Claudio
-"Lunedì parto, torno a Roma."
Non rispondo, lo oltrepasso e raggiungo la camera da letto, mi chiudo la porta alle spalle. Non so distinguere se la mia è rabbia oppure è dispiacere. Non saprei cosa dirgli quindi decido di evitarlo per un po'. Perché non me ne ha parlato? Perché io non lo sapevo?
E' la seconda volta che Mario va via da Verona senza darmi la possibilità di decidere, di scegliere, di saperlo e di metabolizzarlo pian piano. Non è così che vanno le cose, abbiamo evitato il nostro problema per troppo tempo ed era inevitabile che prima o poi avrebbe fatto male. E oggi uccide.
Sapevo che prima o poi sarebbe ripartito, ma perché non dirmelo? Perché non darmi la possibilità di accettarlo? Forse starò esagerando, ma non riesco ad accettare che se ne vada, di nuovo, così presto. So che sto rendendo le cose più tragiche di quanto non lo siano, però sono innamorato di quest'uomo e ogni cosa che lo riguarda mi fa bene quanto male, e dal momento in cui ho saputo che tra 2 giorni parte, io sto inevitabilmente male.
Apro l'armadio in cerca di qualcosa di comodo da mettere ma sono costretto a fermarmi un attimo quando l'odore dei suoi vestiti mi assale le narici. Come faccio? Solo per me è così difficile? Ogni angolo di questa casa urla la sua presenza, nonostante oggi sia nell'altra stanza, tra le mie stesse mura. Sono pochi mesi che stiamo insieme, è appena la seconda volta che sale a Verona e poi va via, e sto già così male. Come andrà le altre volte? Diventerà un'abitudine che piano piano non farà più male oppure il buco al centro del petto si aprirà sempre di più fino a inghiottirmi?
Indosso una tuta e decido di affrontarlo. Ma è proprio nel momento in cui entro in corridoio che sento la porta di casa chiudersi.
Mario
Sarei ipocrita se dicessi che la reazione di Claudio non mi ha spiazzato. Ma è la sua stessa reazione che mi ha aperto gli occhi, che mi ha finalmente messo davanti a una situazione che ignoravo apposta: io non lo conosco davvero. Mi ha lasciato lì e si è chiuso la porta alle spalle. Ha deciso apposta di ignorarmi, di tenermi fuori, di schiarirsi le idee da solo e io l'ho lasciato fare. Non lo rincorro, non cerco in tutti i modi di tirargli da bocca ciò che pensa, lo farà da solo quando riterrà opportuno. Ma adesso io ritengo opportuno per me chiudermi la porta di casa alle spalle e lasciare ai miei pensieri di fare un po' di ordine.
Passeggio per Verona nelle strade che ho imparato a conoscere percorrendole con Claudio. Claudio... mi convinco che la sua reazione è dipesa semplicemente dal fatto che non vuole che io vada via. Ma sarà costretto a farsene una ragione, così come sto cercando di farmene una io. La mia vita è a Roma, ho casa e agenzia lì, gran parte della mia esistenza è in quella città. Mi chiedo se infondo è quello che voglio dalla mia vita. Fino a questo momento ho creduto di avere tutto, di essere felice. È bastato lui a trasformarmi tutto ciò in un'incognita, in un discorso fatto a metà che ha bisogno di altro per concludersi veramente, in una vita a metà. Mi sono ritrovato a mettere in discussione tutto ciò che pensavo potesse bastarmi. E adesso? Adesso so che ogni volta che tornerò a Roma, lascerò qui un bel pezzo del mio cuore, una parte di vita che vuole unirsi con quella che conduco a 500km di distanza.
La mia mente ripercorre in poco tempo tantissimi pensieri. Arrivo a delle conclusioni, la più importante tra queste è che mi manca e che voglio tornare a casa da lui. Riprendo la strada verso casa, inizio a pensare alle cose da dirgli fino a quando sento un buon odore di zucchero filato. Inevitabilmente ne compro due e mi chiedo quand'è stato il momento esatto in cui ho smesso di essere soltanto Mario e ho iniziato a essere una cosa sola con Claudio, un unico pezzo di cuore.
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Tutto quello che pensavo potesse bastarmi
FanfictionClaudio, una vita piena, apparentemente completa. Cos'è che gli manca? All'età di 30 anni si rende conto di non aver nessuno con il quale condividere le sue gioie e i suoi tormenti. Ha però delle responsabilità e per questo ha maledettamente paura d...
