-XVII-

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Gli accarezzo il petto, la pancia, coperti da un leggero velo di sudore, che si alzano e si abbassano al ritmo del suo respiro affannato. Mi metto sul fianco e lo osservo mentre prende fiato con gli occhi chiusi; solo in questo istante mi rendo conto sul serio di essere l'amante del migliore amico di mio padre, dell'uomo che mi teneva sulle ginocchia quando ero piccola. Solo ora, nell'umida penombra di questa stanza, vedo le cose con estrema chiarezza come una luce abbagliante alla fine di una lunga galleria. Questa luce mi colpisce con una tale forza da lasciarmi a boccheggiare.
"Tutto bene?" mi chiede ora che ha voltato la testa verso me di me. Devo avere davvero una strana espressione: "Sì sto bene" rispondo con finta convinzione. Si mette sul fianco anche lui, faccia a faccia. Sorride e mi sposta i capelli dietro l'orecchio.
"Stavo solo pensando" dico. In realtà vorrei parlargli ma qualcosa me lo rende difficile, mi sento bloccata.
"A che cosa?"
Esito. Devo sforzarmi per rispondere: "A noi due"
"Ah sì? E cosa hai pensato?"
Non so bene cosa dirgli, come descrivergli questa sensazione che mi ha assalito: "Non so... Che mi sembra tutto così strano adesso"
"Adesso?" si solleva appoggiando la testa sulla mano continuando a fissarmi.
"Non avrei mai pensato che ci saremmo trovati qui in questo momento. In questa situazione"
Non ho mai provato per nessuno quello che provo per lui e un po' mi spaventa.
"Neanch'io in effetti" dice, "però ci siamo...e dovremmo godercela"
Allunga il braccio verso di me e mi attira a sé. Il suo corpo emana un gran calore, mi bacia e mi accarezza.

Lo guardo, distesa sul letto, mentre nudo cammina verso il bagno. Sento che fa pipì e che poi apre l'acqua della doccia. L'orologio sulla parete segna che sono quasi le quattro e ciò significa che tra poco dovremo separarci fino a chissà quando. Senza pensarci troppo mi alzo e corro in bagno; non c'è la doccia ma c'è una vasca coperta da una tenda di plastica a fiori. La spalanco e mi arrivano addosso gli schizzi d'acqua. Russell si è immobilizzato mi sta fissando con le mani tra i capelli. Sul volto gli compare un sorriso malizioso, mi porge la mano per aiutarmi ad entrare, osservando minuziosamente ogni mio movimento. Ci baciamo, le sue mani stringono forte i miei glutei: "Non voglio dovermene andare" dico con la testa appoggiata al suo petto bagnato. Il getto d'acqua mi arriva sui capelli, scorre lungo la schiena. Russell si strofina il sapone tra le mani: "Ci troveremo ancora" dice insaponandomi le spalle.
"Però" continua, "dovrai sempre essere pronta" le sue mani passano davanti, compiono movimenti circolari sul mio seno, "quando ti chiamerò dovrai venire, non importa quello che stai facendo"
"Ma...!" provo a replicare.
"Non c'è nessun ma" mi interrompe pizzicandomi i capezzoli. Sobbalzo afferrandogli i polsi, ottenendo solo il risultato di farmeli strizzare più forte. I suoi occhi scintillanti di lussuria mi fanno tremare dall'eccitazione.
"Come faccio con i miei?" gli domando in poco più di un mormorio.
Finalmente mi libera dalla presa: "Ci dovrai pensare tu" risponde con un tono calmo, continuando ad insaponarmi i fianchi e salendo sulla schiena.
"E..." rabbrividisco solo al pensiero di porgli questa domanda, "e se non dovessi venire?"
Sussulto mentre mi tira la testa all'indietro, con l'altra mano stringe il mio corpo al suo. Percepisco le pulsazioni del suo membro eretto compresso tra noi due.
"A quello ci dovrò pensare io"
Mi bacia il collo esposto, vorace come un lupo. Quando diventa così possessivo e autoritario mi si contorce tutto dentro; io che ho sempre odiato sottostare a chiunque con lui divento docile e pronta a tutto. Questo è l'effetto che ha su di me.

Le mie mani scorrono sui suoi fianchi e quando arrivano a stringergli le palle, lui affonda i denti nella carne della mia spalla. Mi avrà sicuramente lasciato i segni. Un marchio.
Inizio a massaggiargli l'asta su e giù premendo sulla sua pancia; all'improvviso mi allontana e va a sedersi nell'angolo della vasca, dalla parte dove non c'è il bocchettone della doccia. Io lo guardo un po' spaesata, la folle eccitazione e il rumore scrosciante dell'acqua che colpisce il finto marmo mi stanno rincoglionendo.
"Vieni, vieni qui" mi dice tenendosi il cazzo stretto nel pugno, "siediti qui"
Spalanco la bocca quando lentamente sparisce tutto dentro di me. La sensazione è quella di essere impalata da una dura grossa verga. Russell mi guarda con un sorrisetto diabolico stampato in faccia: "È tutta un'altra cosa vero?" mi chiede circondandomi la vita con le braccia. Io annuisco strizzando gli occhi; mi afferra i fianchi e inizia a darmi il ritmo, rimbalzo sulle sue gambe e pian piano il mio corpo si adatta alla sua forma. Russell mi guarda, mi succhia, mi sussurra all'orecchio; io mi accascio su di lui mentre continuo ad agitarmi sul suo sesso, a strusciarmi sul suo pube. E quando vengo sconquassata dalle potenti scosse dell'orgasmo, mi stringe forte al suo petto, e il rumore dell'acqua viene coperto dalla mia voce acuta.
Sono stremata, stanchissima; rimango immobile con la testa appoggiata alla sua spalla e le braccia intorno al suo collo. Vorrei che mi portasse sul letto e che si coricasse affianco a me per dormire. Mi sollevo e lo guardo. Sorride e mi sposta una ciocca umida dalla faccia: "Ti avranno sentito tutti nelle stanze attorno" dice accarezzandomi la schiena. Ridacchio nervosamente, l'idea mi piace e spaventa allo stesso tempo.

Mentre ci stiamo vestendo penso a quanto mi fosse mancato il suo gusto salaticcio-amaro sulla lingua e a quanto dovrò aspettare prima di sentirlo ancora.

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