Ti presento papà

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Mario

Ho appena avuto un incontro silenzioso con un bambino. Ci siamo guardati negli occhi e abbiamo comunicato nel linguaggio delle stelle. Poi siamo giunti alla stessa conclusione che ci ha fatto scoppiare a ridere nello stesso momento.

Ricordo quel giorno con particolare minuzia. Il freddo iniziava a farsi sentire e ne avevo preso atto la sera precedente quando, di ritorno da casa di Rosita, Claudio strinse ancora di più la mia mano, già unita alla sua, che tremava. L'autunno ormai era entrato prepotente dalle porte di Verona e mentre l'acqua calda del lavandino scorreva quel mattino sulle nostre tazze, raggiunsi la consapevolezza che dovevo portare i miei maglioni a Verona. Non perché le felpe di Claudio non fossero abbastanza, me ne ero già appropriato della metà, ma riempire la valigia di abiti invernali mi convinceva che quel Natale l'avremmo passato assieme. Ad oggi riesco a sentire di quel giorno il rilievo della ceramica a forma di cuore sulla sua tazza beige. Si affiancò con troppa lentezza alla mia sinistra e iniziò ad asciugare ciò che avevo lavato. Poche volte nella mia vita mi sono sentito così tranquillo, consapevole che in quel momento non avessi bisogno di altro. Avevo smesso di pormi domande, Claudio era tutte le risposte di cui avevo avuto bisogno fino ad allora. Dovevo a giorni partire, tornare a Roma, ma neanche questo riusciva a rovinare il mio stato d'animo quel mattino. La pioggia aveva iniziato a picchiettare sulla finestra aperta ma a Claudio questo non turbò perché non fece un passo per richiuderla. Sembrava non essersene neanche accorto, assorto tra i suoi pensieri. Ed era strano perché l'entusiasmo che aveva di solito al mattino era forte e chiaro e quindi la differenza la sentivo. Lasciai correre, la tranquillità era ciò di cui avevamo bisogno e assieme alla pioggia ero convinto che sarei stato dell'umore giusto per tutto il giorno.

-"Vuoi conoscere Luca?"

Lo disse facendo mezzo giro verso di me per tenermi di fronte e non più di fianco, ma mi bloccai in quella posizione e non riuscii a fare altro che lasciare che l'acqua continuasse a scorrere sulle mie mani vuote e le lasciai il compito di far scorrere via anche i dubbi e le incertezze. Solo in quel momento mi resi conto che stavo aspettando che lo dicesse, vivevo per quel giorno. Quel giorno arrivò e per un po' smisi anche di respirare, e quindi di vivere. Le domande ritornarono e le paure furono prepotenti sulla bocca del mio stomaco. L'insicurezza era sempre lì, attendeva soltanto di uscir fuori.

-"Io lo voglio Claudio, conoscere Luca è come rincontrarti e stringerti di nuovo la mano. E' fissare i miei occhi per la prima volta nei tuoi e iniziare a considerarti il quadro più bello mai dipinto. E' vederti di nuovo entrare nella mia vita in punta di piedi e sperare di non vederti mai uscire. E' sperare di non perdere mai, amare oltre il limite, aver costantemente paura. E' morire un po' al solo pensiero di perderti, e morire definitivamente se perdere qualcuno significa perdere voi due. E' ritornare ad avere dei sogni, non smettere di cercare un posto nel mondo. Conoscere Luca è rinascere, avere paura di crescere, stupirsi di quanto il tuo cuore possa amare e le tue gambe reggerti, è iniziare a pensare per tre, è guardare la tua vita e sentirti soddisfatto. E' ringraziare il cielo ogni giorno, è guardare il mondo e meravigliarsi. Sto per vedere il mio cuore dividersi in una terza parte e non sentire dolore. Lo voglio Claudio e per la prima volta sono sicuro che lo vuoi anche tu", pensai ma "Si lo voglio" fu la sola cosa che gli dissi.

