capitolo 23

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dette quelle parole mi sento in imbarazzo. perché ogni cosa che mi passa per la mente gliela rivelo? Perché sono così stupida? Guardo di sfuggita Harry che osserva attentamente il culo di una segretaria bionda ossigenata. Ma non sono gelosa, ho un ragazzo da fare invidia a David Beckham. Mi danno fastidio i suoi sbalzi d'umore, mi fanno venire mal di testa.

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cerco mia madre tra i piccoli uffici del quarantesimo piano. Trovo il suo nome sulla porta e insieme ad Harry entro senza bussare.

La scena che mi ritrovo davanti è alquanto oscena. Mia madre stesa sulla scrivania con in mezzo alle gambe un uomo. Osservandolo di spalle riesco a intuire che è il suo capo. Il direttore dell'intera azienda. Resto schifata e disgustata da quell'immagine.

Come ha potuto tradire papà, anche se è passato così tanto tempo non riesco a vederla con un altro uomo. Ma credo che non è stato il fatto che si sia finalmente trovata la sua anima gemella, che la completi capendola con un solo sguardo, ma è che con questa cosa, ha tradito me.

Chiudo la porta sbattendola rumorosamente mentre tutti i colleghi di mia madre mi guardano confusi e intrigati dalla scena che vedranno se resto ancora un minuto in quest'ufficio. Sento le scarpe di Harry che mi seguono preoccupato dal mio stato d'animo. Odo una porta aprirsi di scatto facendo intravedere una madre dispiaciuta e un uomo colpevole.

Perché a me? Perché tutte le cose sbagliate, strane, impossibili devono capitare a questa Sam? Non ho fatto niente di sbagliato nella mia vita, nulla di così ingiusto, allora perché mi ritrovo sempre a piangere con le mani tra i capelli?. A correre senza una meta ben precisa per ritrovarmi sui margini di un burrone?

Non lo so. E questa è la risposta più dolorosa che ci sia.

-Sam- urla mia madre dal corridoio. Mi precipito davanti all'ascensore schiacciando il pulsante. vedendo che non arriverà mai corro giù per le scale. –Sam- questa volta è la voce roca di Harry a parlare. –lasciami sola- grido cercando di seminarlo aumentando il passo. –no, non posso- dice. Magari ci fossi stato prima, quando il mondo ancora mi pareva normale. Quando guardavo la vita con occhiali rosa, da pura romanticona. Ma non c'eri e non ci sarai.

-si che puoi. Tutti facciamo delle scelte, e tu puoi pienamente aprire una di tutte queste porte e andartene fregandotene altamente dei miei sentimenti- gli rispondo zittendolo. Una lacrima mi riga la guancia e me la asciugo velocemente con la manica della felpa. - cazzo Sam- dice raggiungendomi e prendendomi il polso. Mi fa girare per guardarlo dritto negli occhi. Quegli occhi che sembrano delle pietruzze verdi. Cerco di ribellarmi ma ad ogni mia mossa aumenta la presa. –Sam guardami- obbedisco. –lo so cosa vuol dire vedere la propria madre con un altro. E anch'io l'ho presa male, molto male ma poi capisci che l'amore non si sceglie perché ti sorprende, ti sconvolge, catturandoti nella sua rete. Possiamo dirgli di no, che non vogliamo essere aiutati da nessuno che preferiamo rimanere soli per tutta la vita, ma sappiamo entrambi che non è così. Vogliamo solo dimostrarci forti agli occhi degli altri ma è solo apparenza. Perché dentro l'unica cosa che desideriamo è essere protetti dalla persona che amiamo, essere salvati dall'unica persona che ti capisce con un solo sguardo, che ti ama con un solo abbraccio- dice col fiato corto. Ha ragione. Ma non capisco perché faccia tutto questo per me. Non sono speciale, non gli piaccio, non ci sopportiamo, eppure ci ritroviamo costantemente insieme. Allora mi pongo una domanda. Sarà destino?

La vicinanza dei nostri corpi si è ridotta a pochi millimetri. I nostri occhi sussurrano esplicitamente la voglia che abbiamo di baciarci, ma sarebbe sbagliato. Così sbagliatamente giusto.

Sentiamo un rumore provenire dalla tromba delle scale. – andiamo- mi dice prendendomi la mano provocandomi una reazione elettrostatica.

-Harry voglio andare lontano da qui-gli sussurro mentre corriamo senza mai fermarci. – conosci un posto?- chiedo facendo scontrare il pistacchio con il biscotto dei miei occhi. A parlare di gusti di gelato mi è venuta fame. –si- dice trascinandomi verso l'uscita del palazzo.

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ci ritroviamo sul tetto di un palazzo. L'Empire State Building.

-perché siamo qua? -domando, giustamente, a Harry. Volevo stare in un posto lontano da tutti, dagli sbagli, dal male. –nessuno sa di questo posto- dice sporgendosi a vedere il panorama. –vengo qua quando voglio stare solo- mi confida avvicinandosi bruscamente a me. Mi fa scontrare contro la parete ruvida della struttura schiacciando i nostri petti. –come abbiamo fatto a superare la sicurezza?- gli chiedo balbettando per colpa dell'agitazione dovuta alla vicinanza dei nostri corpi. Mi piace sentire il suo profumo alla menta peperita che inebria le mie narici.

Si stacca lasciandomi senza fiato. Gli spunta un sorrisetto beffardo facendomi intuire che l'abbia fatto apposta. Se lasciarmi senza respiro è quello che vuoi fare, allora ti lascio tentare, perché è quello che voglio.

Mi avvicino al bordo salendoci sopra. Mi siedo e mentre mi volto vedo Harry strabuzzarsi gli occhi. –pensavo che ti volevi buttare- mi dice portandosi la mano a scompigliargli la folta chioma. –chi ha detto che non lo voglio fare- affermo spaventandolo. Appena mi volto per vedere la vista di NY due grandi mani mi circondano i fianchi facendomi sussultare. –Sam è strano che in un Mondo pieno di persone ti senti solo quando una sola ti manca?- mi chiede mettendo la faccia nell'incavo del mio collo. –no, ma è brutto sapere che l'unica persona a cui tieni non esiste, oppure non ti consideri- dico appoggiandomi a lui. Lo so che è strano ma ho pensato alla frase di Harry ed è possibile che si riferisca a noi?


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