuffo dirigendomi frettolosamente in camera evitando lo sguardo severo di mia madre. –siediti qua, dobbiamo parlare- mi indica di accomodarmi accanto a lei.
-parlare e di cosa? Che ti sei scopa...- mi interrompe strillando come una cornacchia. - non usare quel linguaggio con me signorina. Avrei dovuto dirtelo ma sono una donna adulta e posso frequentare chi voglio. E non ti permettere di farmi il terzo grado- si mette a fare anche la filosofa e la donna vissuta. –ok- taglio corto ma mi interrompe di nuovo. –ok, ho sbagliato a non dirti niente e vedo che è da un po' che non parliamo e ci stiamo allontanando. Il mio..., cioè John mi ha chiesto si io e te potessimo andare a cena con lui e suo figlio- mi informa. –figlio?- chiedo sconvolta. sarà nella mia stessa situazione? Sapeva che i nostri genitori single si scopavano a nostra insaputa? Scommetto che appena mi vedrà mi tirerà per i capelli dandomi la colpa del suo umore pestifero. Sto immaginando un bambino di dieci anni massimo arrabbiato col Mondo.
-si, e questa cena sarà sabato sera- cosa? La sera del ballo? Neanche morta passerò un sabato sera con la faccia nella zuppa fredda ad annoiarmi a morte. Lo so, avevo detto che non volevo andare al ballo, ma preferisco morire su due trampoli che annegare.
-non posso- dico. –perché?- perché cazzo non ho voglia. –perché è la sera del ballo- dico causandomi un alibi. Ma ci andrò lo stesso quindi non è una copertura. –va bene- sbuffa arrendendosi allevidenza che non verrò mai a conoscere il disgraziato con cui sta. –faremo un'altra volta- dice alzandosi per mettersi hai fornelli. –non mangio- la informo chiudendomi in camera ad ascoltarmi la musica fino ad addormentarmi
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Strange Love
Fiksi PenggemarSam, una ragazza curiosa e intraprendente con delle difficoltà in matematica, nata e cresciuta a New York, incontra un ragazzo ribelle dagli occhi verdi smeraldo che gli scombussolerà la vita facendole aprire gli occhi su chi è davvero. secondo voi...