Non ci facemmo raccomandazioni, Claudio si fidò di me. Passammo tutto il giorno a letto, la voglia di amarci e sentire le paure e i bisogni dell'altro sulla pelle fu come l'ossigeno. La mamma di Claudio avrebbe portato Luca alle 16. Ci costringemmo ad alzarci, a farci una doccia e ad aspettare. Claudio divenne più logorroico del solito, era una macchinetta rotta che ripete sempre le stesse cose finché non la sbatti al muro. E io avevo l'ansia, volevo solo un po' di silenzio e la sua mano stretta alla mia, ma lui andava avanti e indietro per casa, quindi mi affidai ad una camomilla. Cercai di non pensare a cosa dire e fare, mi sudavano le mani e la bocca era asciutta, senza saliva.

-"Cazzo Clà fermati un secondo. E non stare scalzo!"

-"Hai trovato la macchinina rossa? Come arriva la cerca, sicuro."

-"Si è di là. Stava sotto al letto." Mi fermai appoggiandomi alla penisola della cucina. -"Mamma che ansia!"

-"E' un bambino di 3 anni Mario, dai, mica ti uccide!" sorrise, era nelle mie stesse condizioni e non sapeva cosa dirmi. Sentii le sue mani sulle guance, la sua bocca sulla mia e infine il citofono di casa. Claudio andò giù a prenderlo, era difficile parcheggiare tra quelle stradine dov'era casa, quindi chiesi di salutarmi sua madre, ci saremmo visti la domenica seguente prima che io partissi. Non so quanto aspettai prima di vedere Claudio apparire sulla porta di casa con un ometto che gli arrivava alle ginocchia, con i capelli neri come il carbone e degli occhioni enormi. Si precipitò in casa e arrivò a pochi centimetri dalle mie gambe. Alzò la testa all'insù per fissare i suoi occhi verde smeraldo nei miei neri come i suoi capelli sottili e lisci e aspettò che io gli dicessi qualcosa mentre io pregavo in silenzio che lo facesse Claudio. Mi abbassai alla sua altezza, feci forza sulle mie gambe e quindi abbassò la sua testa guardando di fronte a sé.

-"Ciao, io sono Mario", gli porsi la mano afferrando la sua minuscola nella mia.

-"Lo so, io sono Sona Luca, vieni, ti presento papà", mi disse correndo verso Claudio che sulla porta ci guardava sorridendo per la risposta inaspettata del piccolo. Li raggiunsi, mi affiancai a Claudio temendo entrambi per ciò che avrebbe detto dopo.

-"Ma amore, io e Mario già ci conosciamo." Gli disse Claudio come se la cosa fosse ovvia per il figlio.

-"Lo so, ma è più bello se ci conosciamo tutti insieme oggi, sai... di nuovo."

Prese le nostre mani e le unì in segno di conoscenza, come avevo fatto pochi minuti prima io con lui.

Fu una frase innocente, detta da un bambino di 3 anni, eppure aveva ragione. Era un "iniziamo da qui. Tu e papà già vi siete conosciuti, io e te già ci siamo visti quella volta che scopristi di me al bar mentre ritornavo con lo zio dalla Spagna, però non è andato tutto come doveva andare. Tu e papà avete litigato quel giorno, ho sentito papà piangere di notte, e tu sei corso via dal bar senza salutarmi. Eliminiamo tutto e ricominciamo da qui."

Sono sicuro che un Luca con 20 anni in più avrebbe argomentato quella frase esattamente così.

I grandi non capiscono mai niente da soli

e i bambini si stancano a spiegargli tutto ogni volta.


Ciao ragazze,

sto lavorando quindi mi è stato un pò difficile aggiornare :(

però ho avuto più tempo per pensare a questo incontro.

Luca è molto intelligente, diciamo che Mario era preoccupato per nulla.

Spero di aver reso chiaramente tutte le emozioni di entrambi su quest'incontro. Ci ho pensato tanto su quando e in che modo, ma non esiste un momento esatto quando due persone si amano. Specie se hanno lottato tanto per arrivare fino a questo punto.

Grazie sempre.

Tutto quello che pensavo potesse bastarmiLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora