Capitolo 21

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GIORNO 14
Parte 2

Clary's P.O.V.
-Ce ne avete messo di tempo- disse spazientito Jonathan appena tornammo in salotto.

-Ce la siamo presa comoda- mi giustificai calma.

-L'ho notato...- rispose sarcastico Jonathan.

Vidi lui e il suo amico scambiarsi delle occhiate... quei due non me la raccontavano giusta.

-Allora... avete messo su un bel campo base- mi complimentai scherzosamente, per interrompere i loro sguardi.

Entrambi puntarono gli occhi su di me, quasi sorpresi da quel complimento, fatto senza che nessuno mi chiedesse nulla.

-Ti piace davvero?- chiese Jonathan speranzoso.

Sembrava non credermi, come se per lui avessi detto qualcosa di troppo bello per essere vero.

-Si- risposi sorridendogli dolcemente -Mi piace-

Lui sembrò felice e soddisfatto di quella risposta e mi sorrise.
Quel sorriso... aveva qualcosa di particolare... una scintilla. Si vedeva che si era impegnato per compiacermi.

-Ogni tanto allora lo faccio qualcosa di buono- disse poi in modo quasi ironico.

-Hai i tuoi momenti...- dissi continuando a sorridergli.

Continuammo a guardarci negli occhi a vicenda, come fossimo in un loop temporale. Come se ci fossimo solo noi.
Non me lo spiegavo, ma non riuscivo a staccargli gli occhi di dosso.

-Ok! Direi che per me è arrivato il momento di andare...- esordì Sebastian, ma ne io ne Jonathan facemmo caso a lui -Già. Ciao ciao!- concluse prima di andarsene.

-Vieni- disse qualche attimo dopo Jonathan, porgendomi il braccio.

Io poggiai una mano sul suo forte bicipite, come fanno certe principesse nei film, e lasciai che mi conducesse attraverso i corridoi di quella villa immensa, fino ad uscire fuori in giardino.
Ci avvicinammo ad un albero e mi aiutò a sedermi sul terreno fresco.
Dopodiché si sedette anche lui, di fronte a me, subito dopo la fine della mia gonna.
Mi prese entrambe le mai nelle sue, con delicatezza, come se fossero qualcosa di prezioso.

-È arrivato il momento del giretto nei miei ricordi- disse in modo scherzoso -Sei pronta?-

-Sempre- dissi convinta facendolo sorridere lievemente.

Chiudemmo entrambi gli occhi e ci ritrovammo catapultati nel passato.
Ci trovavamo sempre nello stesso giardino, davanti allo stesso albero ai piedi del quale era seduto Valentine la volta scorsa.
Il taglio nel legno causato dalla spada che il piccolo Jonathan aveva lanciato con tanta forza, era ancora visibile.
Era sicuramente autunno, perché l'erba che prima ricopriva il terreno, era stata rimpiazzata da foglie secche, ed il celo prima limpido era diventato plumbeo.
Ad una decina di metri da noi c'era quello che un tempo era Jonathan.
Attorno a lui, quasi in un cerchio, sembrava che le foglie fossero state spostate, scoprendo così il terreno brullo.
Il bambino stava in piedi li in mezzo e reggeva un libro con l'aria di aver visto molti secoli prima di quello.
Guardava a terra soddisfatto.
Ci aveva messo l'intero pomeriggio per preparare tutto, senza contare il tempo impiegato per trovare quel libro.
Ma alla fine ce l'aveva fatta.
Ora avrebbe saputo.

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