15. La rivelazione

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Aprii gli occhi, sussultando. Non ricordavo nulla, cosa mi era successo? Dove mi trovavo? Mi voltai guardandomi intorno e vidi Salton sedersi accanto a me. In quel momento mi ricordai cosa era accaduto, dell'arena, della bomba, della mia missione con Deena, dell'esplosione. Per un momento mi sentii sollevata di essere ancora viva, dopo però, mi venne un terribile dubbio. Mi guardai intorno, ma non c'era traccia di Deena da nessuna parte. Cominciai ad agitarmi. Avrei voluto urlare il suo nome, ma una benda sulla bocca me lo impediva. Avevo le mani legate dietro la schiena e il busto bloccato a un masso dietro di me. Cominciai a divincolarmi per liberarmi, ma fu inutile, in più, come mi muovevo, la corda che mi legava al masso mi segava la pelle all'altezza delle costole.

-Hey, calma, calma.- Disse Salton, io mi voltai verso di lui, stava di profilo, appoggiato alla parete e sembrava in condizioni pietose, si massaggiava la gamba, facendo delle strane smorfie di dolore. Mi chiesi cosa volesse da me, del resto se mi avesse voluto morta, mi avrebbe uccisa subito dopo lo scoppio della bomba.

-Sei sveglia.- Disse una voce alla mia sinistra. Alzai lo sguardo in quella direzione e rabbrividii quando riconobbi Grover. Lui si inginocchiò accanto a me.

-Da quanto tempo non ci si vede.- Era poco più magro di quando l'avevo visto l'ultima volta, aveva una profonda ferita sul collo, ma era sicuramente messo meglio di me in quel momento. La sua pelle era troppo scura perché potessi accertarmi che la lyssaina fosse anche nel suo corpo.

-Come stai, Rowanne?- Chiese. Marcando con enfasi il mio nome. Poi si avvicinò ancora di più a me. -Oh, giusto, non puoi parlare.

Allungò una mano nella mia direzione e mi abbassò la benda dalla bocca.

-Cosa hai fatto ai capelli?- Chiese toccandomi la testa, io cercai di allontanarmi dal suo tocco con un movimento brusco e per poco non sbattei la testa al masso dietro di me.

-Hey, calma.- Disse, ridendo. Quella sua voce, le sue parole mi stavano facendo diventare sempre più nervosa, sempre più pericolosa. Sentivo le vene ingrossarsi e il caldo stava aumentando, volevo solo urlare e colpirlo con una qualsiasi arma, solo per il piacere di fare del male, per il piacere di uccidere. Cominciai a fare dei profondi respiri. Ero sotto l'effetto della lyssaina, ma non ero stupida, sapevo che lui, così come me, era stato drogato e se l'avessi fatto innervosire mi avrebbe ucciso senza alcun rimpianto, del resto io ero la prigioniera, non lui. Cercai di rilassarmi.

-Cosa vuoi da me?- Chiesi.

-Vogliamo che tu ci porti dal tuo alleato Nolan. E' dal primo giorno nell'arena che lo cerchiamo e non l'abbiamo trovato ancora, sa nascondersi quel ragazzo. Probabilmente perché non sa combattere.- Aggiunse ridendo, Salton sorrise senza dire nulla.

-Perché volete trovarlo?- Chiesi.

-Perché ha avuto 10 nella sessione individuale. Ecco perché. E' una minaccia.- Disse Grover. Salton si girò verso di noi. In quel momento mi accorsi che il suo braccio aveva delle piaghe rosse su tutta la pelle e il volto era ridotto nelle stesse condizioni. Ipotizzai che fosse dovuto alla bomba che avevamo fatto esplodere.

-Cosa vi fa pensare che io sappia dove cercarlo?- Chiesi. Grover iniziava a spazientirsi.

-Calix ci ha detto che eravate alleati, tutti e quattro, lui, tu, Nolan e la ragazza del 2.

E così Grover aveva visto Calix, sicuramente era ancora vivo perché altrimenti sarebbe apparso il suo volto in cielo. Ma che fine aveva fatto?

-Calix?- Chiesi. Grover annuì.

-Sì, l'alleato che hai sostituito a me, quel Calix. L'abbiamo incontrato qualche giorno fa, ha detto che vi aveva perso. Che tu hai avvelenato la ragazza del 2 ed eri scappata con Nolan, lasciandolo solo.

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